C'è chi dice no. Non pensate a Vasco Rossi, perché in questo caso stiamo parlando del Manchester United. Che, con fermezza e cortesia, ha rispedito al mittente la prima offerta della Roma per il cartellino di Chris Smalling. Si poteva pure prevedere, visto che non c'è mai stata una trattativa che si sia risolta io voglio ics, ok ti do ics. La Roma, in qualche misura se lo aspettava che la risposta in arrivo da Manchester non sarebbe stata positiva. Del resto siamo solo al primo atto di un confronto che vedrà altri appuntamenti, il prossimo molto probabilmente andrà in scena già la prossima settimana.

I numeri

La società giallorossa allo United ha fatto un'offerta, tutto compreso, intorno ai dieci milioni di euro, sapendo che la richiesta iniziale (sperando che non si alzi) degli inglesi era almeno di cinque milioni in euro in più. Inevitabile che si arrivasse alla fumata nera come puntualmente è avvenuto. A Trigoria, oltretutto, sanno bene che in questa vicenda devono trattare con un club che può vantare il fatturato più alto al mondo e questo significa che non si potrà scherzare troppo sui soldi. Gli inglesi hanno chiesto una cifra intorno ai quindici milioni più una serie di bonus, ci può stare che scendano un po' dalla richiesta iniziale, ma la Roma in ogni caso dovrà alzare la sua offerta iniziale. Cosa che il club giallorosso farà, arrivando a un cash fisso di dieci milioni più tre di bonus legati a vittoria dello scudetto, qualificazione Champions League e obiettivi di presenze e gol del giocatore.

È probabile che anche con questo rilancio, la fumata bianca non arriverà, anche, se non soprattutto, in considerazione del rendimento che il giocatore sta avendo in questa sua prima stagione italiana. Smalling, smentendo tutti i luoghi comuni a proposito del difficile ambientamento di un giocatore inglese a qualsiasi calcio continentale, compreso quello italiano, ci ha messo pochissimo ad ambientarsi, conquistare una maglia da titolare e diventare un punto fermo della Roma di Paulo Fonseca. La cosa, per paradosso, non fa bene alla trattativa guardandola dal punto di vista della Roma perché oltre a far lievitare la richiesta dello United, potenzialmente può far crescere la concorrenza sul cartellino dell'inglese.

Il ruolo di Smalling

In questa vicenda, un ruolo decisivo lo avrà la volontà del giocatore. Che ieri, attraverso l'emittente radiofonica inglese Talksport (intervista fatta a Parma nel dopo partita) ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito del suo futuro: «Il Manchester United mi manca perché sono stato tanti anni lì e ormai ero di casa, ma mi sto godendo questo nuovo capitolo della mia carriera e spero di poter migliorare le mie prestazioni in campo e di avere una stagione di successi. Mi sta piacendo davvero quest'esperienza in Italia. Sto iniziando anche a capire le indicazioni che il mister dà in italiano e con i miei compagni di squadra sono stato fortunato, visto che molti di loro parlano inglese. A Roma mi sento stabile, anche la mia famiglia mi ha raggiunto e tutto è a posto. Quando la mia famiglia è felice lo sono anch'io e questo si vede anche in campo».

In pratica dice tutto e il suo contrario, come del resto fanno i calciatori in queste occasioni. Chi pensava che dicesse a Manchester non ci torno, ha capito poco di come vanno le cose nel mondo del calcio, in particolare quando parla un calciatore che con lo United ha un contratto in corso valido fino al trenta giugno del 2022. Quello, semmai, che c'è da sottolineare sono le parole riferite alla famiglia che a Roma si trova benissimo e al capofamiglia ha fatto capire chiaramente che sarebbe felice di poterci continuare a vivere. E su questo fa molto affidamento la società giallorossa, soprattutto se, come probabilmente avverrà, Smalling tra qualche giorno farà qualche dichiarazione relativa alla sua voglia di restare alla Roma. A quel punto il lavoro di Petrachi sarà in discesa.