Non aveva mai parlato pubblicamente, prima di questo scudetto, Tugberk Tanrivermis, il turco che Monchi aveva preso dal Galatasary per il settore giovanile giallorosso. Scelta azzardata, anche se gli hanno affidato l'Under 15, ovvero la meno importante delle quattro (per ora: dall'anno prossimo dovrebbero essere cinque) categorie nazionali, perché c'è più tempo per apportare correttivi prima dell'arrivo in Primavera. E perché i giocatori hanno già una certa formazione di alto livello: nove componenti della rosa campione d'Italia sono arrivati alla Roma già a nove anni, nell'estate del 2013, e hanno avuto modo di crescere con gli istruttori di alto livello del settore giovanile giallorosso. Per la prima volta però quest'anno non si giocavano tornei più o meno importanti, o titoli regionali, ma uno scudetto, e hanno provato a farlo con un tecnico che a inizio anno parlava un po' di italiano, ma neppure troppo, e non conosceva affatto la realtà in cui si è trovato a lavorare. Aveva vinto tanto nelle giovanili, ma in Turchia, e con il club più importante del paese, poi aveva fatto le sue esperienze negli staff di prima squadra, anche con vecchie conoscenze del calcio italiano come Cesare Prandelli o Igor Tudor, passati per i giallorossi del Bosforo.

Monchi ha scommesso su di lui, ma neppure troppo: contratto per un solo anno, tra due settimane sarebbe libero. E invece sarà rinnovato: il ragazzo prodigio del calcio turco ha superato i pregiudizi che lo avevano accompagnato la scorsa estate. Arrivato a Trigoria a 29 anni, aveva già in tasca l'abilitazione Uefa Pro, come a dire che avrebbe già potuto allenare in serie A: nella foto della consegna dei diplomi era con un compagno di corso come Thierry Henry, sui social si trovano spessissimo foto con il suo grande amico Lukas Podolski, conosciuto ai tempi del Gala, e negli ultimi mesi, per evidenti motivi, con il connazionale Cenzig Ünder, con cui va spesso a cena. Giovedì sera il numero 17 della Roma lo ha videochiamato, subito dopo il titolo, quando era negli spogliatoi, e il mister lo ha messo in viva voce, per estendere i complimenti - che ieri sono arrivati anche via twitter, in turco - ai suoi ragazzi. Prima di arrivare a Roma, Tanrivermis era spesso in giro, per aggiornarsi sui club sportivi più importati, dal Chelsea al Benfica, vedeva partite e teneva conferenze. Poteva sembrare un giovane rampante, più attratto dal calcio dei grandi che da quello dei ragazzi. Che invece sotto la sua guida tecnica hanno fatto miglioramenti evidentissimi: la vittoria del campionato, ottenuta giovedì sera a Ravenna battendo 2-0 il Milan in finale, è stata la logica conseguenza. Un corollario del suo lavoro non il fine. «È stata una grande soddisfazione per i ragazzi e per tutto lo staff con cui ho lavorato: siamo molto contenti. Abbiamo lavorato molto sotto l'aspetto tattico, i ragazzi ci hanno messo molto sacrificio e applicazione. E in campo ci hanno messo cuore, e sacrificio».

La stagione era cominciata, alla prima in casa, con una brutta sconfitta, il Napoli che vinse 3-0 a Trigoria. Pochi giorni fa, in semifinale, quello stesso Napoli lo avete battuto 2-0. Un chiaro segnale che la squadra è cresciuta.
«Mi fa piacere che sia stata notata questa cosa. Quella era la prima partita che avevamo giocato in casa, ma le altre le abbiamo tutte dominate. Anche quella partita persa l'avevamo dominata, con la palla, però c'era tanti aspetti da lavorare sulla tattica difensiva. Giocavamo bene a calcio, ma senza difendere bene. E senza difendere bene, non puoi vincere niente. La difesa è la base: chi sa difendere bene, sa anche attaccare. Ma chi sa solo attaccare, non sa difendere. Abbiamo lavorato su tante cose dell'aspetto difensivo, sull'elastico difensivo e sul pressing alto. E i ragazzi le hanno messe in pratica queste cose. Così quando prendiamo zero gol, o un solo, possiamo dedicarci anche alla fase offensiva: abbiamo tante qualità, e le abbiamo anche migliorate. Ma soprattutto la squadra è cresciuta sul piano difensivo».

Da controllare: potrebbe essere il primo mister che viene dall'estero per vincere un campionato giovanile.
«Non lo sapevo, ma sarebbe un grande onore per me. L'Italia è un grande paese di calcio. Sono molto contento di lavorare qui, e di aver vinto al primo anno, con questo grande gruppo».

Aveva iniziato a studiare l'italiano prima di venire qui...
«Lo scorso anno verso marzo ho avuto l'offerta della Roma, e ho iniziato a studiare. Ma al Galatasaray ho lavorato cinque anni fa con Cesare Prandelli, che ringrazio, e considero un grande mister: con lui ho imparato un po' di italiano, ma poi l'ho dimenticato. E mi sono rimesso a studiare lo scorso anno».

Lei è arrivato con Monchi, che poi è andato via. È una scommissa che ha vinto, l'ex ds...
«Penso di sì. Ma io ringrazio anche il direttore sportivo Francesco Avallone, e il responsabile del nostro settore giovanile Massimo Tarantino. Ma anche Bruno Conti che mi ha mandato dei messaggi negli ultimi giorni. È una bella sensazione riceverli, da una leggenda della Roma. Sono contento per loro».

Mister, cosa vorrebbe fare l'anno prossimo?
«Voglio allenare ancora nel settore giovanile. Non so per quanti anni, ma voglio rimanere ancora qui. Magari passando a diversi livelli, negli anni».