La guerra, il calcio e la Roma. Edin Dzeko si racconta in un'intervista a La Stampa - di cui riportiamo uno stralcio - alla vigilia della sfida di qualificazione a Euro 2020 tra la sua Bosnia e l'Italia. "Io non amo parlare molto della guerra e loro sono troppo piccoli - dice il bomber riferendosi ai figli - magari un giorno lo farò sperando che nessuno di loro debba passare quello che ho vissuto io".

L'eco del conflitto in Bosnia riecheggia ancora nelle parole di Dzeko che ha saputo trovare la forza di imporsi nel mondo del calcio prima in Germania, poi in Inghilterra e adesso diventando uno dei leader della Roma portando anche la fascia da capitano: "L'hanno indossata Totti e De Rossi, pesa. Ma sono pronto. Con loro avevi più personalità in campo e fuori, si è perso qualcosa. Con me, Kolarov, Fazio, Mirante e Florenzi ci sono tanti giovani, ora sta a noi indirizzarli".

E tra questi giovani c'è anche Nicolò Zaniolo: "Il primo giorno in allenamento andava a mille. E così ha continuato. Il talento ce l'ha, ma deve migliorare. È un bravo ragazzo e deve essere grato alla Roma, ora non deve pensare al futuro. Magari un giorno andrà altrove, gli ho detto di guardare avanti e non accontentarsi mai".

Dispensa consigli Dzeko, ma questa estate è stato ad un passo dalla cessione all'Inter: "Il mercato è troppo lungo, nel mio caso ha pesato. Con la testa ero ovunque, così nel primo giorno di ritiro ho parlato con Fonseca e gli ho detto che mi sentivo un giocatore della Roma. Sono più motivato e contento. Quando sei così rendi di più".

Fondamentale per la sua permanenza a Roma è stato il lavoro di Fonseca: "Ti parla con schiettezza anche quando non giochi, sa dare importanza a tutti. Ci ha fatto capire che qui c'è un progetto, non siamo di passaggio". Progetto in cui Dzeko crede: "Dopo una partenza negativa, ci siamo ripresi. Perdere a Parma non ci voleva, ma questa società deve stare in alto".