Le parole

De Rossi: "I dati nel calcio non bastano, serve anche l'occhio esperto"

L'ex giallorosso: "Bisogna valutare in base alle situazioni, qualche anno fa la Roma voleva un altro giocatore al posto di Nainggolan, solo perché aveva numeri migliori"

Daniele De Rossi, ex calciatore della Roma

Daniele De Rossi, ex calciatore della Roma

La Redazione
28 Settembre 2022 - 14:25

Daniele De Rossi ha parlato in occasione del Social Football Summit che si sta svolgendo in questi giorni allo Stadio Olimpico di Roma. l'ex numero 16 giallorosso ha rilasciato una lunga intervista in cui ha toccato vari temi, come il suo rapporto con la tecnologia e i social, oltre che al suo impegno con la Nazionale. Di seguito le sue parole.

Tu hai vissuto un inizio di carriera nel calcio senza tecnologia.
"Avevamo la raccolta di dati negli allenamenti, ma era appena cominciato il calcio con la tecnologia. Non c'erano i social, quel filo diretto con il tifoso e il racconto della nostra vita. Era tutto molto più intimo. Le foto con i telefoni erano appena nate, e vivevamo in maniera molto più serena e vivevamo molto di più lo spogliatoio".

Il rapporto con i social?
"Ho aperto un account Instagram perché c'erano delle pagine fake con il mio nome. Sono molto poco attivo con le interazioni, ma guardo e mi faccio gli affari degli altri. Mia moglie invece lo usa tanto, e non c'è niente di male. Dipende poi quello che tiri fuori: ho visto un ragazzo in Nazionale che mentre faceva fisioterapia leggeva i commenti social. Da quello non c'è trattamento che tenga, è meglio non guardare".

I numeri nel calcio, la video analisi sono strumenti in cui credi?
"Sono fondamentali. Ci sono degli estremismi nella raccolta e nella lettura dei dati a cui non voglio approcciarmi. Ma l'analisi dell'avversario e dei video sono troppo importanti. Con l'occhio si studia bene, ma adesso è sempre meglio farsi aiutare con i dati. Solo l'analisi però non basta, serve occhio esperto: qualche anno fa alla Roma si stava pensando di prendere un altro giocatore invece di Nainggolan perché aveva dei dati migliori, ma non c'era paragone tra lui e Radja. Bisogna valutare in base alle situazioni".

Il tuo lavoro in Nazionale?
"Di questo gruppo mi piace il fatto che ancor prima che io entrassi ha saputo rinascere dalle proprio ceneri. Dalle mie, da Italia-Svezia. Passando questi anni, questa squadra ha ancora la capacità di farlo. Il mister non è cambiato da prima dell'Europeo a oggi, il rapporto che ha creato è di cordialità, rispetto, lascia vivere. Ho avuto allenatori molto bravi: ci sono state delle volte in cui ero felice di essere lì con loro, altre volte invece meno. È piacevole essere in questo gruppo, essere a Coverciano con questa Nazionale".

Il reperimento e la selezione dei giocatori per la Nazionale?
"Probabilmente c'è un impoverimento nella selezione dei giocatori. Si vive meno per strada, nei parchi, in spiaggia. Non c'erano alternative tecnologiche, lì giocavi e ti allenavi. Adesso si fa un po' di meno. C'è meno materia prima, ma c'è. Adesso abbiamo trovato 4-5 giocatori che io nelle under inferiori non conoscevo. Se hai il coraggio di sceglierli le alternative si trovano. A questi giocatori consiglio di giocare, anche nelle Under: hanno la fortuna di avere un ct che li segue e che non ha paura di sceglierli. Il materiale c'è, basta cercarlo e aiutarli a farli uscire e valorizzarli".

Raspadori?
"È un ragazzo d'oro, un giovane galantuomo. Ti rende felice vedere questi ragazzi fare lo stesso percorso che ho fatto io in passato. Mi rende felice vedere questi ragazzi emergere in Nazionale. Quando ero ragazzo io, con Lippi, in Nazionale c'erano solo 1 o 2 giovani, adesso invece sono più di 10 ed è più difficile emergere".

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