«Ha scelto Dzeko di dare a Smalling la fascia di Capitano. Io posso solo dire che ha fatto bene». Pensieri e parole di Paulo Fonseca, ieri, nella consueta conferenza stampa della vigilia. Pensieri e parole, semmai ce ne fosse stato bisogno, che rappresentano la definitiva investitura del difensore inglese, arrivato in extremis in prestito (tre milioni) al tramonto del mercato estivo e che, in appena tre mesi, è riuscito a conquistare un po' tutti. Così come lui e la sua famiglia sono stati conquistati da Roma e dalla Roma che gli ha dato la possibilità di tornare a sentirsi un calciatore a trecentosessanta gradi, titolare fisso di questa Roma che piano piano sta convincendo un po' tutti. E speriamo che stasera a Verona ce lo confermi ancora una volta.

La scelta

Nella settimana che si sta chiudendo, il procuratore dell'inglese è stato a Roma, incontrando prima il giocatore e poi il direttore sportivo giallorosso Gianluca Petrachi. Per certi versi era più importante il faccio a faccia con il difensore. Perché, ormai lo sanno in tutta la via lattea, che in qualsiasi trattativa di mercato la volontà del giocatore è quella che, alla fine, ne orienta l'esito in un verso o nell'altro. Da questo punto di vista, allora, si può essere ottimisti. Perché Smalling ha ribadito la sua volontà di rimanere in giallorosso, volontà probabilmente certificata da quella fascia di Capitano che Dzeko gli ha ceduto nella parte finale della partita di Europa League a Istanbul. Non ricordiamo un precedente in cui un giocatore di non proprietà come cartellino, sia stato Capitano dei giallorossi. Un segnale che ha ribadito il sì del giocatore a un suo futuro nella Roma.

La seconda offerta

Con questi presupposti il procuratore (e intermediario) ha incontrato Gianluca Petrachi per mettere a punto la seconda offerta da proporre al Manchester United. La prima, come ormai si sa, non è stata un successo, soprattutto perché i numeri proposti dal club giallorosso non sono stati di quelli che non si possono rifiutare (dieci milioni complessivi comprendendo i bonus). Ci sarà, come prevedibile, un rilancio della Roma che, complessivamente, arriverà intorno ai quindici milioni, tre di bonus legati a (eventuale) scudetto, qualificazione Champions League e obiettivi personali del giocatore. Numeri che avvicinano sensibilmente le richieste del club inglese che inizialmente ha chiesto venti milioni comprensivi dei bonus, considerando ininfluenti i tre milioni che la Roma ha versato per il prestito di questa stagione. È prevedibile, anzi sicuro, che prima di Natale ci sarà un nuovo incontro con la dirigenza dei Red Devils con la speranza di fare perlomeno importanti passi in avanti nella trattativa.

Del resto la Roma sembra molto convinta di chiudere e garantirsi il cartellino del giocatore almeno per altre tre stagioni più un'opzione sulla quarta, per un ingaggio da tre milioni netti all'anno. A legittimare questi numeri che certamente sono importanti, ci sono le prestazioni del giocatore in questa stagione. Dopo un inizio al rallentatore complice un affaticamento muscolare che gli ha fatto saltare le prime quattro partite di campionato (la prima era ancora un giocatore dell'United) e le prime due in Europa, l'inglese è stato sempre presente dal primo all'ultimo minuto di gioco, mettendo insieme dodici presenze, realizzando due reti in campionato (a Udine e con il Brescia), garantendo un rendimento importante. Ha convinto tutti, a cominciare da Fonseca che, in coppia soprattutto con Mancini, sembra aver trovato i centrali per dare solidità alla sua Roma. Nelle nove gare di campionato con l'inglese, la Roma ha subito solo cinque gol, invertendo la tendenza delle prime gare in cui i giallorossi erano sembrati una squadra senza organizzazione difensiva. Smalling ha cambiato tutto e la Roma vuole assicurarselo per i prossimi anni.