Legge rassegnato un quotidiano poggiato sul bellissimo e consumato bancone di legno segnato da tagli passati e misure prese al volo, in altri tempi, sotto una fila di richieste. Donne abituate a far da sole tutto, dalle tende alle tovaglie, dai vestiti per il Carnevale dei bambini agli abiti da cerimonia. Gli scaffali sono ancora lì. E anche le stoffe. Magari con minor scelta, ma ci sono. L'odore dei tessuti sa di buono ma siamo solo lui e io. Mi osserva curioso. Mi presento. Spiego che in tutta la zona è l'unico e ultimo negozio di questo tipo. Scuote la testa e parla: «Devo essere sincero, se non fosse che il negozio è di mia proprietà avrei chiuso anche io e me ne sarei andato da tempo. Ma era di mio padre che l'ha aperto nel 1953. Io l'ho diviso in quest'ultimo periodo e ho lasciato l'altra metà dello spazio a mio figlio. Non vendo più all'ingrosso ma al dettaglio. Colpa anche della chiusura al traffico. La Z.t.l (zona traffico limitato) di questa stupidità rara non si era mai visto. La gente non arriva qui con la macchina perché non saprebbe dove lasciarla. Ci avevano raccontato che con il tram numero 8 sarebbe cambiato tutto perché sarebbe stata la circolare e invece non è stato così, la circolare qui non passa. E l'8 va solo da piazza Venezia a Trastevere».

La situazione in effetti, per chi volesse arrivare al Ghetto con mezzi propri, è complessa. Si deve mettere in conto una multa, quasi certa, che ti rovina la giornata. E per i commercianti-residenti la beffa è anche maggiore, dal momento che quando dal venerdì sera alla domenica, prendono l'automobile per andare in altre zone della città, non ritrovano parcheggio nonostante il permesso per entrare e parcheggiare. E devono cercarsi un posto sul lungotevere dove saranno probabilmente multati. Non ci sono parcheggi anche per ragioni di sicurezza visto che c'è la Sinagoga qui dietro.

La questione rifiuti

Per la stessa ragione non ci sono cassonetti ma solo cestini di rifiuti con i sacchetti a vista. Per i negozi rarissimi d'abbigliamento o per un commerciante di beni non deperibili i problemi sono limitati. E la raccolta è comunque prevista, differenziata, all'interno dell'esercizio. Racconta Alessandro: «Per me va bene così, conosco l'operatore che arriva e ormai si è instaurato un rapporto. Io lascio aperto quella porticina di ferro - e me la indica - lui entra, raccoglie dai diversi bidoni che ho messo, e se ne va. Dentro al cortile interno accade la stessa cosa: bidoni differenziati e tutti gli abitanti depositano la differenziata». Alessandro e pochi altri rappresentano un po' un'isola felice, da questo punto di vista. E lui l'ammette: «Si, capisco che per bar, ristoranti, pub le cose siano più complicate. Anche perché loro lasciano i sacchi fuori in posti precisi e tra le 2.00 e le 4.00 di notte passano i "camioncini" dell'Ama o delle società collegate a raccogliere. Basta che saltino dei turni o degli orari e i sacchi nella migliore delle ipotesi restano in strada, nella peggiore vengono aperti dai gabbiani che qui, vicino al Tevere, sono a centinaia».

Purtroppo, nonostante sia passato un anno dai controlli sul campo predisposti e fatti dalla sindaca e dalla sua assessora all'ambiente (vedi articolo di lato) per meglio capire, effettuare multe, aprire con le proprie mani i sacchetti lasciati a terra nel tentativo di risalire ai "colpevoli" tramite qualche indizio lasciato, non è cambiato proprio nulla. Come testimonia la foto in basso con tanto di avviso a controllori e "incontrollati ". Degli annunci trionfanti sul futuro che verrà qui al Municipio I non sanno che farsene. «Le strade sono piene di rifiuti fino a mezzogiorno» contestava la stessa Raggia vigili, polizia e addetti alle pulizie solo un anno fa. Quattro turni di raccolta con i mezzi, ben 40 "verificatori" suddivisi in tre turni di lavoro e non c'è nulla da fare per risolvere il problema? Spiegavano a Virginia Raggi come se la cosa negli uffici comunali fosse ignota che il dirigente responsabile di quell'area risiedeva a Tor Pagnotta, un'area urbana del Municipio Roma IX. E che di conseguenza forse non poteva avere contezza della gravità della situazione se non su segnalazione ai suoi uffici una volta raggiunta la scrivania. E la sindaca si era anche stupita come se la ragione fosse plausibile. Come se un dirigente comunale potesse risiedere con lo stipendio che probabilmente gli viene dato in un'abitazione del centro storico di Roma. Come se risiedere in una zona sia determinante per capirne i problemi. Aiuta certo. Ma si può anche, come abbiamo fatto noi del Romanista tanto perfare un esempio, farsi un giro due o tre volte la settimana e parlare con i cittadini. Ecco, parlassero di più con i romani. E si dessero da fare.