Cagni: "In Italia quelli bravi vanno all'estero o lasciano comandare chi non è in grado"
L'ex allenatore a Radio Romanista: "Siamo il miglior popolo di tutti, ma ci siamo abituati alla cultura de "l'amico dell'amico" per arrivare in alto. Manca il merito"
(GETTY IMAGES)
Intervenuto su Radio Romanista, l'ex calciatore e allenatore Luigi Cagni ha commentato l'ennesimo fallimento della Nazionale Italiana: "Forse vedo le cose in maniera diversa, ma ieri sera dopo Bosnia-Italia ho iniziato a pensare subito al futuro. Se ci piangiamo addosso rimaniamo gli stessi. La cosa più importante è sapere come. Da questa sconfitta dovrebbero nascere le nuove vittorie, ma non so se abbiamo la forza di cambiare".
3 cose che dovrebbero cambiare immediatamente? Cosa farebbe da presidente?
"Allenatori capaci, con merito, a seconda della crescita di un calciatore. Bisogna avere allenatori capaci, pagati bene, in grado di far crescere i nostri giovani. Non è difficile, secondo me. Ma in tutti gli ambiti non c'è il merito, non siamo un paese che ha mentalità da programmazione a lungo termine. Dobbiamo fare cose immediate per mantenere il posto. Nessuno pensa a lunga gittata per paura. Siamo il popolo più fantasioso e intelligente, ma abbiamo un problema: quelli bravi se ne fregano e se ne vanno all'estero, oppure lasciano perdere e lasciano in mano tutto a quelli meno bravi che poi comandano".
Il problema è alla base... nelle scuole calcio si spendono tanti soldi e gli allenatori hanno un impegno come dopo lavoro. Ma nell'immediato che si fa? Si tiene Gattuso?
"Io non penso neanche a Gattuso, è l'ultimo ad avere colpe. Anzi, non ne ha. Sette mesi che ha in mano una squadra buona ma senza personalità, noi dobbiamo crescere i giovani. Ma farli crescere con una mentalità sportiva, fatta di sacrificio, farli sentire leader. Togliere i procuratori ai bambini, un minimo di cultura ai genitori. Ancora ci sono genitori che si arrabbiano coi calciatori perché pensano che i figli siano chissà cosa. I ragazzi devono crescere naturalmente, senza imporre nulla. Vanno lasciati liberi".
Baldini ha rivoluzionato l'Under 21, è un modello riproponibile per la Nazionale maggiore?
"Non saprei. Io guardo la Serie B, e alla fine del campionato dico, ci sono 5 giocatori che possono giocare in A? La risposta è no. Qualità tecniche ce ne sono poche, perché vengono cresciuti male. La cosa peggio è che mentre guardavo la partita ieri sera, non mi preoccupavo neppure della tattica, ma si vedevano dei calciatori senza personalità. Gli stessi che hanno esultato per aver trovato la Bosnia dopo che aveva eliminato il Galles. Questo è lo stesso problema dei giovani, parte dal basso. Nel calcio ti fanno credere che la cosa importante è la tattica, gli allenatori vogliono fare gli allenatori. Quando invece il linguaggio deve essere semplice".
Poi la conclusione: "Bisogna crescere degli uomini, poi arriva la questione tecnica e individuale. Poi, un’altra questione, perché il Como ha tutti stranieri? Fabregas non trova talenti italiani? Possibile che non abbiamo un Yamal e un Yildiz in Italia? È impossibile! Certo che ci sono! Bisogna essere capaci e cambiare il sistema! Bisogna trovare i soldi per organizzare, bisogna investire. Ma siamo sempre lì. Ci sono termini determinanti, uno è il merito. Possibile che siamo il miglior popolo ma non riusciamo ad ammettere le persone con merito? Ormai abbiamo assimilato questa cosa che si arriva solo se si è amici dell’amico dell’amico. Abbiamo assimilato questa cosa e l’abbiamo accettata. Basta! Io non sono depositario della verità, ma credo sia questa la strada. Ripartire dai settori giovanili, ma con gente capace. Il ministro dello sport è lì per fare il ministro… Ognuno di noi deve fare quello che può per risolvere la situazione”
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