C'è attesa e attesa. C'è quella di Tiago Pinto che non vede l'ora che il tampone quotidiano sentenzi la sua negatività a ‘sto maledetto Covid. Ieri ha effettuato un nuovo test, la risposta è stata quella del giorno prima e il suo ufficio a Trigoria è rimasto ancora chiuso; anche se il dirigente portoghese non ha certo smesso di lavorare (è descritto da tutti come uno stakanovista) dalla camera dove è confinato in isolamento.

C'è l'attesa di Morgan De Sanctis di verificare i miglioramenti fisici dopo l'incidente stradale. Oggi sarà trasferito al reparto, intanto ieri si è rapportato con l'esterno con una serie di telefonate e videochiamate a conferma di come il decorso post operatorio stia proseguendo nel migliore dei modi.

C'è poi l'attesa di Fonseca che allo stesso Tiago, e quindi alla società, ha chiesto un paio di rinforzi per alimentare le ambizioni d'alta classifica. C'è quella di El Shaaraway che, attraverso il fratello, si augura che lo Shangai lo lasci libero senza avere nulla a pretendere. C'è quella di Bernard che è diventato il migliore amico di Olsen avendo la speranza di salutare l'Everton e riabbracciare il suo guru Paulo Fonseca.

E poi c'è quella di Bryan Reynolds, il giovane americano che da qualche settimana è al centro di una serie di trattative di mercato che gli hanno fatto capire che l'eden del calcio europeo è lì a portata di mano, ma poi, giorno dopo giorno, deve prendere atto che non è ancora arrivato il momento di chiudere le valigie.

La trattativa per Reynolds, tra tutte, è quella che in questo momento sembra la più calda. Il contatto avuto da Pinto tre giorni fa con il direttore sportivo dei Dallas Fc, l'italo brasiliano André Zanotta, per quello che ci risulta avrebbe sistemato definitivamente la questione del costo del cartellino del giovane ed emergente esterno destro born in the Usa. Sette milioni e mezzo al club a stelle strisce e Reynolds si veste di giallorosso. Ci sono però tre problemi da risolvere: 1) l'accordo economico con il giocatore; 2) il costo delle commissioni; 3) la concorrenza.

Partiamo dal primo. Non è un mistero che l'offerta iniziale fatta al giocatore, inferiore ai quattrocentomila euro netti a stagione per quattro anni più uno, sia stata rispedita, pur con cortesia, al mittente spiegando come con quei soldi Reynolds sarebbe il giocatore meno pagato della rosa giallorossa (ora è Villar con circa mezzo milione di euro, non è difficile immaginare che presto si dovrà discutere con lo spagnolo per un adeguamento).

La Roma sa che dovrà fare un rilancio che, almeno fino alla serata di ieri in Italia, non è stato formalizzato. Non ci risultano vere, infatti, le notizie diffuse ieri di un'offerta della Roma da un milione netto all'anno. E lo diciamo perché il procuratore del ragazzo americano a chi lo conosce ha detto che per un milione a stagione è pronto a tuffarsi in mare per arrivare a nuoto a Ostia, prendere un taxi per Trigoria per firmare senza neppure discutere. Sappiamo comunque che la Roma è intenzionata a un rilancio tra il cinquanta e il sessanta per cento, in pratica arrivando a circa seicentomila euro l'anno.

Passiamo al secondo punto, quello peraltro che sta più a cuore alla famiglia Friedkin. Che, tra le storture del calcio, quella che ha digerito meno è la questione delle commissioni, considerate alla stregua di una mezza follia. La richiesta iniziale, oltre un milione di euro, è stata ritenuta inaccettabile. O si scende (magari mettendo quei soldi sul contratto di Reynolds) oppure non se ne fa niente.

ll terzo punto, poi, quello della concorrenza è sempre lì, con la Juventus in prima fila, ma pure con il problema di trovare un club disposto a prendere Reynolds per sei mesi e poi ridarlo ai bianconeri. Operazione necessaria perché la vecchia signora non ha slot liberi per gli extracomunitari.