La speranza è che Alessandro Cupini, bambino italo-americano di Kansas City che dalla prossima estate giocherà nella Roma, diventi un calciatore professionista: non necessariamente un fuoriclasse, va bene anche uno stimato fantasista di Lega Pro (o campionato estero equivalente) come Vincenzino Sarno, che quest'anno non è stato inserito dal Foggia nella rosa della serie B, ma lo stipendio lo prende lo stesso, e non si è mai dovuto preoccupare di trovare un lavoro diverso. Il paragone non è casuale perché Sarno si è trovato, quasi vent'anni prima, nella situazione di Cupini,solo che all'epoca non c'erano ancora i social network: nato e cresciuto a Secondigliano, il Torino investì più di 100 milioni per appoggiarlo a una società amica, ma dopo poche settimane saltò tutto. In quelle poche settimane, però, il Corriere dello Sport tirò fuori la sua storia e la piazzò in prima pagina, gli altri gli andarono dietro, gli editorialisti si scandalizzarono per le cifre pagate per un bambino, e quello che nel frattempo era stato ribattezzato piccolo Maradona venne ospitato persino nel varietà del sabato sera di Rai Uno, condotto da Raffaella Carrà: gli autori lo fecero palleggiare con dei rotoli di carta igienica, con l'abilità di una foca. Il Torino mollò, fece lo stesso la Roma, dopo tre anni di settore giovanile, non è mai andato oltre un paio di stagioni in B. Hachim Mastour, che a 15 anni venne portato a palleggiare con Neymar al Campo Nou, a 20 è fuori rosa al Milan, che a giugno lo lascerà andar via a parametro zero.

Messo in Guardian Nel caso di Cupini, il giornale che si è occupato di lui non è un quotidiano sportivo italiano, ma un generalista inglese, forse il più autorevole del mondo, The Guardian. Ma prima che si muovessero loro, il bambino era già una star del web: quello che la famiglia voleva, almeno a giudicare dalla cura con cui vengono seguiti i social network, dal canale Youtube dedicato, al profilo Instagram con 189 post, video di giocate e foto tra campi e stadi, e soprattutto 42.000 followers. Profilo cupini_ac 7_ official: come se per un bambino del 2007, che all'epoca i dieci anni non li aveva ancora compiuti, la specifica «ufficiale» fosse necessaria. Il giornale inglese si è preoccupato di scoprire la sua storia familiare: il padre Franco da 15 anni ha un ristorante a Kansas City, che lascerà per seguire il figlio, che nel 2018 verrà iscritto alla Rome International School, e tesserato dai giallorossi. «Sarà un bel cambiamento per noi - ha spiegato Cupini sr al giornale inglese - ma lui vuole farlo. Mi ha detto: ‘Papà, voglio vivere a Roma, e giocare a calcio in Europa, da dove vengono i migliori giocatori di calcio del mondo. E io voglio stare là' Abbiamo costruito un campo per lui, 15 piedi per 45. È sempre lì, che mi chiede di allenarlo. E io non gli dico mai di no. Vogliamo solo che si diverta a giocare, anche se ovviamente speriamo che possa farlo al livello più alto possibile. E se non ce la farà, magari potrebbe avere una borsa di studio da un college, grazie al calcio».

Già stato a Trigoria. Prima però il ragazzino che gioca coi KansasCity Fusion,e nel tempo libero si allena con un tecnico tutto per lui, proverà a diventare calciatore a Trigoria: la Fifa è severissima con i trasferimenti di minorenni che non avvengano all'interno dell'Unione Europea, ma la famiglia Cupini ha passaporto italiano, si trasferirà in blocco in Italia, difficile trovare un motivo per bloccare l'operazione. La Roma, come ha fatto già per Pietro Tomaselli, il classe 2004 italo-belga strappato all'Anderlecht, quest'anno coi Giovanissimi Regionali, aiuterà la famiglia a inserirsi in una nuova realtà. Il ragazzino, del resto, lo conoscono bene: è già stato ai campus estivi, si è allenato a Trigoria con gli istruttori del vivaio giallorosso, si è fatto un selfie con Bruno Conti, è stato persino allo Store di Via del Corso. Tutto documentato sul profilo Instagram, in cui si trovano tracce anche di allenamenti con l'Empoli e l'Atalanta, una foto con Nesta e una dichiarazione d'amore per Francesco Totti, datata 28 maggio, il giorno dell'addio. Segno che la trattativa che lo porterà a Roma era in fase conclusiva già mesi fa