Uno dei migliori terzini dell'ultima Serie A, nel giro della Nazionale di Bertolini che si è qualificata ai prossimi Europei ed ex capitano dell'Empoli. La classe '97 Lucia Di Guglielmo è uno dei rinforzi estivi della Roma Femminile, pronta a un'avventura nuova per crescere e vincere in giallorosso.

La tua prima volta lontana da casa. Cosa significa per te?
«Sicuramente sono all'inizio, mi devo adattare a stare lontano dalla famiglia e in un contesto nuovo e non è facile. Però penso anche che sia uno stimolo per crescere, in campo e soprattutto fuori. Sono contenta di mettermi alla prova e di farlo con la Roma».

All'Empoli hai giocato più di cento partite ed eri capitano. Sul mercato ti volevano in tanti: perché hai scelto la Roma?
«In questi anni giocando contro tutte le squadre la Roma è quella che mi ha sempre impressionato di più, sia a livello di gioco sia per la crescita dei singoli. È un panorama che mi ha sempre affascinato molto e quando è arrivata la chiamata è stato come un sogno, perché era quella che aspettavo di più. Ho avuto altre proposte, tipo quella della Fiorentina, ma non sono stata troppo in difficoltà nello scegliere la Roma, l'ho fatto con grande convinzione».

In Toscana hai lavorato con Spugna. Hai trovato qualche cambiamento nel suo metodo di lavoro qui?
«Non tanto il cambiamento, ma quello che ho notato è che qui, mentre magari a Empoli siamo arrivati con un percorso a un certo livello, qua siamo partiti già molto più avanti perché la qualità e il ritmo lo permettono. Ritrovo le sue idee che condivido e che mi piacciono molto. Ma comunque partiamo da diversi step più in alto».

Cosa chiede il tecnico a un terzino?
«Quello che mi ha più affascinato di Spugna è il fatto che in un certo senso non esistono i ruoli. Lascia le giocatrici molto libere di occupare gli spazi che trovano. Chiede anche di essere intelligenti nel leggere le situazioni e cercare di adattarsi alla posizione di campo in cui si trovano, interpretando il ruolo che ricoprono in quel momento».

In giallorosso ritrovi anche Glionna. Come pensi si stia trovando?
«Con Benny mi sono trovata bene anche a Empoli. Non sapevo che tipo di persona aspettarmi, ma per me è una molto forte, ho molta stima di lei e già l'anno scorso ero rimasta davvero stupita dalla sua umiltà e la ha anche quest'anno nonostante la grande stagione che ha fatto. Penso che si stia trovando molto bene».

E tu come ti trovi?
«Benissimo. Ho trovato un bel gruppo che mi sta aiutando molto ad adattarmi. Alcune compagne le conoscevo già e comunque mi aspettavo un buon ambiente, ma credo che la realtà abbia superato le aspettative e non succede spesso».

Nel tuo reparto ci sono due leader come Bartoli e Linari. Come sono i meccanismi in campo e nello spogliatoio?
«Linari ha una forte personalità e si fa sentire anche in campo per la linea difensiva, è molto brava a farlo. È una che non si fa problemi a prendere in mano la situazione. Anche Bartoli aiuta tanto, parla tanto e calcisticamente io mi sono sempre ispirata a lei. Credo che la comunicazione sia fondamentale, vedo che c'è e mi piace, è così che deve essere».

Il lavoro in ritiro?
«Il ritmo è stato altissimo e a livello fisico ci viene sempre richiesto tanto, come è giusto che sia durante la preparazione. Rispetto a Empoli la richiesta è più alta ed è normale, quindi la cosa più importante ora è adattarsi all'intensità diversa di lavoro, noi nuove dovremo farlo nel minor tempo possibile. Con Spugna e lo staff della Roma comunque c'è un clima di serenità che ti permette di dare la versione migliore di te».

In allenamento si sono visti tanti duelli con Serturini.
«Lei è sempre stata l'esterno che mi ha messo più in difficoltà. Per me potermici allenare ogni giorno è veramente tanta roba. Sicuramente meglio in squadra che contro, anche perché con lei e Glionna penso che le migliori le abbiamo con noi».

Non hai vissuto Bavagnoli da allenatrice. Come la vivi nel suo nuovo ruolo?
«Ha accolto noi nuove con grande calore. Ti trasmette cosa significa per lei tutto questo e i valori che vuole far rispettare qui alla Roma. La vedo molto coinvolta, legata alla squadra e alle singole giocatrici, è sempre lì pronta a darti una parola anche durante il ritiro e questo è apprezzato molto da tutte noi».

Obiettivi personali?
«Voglio migliorarmi per vincere con questa maglia. So che c'è un'alta competizione per il mio ruolo, questo per me è nuovo e mi stimola molto. Non vedo l'ora di mettermi alla prova sotto ogni aspetto».

Dove può arrivare la Roma?
«Le aspettative sono alte e sappiamo di dovercela lottare con delle squadre che hanno dimostrato di avere continuità durante il campionato ed è quello che conta. Ci sono molte squadre di livello, penso che sarà un bel campionato. Daremo il massimo».

Tu sei laureata: come hai conciliato calcio e studio?
«Non ho avuto troppe difficoltà fino a un paio di anni fa, a Empoli ci allenavamo la sera, lo studio era come una valvola di sfogo e l'ho gestita bene. Avevo trovato un bell'equilibrio. Poi l'impegno in campo è diventato più importante. Mi sono resa conto che non era più pensabile di fare entrambe le cose al 100%. Ho sacrificato un pochino lo studio, pur portandolo avanti, ma ottenendo risultati nel calcio, quindi penso di aver scelto bene»

Quanto conta il professionismo?
«Fondamentale. Non costringe le calciatrici a scegliere tra sport e lavoro, come hanno dovuto fare in tante. Per noi ora non si tratta di soldi, ma delle certezze e tutele sul futuro che potrà garantire».

Ora le amichevoli, una col Napoli e poi quelle internazionali. Quant'è importante giocare contro squadre di quel livello?
«Servono a capire quanto è il gap da colmare per raggiungere quei livelli. Ti alleni quando affronti squadre e giocatrici più forti di te. Allora lì puoi imparare. Se non cerchi questo diventa più difficile crescere».