Settimana importante per i due contendenti di domani mattina: allo stadio 'Ernesto Breda' di Sesto San Giovanni si troveranno di fronte l'Inter di Stefano Vecchi, che mercoledì ha vinto il Viareggio, e Alberto De Rossi, che sempre mercoledì, pochi minuti dopo ha firmato (ma l'accordo c'era da tempo) il rinnovo di contratto. Fino al 2020, ovvero la stessa scadenza del collega/rivale nerazzurro. Che però non è certo finisca di onorarlo: veniva dal mondo dei grandi e potrebbe tornarci, il richiamo è sempre forte. Avendo vinto tutto quello che c'era da vincere tra i giovani - Scudetto, a giugno, Coppa Italia, e Supercoppa, proprio contro la Roma, il 7 gennaio a San Siro - a giugno potrebbe decidere di ascoltarlo.

Obiettivi diversi

Su De Rossi non ci sono questi dubbi: ha sempre detto - l'ultima volta proprio quando è stato intervistato da Il Romanista - che per lui allenare i giovani è una missione, e che non ha mai avuto l'ambizione di andare tra i professionisti. Anche perché le occasioni non gli sono mai mancate: gli sono arrivate chiamate dalla serie B - in Toscana lo conoscevano bene già da prima che diventasse famoso come allenatore, per una lunga carriera, iniziata proprio dalla Roma Primavera, da difensore centrale in Lega Pro, con anni da capitano e campionati vinti - e in un paio di occasioni gli è stato proposto di subentrare come tecnico della prima squadra: offerte sempre declinate per non trovarsi nella imbarazzante situazione di dover allenare il figlio. Anche Stefano Vecchi è stato giocatore della Primavera che oggi allena, anche lui è andato via senza esordire in prima squadra, e anche lui non è mai andato oltre la serie C. Più varia la carriera da allenatore: se De Rossi, tolti i primissimi passi nella Tor Tre Teste, ha lavorato solamente per il settore giovanile della Roma, Vecchi ha iniziato col Mapello in Promozione, poi tre anni alla Colognese in D, due alla Tritium, portata in Lega Pro, Spal e Sudtirol in Prima Divisione, Carpi in B: esonero a marzo 2014, in estate era di nuovo all'Inter, per la sua prima esperienza di calcio giovanile. Un ciclo di tre anni - con anche quattro partite sulla panchina della prima squadra, la prima tra De Boer e Stefano Pioli, le altre dopo l'esonero dell'ex laziale - prolungato a giugno, con annunciato pochi minuti dopo aver vinto la finale scudetto con la Fiorentina.

Inversione di tendenza

Prima della finale coi viola, aveva eliminato i giallorossi in semifinale, 1-0 firmato Xiam Emmers: un anno prima, sempre al 'Mapei Stadium' e sempre in semifinale, l'esito era stato opposto, Roma avanti ai rigori (al 120' era 3-3, con doppietta di Tumminello), e poi fu scudetto. Era il periodo in cui a Vecchi compravano il meglio sul mercato - non hanno smesso: vedi il colpo Zaniolo in estate - ma tanto alle fine rideva sempre De Rossi. Dopo quella semifinale ai rigori - per le statistiche un pareggio, in realtà un trionfo - il tecnico di Ostia vinse 2-0 in campionato, 4-0 in Supercoppa, all'Olimpico, 1-0 e 2-1 nella doppia semifinale di una Coppa Italia poi vinta (contro l'Entella). La serie si interruppe il 12 febbraio 2017, 2-1 a Sesto San Giovanni, poi l'1-0 in semifinale, l'1-2 dell'andata al Tre Fontane, e il 2-1 ai supplementari in Supercoppa. Quattro sconfitte di fila: domani la rivincita, Inter prima a 44 (come l'Atalanta), Roma subito dietro, a 42. Sperando di ritrovarsi di nuovo a Reggio Emilia, che per il terzo anno di fila - annuncio ieri - organizzerà la fase finale.