Tredici agosto 2001: Devid Eugene Bouah sarà il primo giocatore nato dopo il terzo scudetto della Roma ad andare in panchina con la prima squadra. Mercoledì era in campo con la Primavera a Torino, giovedì ha avuto il giorno di riposo post-gara, venerdì si è allenato coi grandi, insieme al coetaneo Riccardi che sarà con lui (e Marcucci) all'Olimpico: gli altri 2001 tesserati per il club giallorosso li guarderanno in tv, dopo aver sfidato la Salernitana, alle 15 a Trigoria, campionato Under 17. Si contano sulle dita di una mano i 2001 in serie A: hanno giocato solamente i due attaccanti del Genoa, Pellegri e Salcedo, scelta dovuta alla volontà di monetizzare il loro talento (e infatti il primo è appena passato al Monaco per 25 milioni di euro) e un paio di quarti portieri promossi per una sera terzi (Cabras del Cagliari e Pizzignacco dell'Udinese, che una volta ha convocato persino un 2002, Gasparini, pure lui portiere). Simone Inzaghi ha chiamato il difensore Armini, che gioca in Nazionale con i due romanisti, ma lo ha fatto in Europa League, a qualificazione già ottenuta, quando tutto è più facile. Eccezioni molto rare, a Roma ancora di più, visto che l'ultima volta in cui un ragazzo in età da Allievi Nazionali andò in panchina coi grandi fu nel campionato 2004-05: capitò a Stefano Okaka, che fisicamente tutto sembrava meno che un adolescente, e che poi ha confermato una parte non trascurabile di quello che si diceva sul suo conto, facendo la sua più che discreta carriera in serie A.

La svolta

Se Riccardi è da sempre circondato dall'aura del predestinato, Bouah ha capito la scorsa stagione che le prospettive per lui si stavano facendo interessanti. Arrivato a 10 anni dalla Lodigiani, un fratello del 2005 pure lui alla Roma, ha giocato praticamente sempre, anche per via del gran fisico che ha sempre avuto. Cominciò ad avere qualche problema nel gennaio 2015, quando la Roma prese l'ivoriano Bamba dalla Vigor Perconti, e lo aggregò al gruppo dei 2001, perché era troppo tecnico e veloce per i coetanei del 2002. E così nei Giovanissimi Nazionali Bouah si ritrovò per la prima volta a subentrare dalla panchina: praticamente sempre, coi cambi liberi, ma giocare titolare è un'altra cosa. Tra l'estate del 2016 e il gennaio successivo però la Roma cominciò a sfoltire il gruppo dei 2000, e Bouah, invece che in Under 16, si ritovò sotto età nell'Under 17 di Alessandro Toti. Una sola condizione: arretrare il raggio d'azione, gli esterni d'attacco c'erano, i terzini destri scarseggiavano. Lo scorso gennaio, con la cessione al Torino dell'ex Padova Cervasio, si è ritrovato a tutti gli effetti titolare contro ragazzi più grandi, meritandosi, sempre sotto età, la convocazione per il ritiro della Primavera. Si giocava il posto con Kastrati, classe 1999, che alla prima di campionato era con la nazionale del Kosovo: a Verona giocò Bouah, mostrò di non temere l'impatto con la categoria, si mise in luce con qualche buono spunto sulla fascia, e si prese la maglia numero 2. Su 29 gare ufficiali giocate finora dalla Primavera è sceso in campo 24 volte, 19 dal primo minuto.

Corsa e forza

Le ultime due le ha fatte nel vecchio ruolo, ala destra, ma la collocazione definitiva è un problema di cui dibattere. Di Francesco lo ha chiamato perché aveva bisogno di un terzino destro dopo la notte da leoni di Bruno Peres: la sua arma migliore è la progressione palla al piede, il fisico alto e slanciato gli permetterebbe di giocare anche al centro della difesa, ma avendo fatto fino a pochi mese fa l'ala non ha ancora acquisito tutti i trucchetti della marcatura. Tanto che a volte commette anche qualche fallo evitabile, anche in area. Per giocare ad alto livello dovrà starci più attento: da terzino quest'anno è arrivato a giocare con l'Italia Under 17, come attaccante farebbe meno strada.