Arriva. Non arriva. Atterra alle quattordici. Anzi no, sbarca alle diciannove da un volo proveniente da San Paolo, scalo a Parigi, fine corsa a Fiumicino. Ma no, non è partito dal Brasile, sì invece, è arrivato. Insomma l'arrivo di Matias Viña a Roma, più o meno si è tramutato in un affare di stato, tenuto segreto che neppure James Bond avrebbe avuto possibilità di successo di fronte al totale silenzio, anche interno, tenuto da Tiago Pinto. Un silenzio probabilmente dettato dal fatto che la trattativa ha bisogno ancora di definire alcuni dettagli (ieri il ds Barros del Palmeiras ha detto che l'affare «non è ancora chiuso»), più le visite mediche, per potersi definire conclusa. L'indizio però decisivo per poter considerare il difensore un ex giocatore del Palmeiras, è arrivato attraverso i social che, ormai, dal punto di vista della comunicazione dettano legge.

Dunque, la signora Viña sul profilo Instagram, ha postato una foto di un aeroporto (San Paolo) aggiungendo due parole, «in partenza». Per dove? Roma. Dove è sbarcato ieri sera poco dopo le ventitrè, perché l'ipotesi di far arrivare il giocatore direttamente in Portogallo dove oggi la Roma si trasferirà per la seconda parte del ritiro, è stata accantonata per motivi medici. Nel senso che la società preferisce che i test l'uruguaiano li faccia a Roma, nelle strutture conosciute, alla presenza dei medici sociali. Ora, però, dopo le visite mediche, si dovrà cercare di capire se il difensore potrà poi partire per il Portogallo. Arrivando dal Brasile, le regole in vigore dicono che si deve sottoporre a una quarantena di dieci giorni. Quindi ci sembra molto improbabile che possa raggiungere i suoi nuovi compagni in Portogallo.

Chissà se l'uruguaiano, dovendo rimanere qui, non sia il primo del gruppo squadra a dare il benvenuto a Xhaka, il centrocampista svizzero richiesto da Mourinho. Una volta risolta la questione Vina, ora Pinto avrà tempo per rituffarsi nella trattativa con l'Arsenal, ferma da un paio di settimane, bloccata sull'offerta da sedici milioni bonus compresi, a fronte di una richiesta di venti. Ora è molto probabile che ci sia un'accelerata alla trattativa. Accelerata che vuole dire un nuovo rilancio giallorosso, diciotto-diciannove milioni, per provare a convincere i Gunners. E' sicuro che non sarà semplice trovare il punto d'incontro con il club inglese, ma sarebbe davvero sorprendente se l'affare non si chiudesse.

Anche se, vista la lentezza della trattativa, stanno cominciando a uscire voci di altri centrocampisti che potrebbero interessare alla Roma. Uno, in particolare. Il nazionale serbo Nemanja Maksimovic, cartellino di proprietà del Getafe, contratto fino al giugno del duemilaventiquattro, ventisei anni, un passato nel Verona under19 datato 2013, una richiesta, pare, per cederlo di quindici milioni più bonus, non proprio poco anche se c'è da tener presente che il Getafe dell'eventuale incasso dovrebbe versare il trenta per cento al Valencia, club dal quale fu acquistato nel 2018 per dieci milioni. Il serbo potrà pure essere un giocatore nella lista di Pinto, ma Xhaka continua a essere la prima, seconda e terza scelta della Roma e di Mourinho.