«L'orizzonte della prossima giunta dovrà essere l'orizzonte in cui si concluda lo stadio». Con queste parole ieri il candidato sindaco del centro sinistra Roberto Gualtieri ha voluto chiarire il proprio pensiero sul futuro stadio della Roma. Un futuro che annuncia di svelarsi entro pochi giorni, almeno nei suoi tratti essenziali e che ad oggi è possibile solo grazie al superamento dell'impasse creatasi in Assemblea Capitolina che era bloccata sulla delibera di revoca del pubblico interesse su Tor di Valle da più di un mese. E a rendere possibile il voto è stato il capogruppo del Pd in Campidoglio, Giulio Pelonzi, che ha presentato una serie di emendamenti, utili a fugare i dubbi della maggioranza e scongiurare possibili cause risarcitorie. Si è arrivati così al voto di mercoledì scorso. E noi abbiamo voluto parlare proprio con l'uomo che ha sbloccato lo stallo, quello che molti che indicano come il vero vincitore, proprio Giulio Pelonzi.

Pelonzi come è arrivato alla formulazione degli emendamenti che hanno sbloccato i lavori d'Aula?
«Intanto grazie per l'opportunità di spiegare cosa è accaduto. Poi ci tengo a dire che non ho vinto io, ma la Roma e la città di Roma. Ricordiamo che l'oggetto della revoca era il nuovo stadio della Roma e che senza la Roma non aveva più senso parlare di quello stadio. Questo secondo me già bastava ed avanzava per giustificare, dal punto di vista formale, la revoca. Questo perché l'interesse pubblico esiste solo se legato alla società A.S. Roma, senza la quale Tor di Valle diventava solo un progetto speculativo e finanziario. Mettere in delibera anche la questione della proprietà dei terreni era a mio giudizio un errore. L'area è legata al piano finanziario e non all'interesse pubblico. Inoltre è stato oggetto di un passaggio di proprietà recente, che ha in sostanza cambiato lo scenario».

Messa in questi termini sembra però quasi la scoperta dell'acqua calda. I terreni sono il problema, leviamo i terreni e il gioco è fatto. Chiaramente questa è una semplificazione estrema, ma non lontana dal vero. Ed allora perché non è stata direttamente la Raggi a emendare il testo?
«Perché la Giunta avrebbe dovuto sul piano formale bloccare la delibera, ritirarla, presentarne una nuova e far partire di nuovo l'iter, cominciando dalle commissioni. Si sarebbe arrivati alla prossima consiliatura. E allora io credo che motivi legati più alla voglia di un risultato immediato o di dare lustro alla campagna elettorale si sia deciso di perseverare».

Bene. Ma poteva comunque farlo la maggioranza 5 Stelle. Perché affidarsi all'iniziativa dell'opposizione?
«Evidentemente la maggioranza non poteva perché non voleva assumersi la responsabilità politica di questo atto. O magari perché non aveva la capacità tecnica di formulare questi emendamenti senza il supporto degli uffici».

Mentre scriveva e ragionava sugli emendamenti ha avuto modo di consultarsi con la Roma?
«Io parlo con tutti, nella più totale trasparenza. Poi come consiglieri ci sono dei momenti in cui è opportuno chiudersi e lavorare, senza lasciarsi condizionare dai diretti interessati. Ma certamente la Roma è stata spettatore privilegiato e molto attento».

Qualcuno la ha ringraziata dopo il voto?
«Mi sono arrivati tanti messaggi da tanti amici della Roma e non solo».

E dalla Roma?
«Della Roma diciamo che si è fatto sentire chi è preposto ai rapporti con le istituzioni. C'è stato il riconoscimento, in modo corretto, del lavoro svolto. Ora però è importante concentrarsi sul dopo».

Ed arriviamo al dopo. Il suo candidato sindaco, Roberto Gualtieri, ha auspicato che il tema stadio non faccia parte della campagna elettorale, ma a giudicare anche dalle parole di Virginia Raggi subito dopo il voto di mercoledì, è evidente che così non sarà. Lei, voi come Pd, che posizione avete?
«Intanto vorrei dire che festeggiare il voto di una delibera che revoca un atto che tu come sindaca hai voluto e rivendicato per anni mi sembra quantomeno curioso. Poi. Gualtieri ha chiarissimo il fatto che Roma e la Roma debbano avere al più presto un nuovo stadio. Se diventerà sindaco lavorerà da subito perché questo si realizzi, evitando però gli errori del passato, delle amministrazioni precedenti. Io credo che occorra fare una riflessione importante sull'utilizzo della legge 147, la famosa legge sugli stadi, che forse oggi non è la strada migliore per avere lo stadio. Questa legge comporta delle primarietà di cubature private che rischiano sempre di creare problemi a livello urbanistico e quindi di rallentare l'iter invece che semplificarlo. Lo stadio si può fare con le procedure ordinarie».

Questo è un aspetto nuovo e importante. Con la procedura ordinaria di che tempi si potrebbe parlare?
«Ormai con le varianti semplificate, gli accordi di programma, le conferenze decisorie, si può andare anche più veloci che con la 147. E poi c'è un aspetto fondamentale. Con la legge sugli stadi è il proponente che deve individuare l'area e presentare il progetto. Al Comune sta "solo" il compito di approvarlo o bocciarlo. Con la la procedura ordinaria, il lavoro, già di identificazione dell'area, può essere svolto dal pubblico e dal privato in sinergia. Insomma, stavolta lo stadio facciamolo insieme».

Parliamo di una semplice ipotesi o di qualcosa su cui sta già lavorando?
«Parliamo di un'idea su cui studio e lavoro già da molto tempo»