Le calcolatrici avevano lavorato tutta la notte. Alla ricerca di un numero, forse oggi meglio dire un algoritmo, che potesse consentire di garantire una fumata bianca. Il risultato, invece, è stato: lo scambio Dzeko per Sanchez non si può fare, anche se i due giocatori sono pronti a dire sì. Perché l'Inter deve obbedire al ditkat della proprietà cinese che ha detto che non c'è un euro. Perché la Roma, più o meno, è nelle stesse condizioni. Per la fumata bianca (che magari si potrà pure materializzare nei prossimi giorni a fronte di un nuovo coniglio che spunta dal cilindro) serviva che lo scambio si facesse senza che nessuna delle due parti mettesse mani al portafoglio. E su questa ipotesi Inter e Roma hanno lavorato a fondo, assistite da un mediatore di fiducia di entrambi i club (cosa che non ha fatto per niente piacere al procuratore del bosniaco Lucci).

La differenza che c'era da coprire diceva, secondo i nostri calcoli, tre milioni e mezzo da garantire ai nerazzurri per non disubbidire a Suning. In un primo momento la cifra è stata chiesta alla Roma che ha risposto non ci pensiamo neppure. Allora ci si è messi a discutere sulla possibilità di inserire uno, due altri giocatori dell'Inter in modo che con il risparmio del loro ingaggio si potesse arrivare agli oltre tre milioni che serivivano. Scartata l'ipotesi Vecino, si è discusso di Pinamonti e del portiere Radu. Ma il primo prende due milioni d'ingaggio (ricordate che si sta parlando di cinque mesi di stipendio), il secondo la metà. E con questi eventuali risparmi si sarebbe arrivati a meno del cinquanta per cento di quello di cui ha bisogno l'Inter.

Si è discusso, per pareggiare tutto il cucuzzaro, di una formula che prevedesse un prestito oneroso con un diritto di riscatto (per entrambi i giocatori) ma la Roma ha ribadito di non essere intenzionata a tirare fuori il portafoglio. Insomma, calcolando, calcolando, la somma ha portato alla fumata nera. E l'Inter, almeno per ora, ha alzato bandiera bianca. Come del resto aveva fatto intendere Antonio Conte davanti ai microfoni: «Io non ho chiesto niente, solo senza esborso si può pensare di accontentare qualcuno». Appunto. Tiago Pinto (ripartito ieri alle diciassette da Milano con un Frecciarossa) ha preso atto, riferendo tutto alla proprietà.

Dzeko, dunque, rimarrà un giocatore della Roma? Abbiamo troppi capelli bianchi per rispondere con certezza positivamente. L'operazione rimane molto, ma molto difficile, ma sul mercato i colpi di scena sono all'ordine del giorno. Magari con l'apparizione di un nuovo club (Manchester City? Real Madrid? Chelsea?) disposto a garantire lo stipendio al bosniaco da qui al prossimo trenta giugno. Poi, eventualmente si vedrebbe. Se Dkeko rimarrà, come sembra, la Roma società dovrà affrontare la problematica di una convivenza con Fonseca che fino a ieri è stata mascherata con allenamenti personalizzati del bosniaco causa contusione (ma non sarà una frattura visti i tempi?). Sarebbe un danno per la Roma avere a libro paga Dzeko e vederlo andare in tribuna partita dopo partita. Su questo aspetto, a mercato chiuso, sarà necessario l'intervento della società. Facendo capire a Fonseca che è stato fatto tutto il possibile per accontentarlo, ma che le circostanze non lo hanno consentito e, quindi, si turi il naso e lo reintegri nella rosa. Così come dovrà imporsi nel dire al giocatore di fare un passo verso prima di tutto la società e poi l'allenatore perché il bene primario è la Roma.

Da quello che ci raccontano, sarebbe più facile convincere il giocatore che il tecnico. Che, forse, non sta gradendo neppure le nuove voci che vogliono Allegri in trattativa (anzi qualcuno dice che avrebbe già firmato per il prossimo anno) con la società giallorossa, pronto a firmare un pluriennale con i giallorossi. E, in questo senso, ieri ha fatto molto discutere un incrocio a Milano tra Tiago Pinto e Allegri. Scena del delitto, si fa per dire, l'hotel Principe di Piemonte (dove la Juventus va in ritiro in occasione delle trasferte milanesi). Nell'albergo, nella mattinata di ieri, si è presentato il nuovo general manager giallorosso. Il caso (?) ha voluto che l'ex allenatore della Juventus stesse proprio lì. Ufficiosamente il tecnico ha fatto sapere che la sua presenza era dovuta soltanto a un pranzo con alcuni amici. Mentre, ufficialmente, Tiago Pinto ha risposto che «non sapevo che Allegri stesse qui». Aggiungendo, ufficiosamente che la sua tappa nell'albergo milanese (dove è stato accompagnato dallo stesso mediatore che era presente all'incontro con Ausilio), era dovuta alla necessità di un incontro con il procuratore di Carles Peres. Insomma, una coincidenza. Ma non è vietato pensare il contrario.