El Shaarawy a gennaio, Milik a giugno. Più o meno a costo zero, ingaggi a parte. Magari su indicazione precisa di un nuovo direttore sportivo che dovrebbe essere noto al mondo nei prossimi giorni. Direte: ma il mercato si è appena concluso e già ci volete parlare di quello che sarà? Comprendiamo l'interrogativo, metabolizziamo pure qualche vaffa, ma c'è da dire che quello che si è appena concluso è stato un mercato che, pur dignitoso, considerando la situazione, con l'arrivo di Smalling quasi fuori tempo massimo, ha lasciato comunque un senso di incompiuto. Figlio legittimo di un cambio di proprietà concretizzatosi a metà agosto. Cambio che, sommato ai pessimi numeri del bilancio, ha consegnato a Fonseca una squadra sì sulla carta competitiva, ma incompleta, usando un termine che in questi giorni abbiamo sentito pronunciare da molti addetti ai lavori e tifosi.

Una punta in più e un esterno basso, le due carenze che vengono indicate come le più evidenti. E la nuova Roma dei Friedkin, almeno per quello che riguarda l'attaccante è intenzionata, già nel prossimo gennaio, a coprire il buco, considerando anche l'età del terzetto offensivo - formato da Dzeko, Pedro, Mikytharyan - che non è proprio giovanissimo. Per questo poi, nel giugno del prossimo anno, si penserà a dare solidità e prospettive al dopo Dzeko anche se il bosniaco avrà ancora un anno di contratto, così come Borja Mayoral una seconda stagione in prestito.

Il polacco

Cominciamo proprio dal polacco, protagonista di una delle telenovele più singolari dell'intera sessione di calcio mercato. Quello che è accaduto nelle settimane passate è noto un po' a tutti. Acquisto definito da parte della Roma, tre milioni per il prestito, obbligo fissato a quindici, bonus per nove, questo tutto il cucuzzaro da cui si doveva sottrarre la valutazione da cinque milioni di due giovani giallorossi che si sarebbero trasferiti sotto il Vesuvio. Nei nove di bonus, cinque erano garantiti perché sarebbero stati pagati nel momento in cui la Roma avesse fatto il primo punto nel duemilaventuno, elemento che però è piaciuto poco alla famiglia Friedkin. Tutto fatto era pure con il giocatore dopo una visita del suo procuratore, David Pantak, a Trigoria, dove era stato definito un quinquennale da cinque milioni netti a stagione.

Poi il patatrac. Milik viene a Roma, si imbarca su un volo privato in direzione Svizzera, visita di controllo in una clinica di proprietà (o quasi) dei nuovi proprietari americani della Roma, il ritorno, lo stop alla trattativa, Dzeko rimane qui, Milik a Napoli. Dove sta ancora, perché nei successivi giorni di mercato ha rifiutato altre offerte, in particolare una della Fiorentina. Ha preferito rimanere a guardare visto che ora è un separato in casa a Napoli, si allena da solo, le uniche partite che potrà giocare sono quelle con la sua Nazionale (la prossima contro gli azzurri), con cui nell'ultima contro la Finlandia è pure andato in gol.

Di tutti gli accordi fatti in precedenza, l'unico che sicuramente è ancora in piedi è quello contrattuale con il giocatore. E su questa considerazione si basa la convinzione della Roma che nel giugno prossimo potrà prenderlo a parametro zero. Da escludere gennaio perché per quello che ci raccontano da Napoli, De Laurentiis chiederebbe ancora almeno quindici milioni e a queste condizioni il rischio che corre la Roma è solo quello che si presenti un amatore tanto amatore al punto da acquistare un giocatore che dopo pochi mesi si prenderebbe a zero.

Rischio che, sia chiaro, ci sarebbe anche nel giugno prossimo quando però il club giallorosso partirebbe con un notevole vantaggio nei confronti di chiunque. Anche perché, per quello che è filtrato nel dopo flop dell'affare, pare che il centravanti polacco dopo i tentennamenti iniziali, si sia infatuato dell'opzione Roma e a meno di clamorose offerte, si sarebbe deciso ad aspettarla.

Il Faraone

Più ravvicinata nei tempi è invece l'opzione El Shaarawy. Se non altro per il semplice motivo che ora di centravanti ce ne sono due, mentre di esterni offensivi, con Zaniolo infortunato è rimasto soltanto Carles Perez, viste le partenze in rapida successione di Ünder, Kluivert e Perotti. Che il Faraone tornerebbe volentieri a Trigoria non ci sono dubbi, lo ha ribadito anche in questi giorni di Nazionale.

Solo che bisogna fare i conti con i numeri, non tanto quelli relativi all'ingaggio che in Cina gli garantisce sedici milioni a stagione, quanto su quelli che pretende lo Shangai Shenua per ridare il cartellino a chi glielo aveva venduto. Ma El Shaarawy per molti versi, ad eccezione di quello economico, considera esaurita la sua esperienza in Cina, ha voglia di tornare e Roma gli starebbe più che bene. Non è da escludere, quindi, che da qui a gennaio prossimo le parti, Faraone e cinesi, trattino una rescissione del contratto che per il giocatore vorrebbe dire rinunciare a tanti soldi, cosa però che varrebbe pure al contrario per lo Shangai e le sue spese. Se ci sarà questa rescissone, la Roma di sicuro sarà in pole position per riprenderselo.