Ci mancava l'infortunio di Perotti. L'ennesimo di un giocatore che, da un anno e mezzo, ha avuto assai più frequentazione con il lettino della fisioterapia che con il campo d'allenamento. Ed è proprio questa, la ripetitività degli infortuni dell'argentino, che rende la questione perlomeno problematica in vista del futuro. Perché se c'era un reparto in cui qualcuno non si doveva fare male, era proprio quello degli esterni offensivi, già ridotto all'osso potendo contare su Kluivert, Under e l'argentino, fermo restando che potrebbero esserci le opzioni Florenzi e Zaniolo (la partita di ieri sera lo ha dimostrato, Kluivert e Under hanno finito con la lingua di fuori).

Se già prima del ko di Perotti si poteva pensare alla necessità di prendere un esterno d'attacco, ora bisognerebbe farlo senza se e senza ma, indipendentemente dal tempo che dovrà stare fermo il sudamericano. E così, adesso, a una settimana dalla chiusura del mercato, i vuoti ancora da colmare sono diventati tre se non quattro: difensore centrale (o due), il vice Dzeko (con Schick da qualche altra parte) e, appunto l'esterno offensivo.

Esterno d'attacco

Prendete la panchina di ieri sera contro il Genoa. Per il reparto offensivo, Fonseca aveva solo un cambio, peraltro Schick che nel recente passato, oltre a tutto il resto, ha fatto capire di non gradire il ruolo di esterno offensivo. Il ceco è rimasto in panchina per tutti i novanta minuti, è entrato Pastore e questo dice tutto. Per questa ragione a Trigoria e via Tolstoj hanno riaperto il dossier degli esterni offensivi. Dove, ai primi posti della lista, c'è il nome del brasiliano Taison, trentuno anni, cartellino di proprietà dello Shakthar, contratto in scadenza il trenta giugno del 2021. Del giocatore se ne era parlato anche nella parte iniziale di questo mercato, trattativa all'epoca stoppata dal fatto che non si riteneva necessario prendere un esterno e, soprattutto, dal fatto che Pallotta ai suoi dirigenti ha detto chiaro e tondo di non voler acquistare giocatori sopra la trentina.

La prima problematica ci sembra superata, non la seconda che è, ovviamente, la più difficile da azzerare. Il giocatore, ieri avvertito della possibilità, ha fatto capire che chiederà al club ucraino di essere ceduto e che gli farebbe un grande piacere tornare a lavorare con Paulo Fonseca. Gli ucraini, due mesi fa, fecero una richiesta di venticinque milioni, ma con il giocatore che spinge e che può dire allo Shakthar di essere lì da sei anni, il prezzo può scendere intorno ai quindici milioni. Il vantaggio di prenderlo, oltre alle qualità del ragazzo, è che non avrebbe bisogno di tempi d'ambientamento, conoscendo già benissimo schemi e tempi del gioco del tecnico portoghese. Considerando tutto, pure le perplessità del presidente, potrebbe essere una soluzione giusta. Il giocatore sarebbe felicissimo di venire e troverebbe anche un amico come Juan Jesus.

Peraltro le alternative costerebbero parecchio di più. A cominciare dal preferito De Paul dell'Udinese per il quale la famiglia Pozzo ha fatto sapere di valutarlo tra i trentacinque e i quaranta milioni. E la storia del calcio ci ha insegnato che quando c'è da trattare con l'Udinese, la parola sconto è assente dal vocabolario sistemato nella libreria di casa Pozzo. Un altro giocatore che potrebbe essere preso in considerazione è Mariano Diaz, nome già fatto come eventuale vice Dzeko. Può giocare anche esterno-seconda punta ma l'ipotesi di venire alla Roma l'aveva scartata con il logico ragionamento che «riserva per riserva preferisco farla a casa Real». Ora però la situazione è cambiata. Potrebbe arrivare per giocare e i sei milioni di ingaggio che prende si sono ridotti a cinque (il Real ha pagato già le mensilità di luglio e agosto). Il problema è che il Real lo vorrebbe cedere e don Florentino ha già respinto al mittente un'offerta da ventotto milioni presentata dal Monaco.

Attaccante

Tutte le fonti di mercato, sussurrano che in caso di partenza di Schick, il vice Dzeko sarà il croato Kalinic. È sotto contratto con l'Atletico Madrid, ha uno stipendio da due milioni e mezzo più bonus (da cui sottrarre gli stipendi di luglio e agosto) e sarebbe felice di tornare in Italia. Ma prima di chiudere, c'è l'esigenza di trovare una squadra per Schick, cosa per la quale il Lipsia sembra in vantaggio, ma che finora non si è materializzata come negli auspici della società giallorossa. Chissà che i novanta minuti che il ceco ha trascorso in panchina contro il Genoa, non convincano pure il giocatore a capire che sarebbe meglio anche per lui andare a cercare di ricrearsi un minimo di credibilità e prospettive da qualche altra parte. Coric ieri è volato in Spagna per trovare l'accordo con l'Almeria. Se lo troverà, si fermerà. In prestito. Poi tra dodici mesi si vedrà, sperando che il ragazzino croato riesca a tornare almeno un abbozzo di giocatore. Qui a Roma, magari non soltanto per colpe sue, non è mai riuscito a dimostrarlo, rivelandosi un'altra perla al contrario del devastante mercato condotto dal senor Monchi.