«Devo lavorare ancora tanto, ma giocare per la Roma è sempre un orgoglio». Parola di Giada Greggi. Giovane, forte, romana e romanista è il presente e il futuro delle giallorosse. Protagonista della scorsa stagione, ora lotta per crescere insieme alla sua squadra, qualche volta con la fascia di capitano al braccio, mentre si è guadagnata un posto nella Nazionale di Milena Bertolini. Ci ha raccontato i suoi inizi, la sua passione per la Roma e le sue ambizioni per il girone di ritorno che è alle porte. Tutto rigorosamente in giallorosso.

Come ti sei avvicinata al calcio?
«Io inizialmente facevo danza classica. Poi però seguivo sempre le partite e mio fratello giocava e ho deciso di provare anche io. Quando avevo 7 anni ho iniziato con i maschi e pur non avendo mai provato prima sapevo già fare tante cose, era quasi una cosa di famiglia. In quegli anni ho imparato tanto a proteggere palla e in generale nelle caratteristiche fisiche».

A casa come hanno preso la tua decisione?
«Mia madre non era molto d'accordo, voleva per me uno sport più "femminile". Papà invece non vedeva l'ora che scendessi in campo».

L'esperienza alla Res Roma di mister Melillo?
«Lui è un grandissimo allenatore, mette tanta passione in quello che fa. Ha fatto emergere tante delle mie qualità e grazie a lui ho esordito in Serie A a 14 anni. Giocavamo in casa della Fiorentina che era già una big ed è stata un'esperienza nuova che non dimenticherò. Con la Res sono migliorata ho capito sempre più di voler fare la calciatrice».

Poi è arrivata la Roma.
«Ho sempre tifato per la Roma e quando mi hanno chiamato sono stata contentissima e non ho esitato un attimo. La nostra è una grande squadra e per me vestire questa maglia è un privilegio particolare».

Qual è il tuo rapporto con Betty Bavagnoli?
«Di lei posso dire solo cose positive. È bravissima, molto paziente e ti aiuta in qualsiasi cosa tu faccia, anche fuori dal campo. Mi dà spesso consigli su come mantenere la posizione e su come dare equilibrio alla squadra che, giocando a centrocampo, è importantissimo. Le cose che mi ha insegnato lei dal punto di vista tattico prima non le conoscevo e poi ti spinge a dare sempre il meglio senza mai buttarsi giù anche dopo un errore o una brutta partita. Sorridere sempre e andare avanti».

Nel 2019 ti sei tolta tante soddisfazioni, come la prima chiamata e il primo gol in Nazionale.
«Ricordo ancora quando Betty ha dato l'annuncio alla fine di un allenamento. Eravamo davanti a tutte le compagne che poi mi hanno abbracciato. Quello è stato il momento più bello, poi è arrivato anche il gol ma so che ancora devo migliorare tanto».

Che obiettivi hai in azzurro?
«Io spero di continuare a meritarmi le convocazioni con le mie prestazioni. Mi piacerebbe giocare le grandi competizioni come Mondiali o Europei e ottenere buoni risultati».

Sei anche stata eletta come miglior Under 21 d'Italia.
«Ricevere quel premio è stata una gioia grandissima. Quando me lo hanno consegnato c'erano tante personalità importanti del mondo del calcio e io sono stata davvero onorata. Sono orgogliosa, ma non mi accontento mai. Ora ho messo il premio sulla mia mensola e continuo a impegnarmi quotidianamente».

Tornando alla Roma. C'è un leader nel vostro gruppo?
«Elisa Bartoli è la vera anima del gruppo. Con lei ci metto anche Pipa (Pipitone ndr). Loro sono il capitano e la vice, sono importantissime per tenere il gruppo sempre unito e compatto».

La fascia da capitano è toccata anche a te.
«Sì, la prima volta che l'ho ricevuta era in Coppa Italia contro la Roma CF (20 febbraio 2019 ndr). Elisa era infortunata e quando ha detto davanti a tutte che mi avrebbe dato la fascia mi sono messa a piangere. Sono rimasta senza parole, molto contenta e con una grande responsabilità addosso».

L'hai vissuta come un peso?
«No, per me è una cosa bella. Da capitano devi stimolare la squadra, sei tu a parlare in campo, sia con l'allenatrice sia con l'arbitro. Però non mi sento un leader o diversa dalle altre, siamo tutte leader. Anche con la fascia sono la Giada di sempre pronta a dare tutto».

La seconda stagione della Roma porta con sé tante aspettative. Sentite la pressione?
«Non è una pressione. Quest'anno la Roma ha alzato l'asticella e noi sappiamo di dover entrare in campo per vincere tutte le partite. La coach pretende tanto da noi e fa bene, perché è l'unico modo per puntare più in alto».

Come ti trovi con le nuove arrivate in estate?
«Sono rinforzi di livello per tutti i reparti e parlando del mio ruolo quella che mi ha colpito di più è Andressa, come persona e per come lavora. Dalle giocatrici d'esperienza posso imparare tanto e loro si sono inserite benissimo».

Non sei più titolare fissa.
«A me fa piacere. Dover lottare pergiocare mi spinge a dare il meglio e a raggiungere il livello delle mie compagne. In settimana sono sempre concentrata perché so che, pur giocando solo 15' posso aiutare la squadra a vincere. Siamo comunque tutte sullo stesso piano, da chi è in tribuna a chi va in campo. La nostra forza è il bellissimo gruppo e sarà sempre così».

Nel girone di andata avete avuto qualche momento di calo.
«Con tante nuove arrivate era normale che si dovesse trovare un'intesa diversa. Ora però siamo migliorate e siamo a pieno regime. Dobbiamo continuare a dare il meglio senza sottovalutare mai nessuno per vincere ogni partita».

Come hai reagito allo 0-3 contro il Milan?
«È stato un inizio complicato ma non ci siamo buttate giù. Ci siamo focalizzate immediatamente sulla trasferta contro la Fiorentina e ci siamo riscattate vincendo una partita importante».

Contro Florentia e Juve, due sconfitte di fila.
«In quel momento non riuscivamo a esprimerci al meglio. La partita con la Florentia è quella che ci ha fatto male. Lì avremmo potuto ottenere dei punti che ci servivano e abbiamo rischiato di demoralizzarci. Contro la Juve poi, quando subisci un gol è sempre tosta recuperare. Ci rifaremo al ritorno».

Quanto è ampio il gap rispetto alle big?
«Ancora c'è molto da migliorare ma vogliamo giocarcela con loro. Secondo me la differenza sta in un fattore mentale, nel non buttarsi giù dopo un errore senza fermarsi e imporre sempre il proprio gioco».

Come vi aiutano i tifosi in questo?
«Sono fantastici e sono sempre di più. Mi viene sempre da pensare alla sconfitta all'esordio col Milan quando c'erano 2000 persone ed è servito aprire anche l'altra tribuna del Tre Fontane. Io ero in panchina e mi stavano scendendo le lacrime per l'emozione. ogni partita la loro spinta aumenta e per noi è bellissimo, prima non succedeva. C'è stata una crescita incredibile».

Il livello del campionato è più alto ora?
«Decisamente sì. L'arrivo delle società professionistiche maschili come la Roma sta aiutando tanto a far crescere anche l'intensità in campo. Poi sta crescendo proprio tutto il movimento femminile e questo non può che fare bene».

Il Mondiale di questa estate ha aiutato?
«È stato fondamentale. Ha dato tanta visibilità alle calciatrici e ci ha messo sotto una luce diversa. Non ha fatto bene solo alla Roma, ma a tutte le squadre».

Quanto conta la crescita del movimento? Sul professionismo?
«Il nostro movimento non deve essere sottovalutato come è stato fatto negli anni passati. Il nostro status di calciatrici ci deve essere riconosciuto e dobbiamo avere gli stessi diritti degli uomini. Non abbiamo nulla di diverso rispetto a loro. È un passo importante che sarebbe importante da perseguire visto che negli ultimi anni si sta andando avanti molto più rapidamente di prima. Il professionismo farebbe bene alla nostra visibilità, e già accordi come quello con Sky e Timvision lo stanno facendo e inevitabilmente si alzerebbe anche il valore del nostro campionato, in campo e fuori».

Gli obiettivi del 2020 della Roma?
«È chiaramente arrivare in Champions League e fare molto bene in Coppa Italia, magari vincerla. Per me sarebbe importante riuscire a vincere qualcosa con la maglia della Roma il prima possibile».

Tu cosa pensi di dover migliorare?
«Posso crescere in tutto. Lavorerò sulla testa e anche tatticamente. Lì ho qualche pecca che cerco ogni giorno di limare e perfezionare il mio gioco. Giorno dopo giorno, cresco con la Roma».