La prossima settimana l'Assemblea Capitolina tornerà a riunirsi per affrontare ancora una volta il nodo relativo al nuovo stadio della Roma. A partire da martedì i consiglieri comunali saranno chiamati ad esprimersi su due delibere, quella approntata dalla Giunta Raggi di revoca del Pubblico Interesse, e quella presentata dai consiglieri di opposizione Grancio e Fassina di annullamento. Due atti che sono propedeutici all'avvio di un nuovo iter progettuale che consenta alla Roma di presentare velocemente il proprio progetto e dare vita ad una nuova fase per il club. Non è però affatto scontato che l'Assemblea si esprime, perché, da ordine del giorno, prima dello stadio ci sono numerosi altri atti (alcuni dei quali appaiono certamente meno urgenti), che rischiano di rinviare almeno alla settimana successiva le delibere sullo stadio. E questo con l'assestamento di bilancio del Comune che incombe e che potrebbe arrivare in aula proprio la prossima settimana, costringendo allo slittamento (ulteriore) dello stadio, che con il voto per il rinnovo della consiliatura previsto per il prossimo autunno, andrebbe a finire direttamente al 2022.

Per questo l'AD della Roma Guido Fienga ieri ha chiesto a gran voce che il Comune si esprima, arrivando addirittura ad ipotizzare che questo slittamento farebbe venire meno l'interesse del club per un impianto di proprietà. Possibile che si arrivi a tanto? Non è dato saperlo. Quello che però sappiamo è che a Roma non esiste ad oggi un'area che risponda alle richieste del club giallorosso. Un'area pubblica, all'interno della città, integrata nel tessuto urbano, e che non richieda investimenti nelle infrastrutture. Ma potrebbe esistere in futuro. Tutto si gioca sul piano europeo e sui finanziamenti in arrivo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i fondi più comunemente chiamati "Recovery Plan". Fondi che permetterebbero al Comune di realizzare quelle infrastrutture che servirebbero alla città per crescere, modificandone il panorama del trasporto pubblico, rendendo possibile quindi anche lo sfruttamento di altre aree. Bisogna però arrivare pronti all'appuntamento dei prossimi mesi, in cui il Governo dovrà decidere come utilizzare i soldi. Ritardare l'avvio dell'iter per un nuovo progetto significherebbe restare fuori dal Piano. E questo il club non può permetterlo.

L'ipotesi Olimpico

Per questo resta in piedi sempre l'ipotesi Olimpico, su cui si continua a ragionare. Il Comune deve quindi fare in fretta, e la Roma aspetta una mossa della Raggi, che potrebbe chiedere la convocazione dell'Assemblea ad oltranza. Martedì in apertura di seduta avremo un quadro più chiaro di quanto potrà accadere, nella speranza di non perdere ancora altro tempo.