Prove di tifo vero a Frosinone. Finalmente. L'assaggio di Trieste, che aveva accolto una manciata di tifosi romanisti per l'amichevole al Nereo Rocco di mercoledì scorso, aveva già illuminato i cuori giallorossi. Ma allo Stirpe, per Roma-Debreceni, è stata tutta un'altra cosa. Partiamo dalla fine, con la squadra sotto la curva a fine partita, come in una partita vera: per cantare tutti insieme Grazie Roma e regalare maglie. Come un abbraccio, il primo vero dell'era del Coronavirus, sottolineato lo stendardo che con scritta gialla su sfondo rosso recitava "Ultras post Covid" appeso dietro la porta in Sud.

Circa 1.400 i biglietti totali venduti per la quarta gara di preparazione della nuova di Mourinho, poco meno di un migliaio i sostenitori giallorossi che hanno cantato dalla curva dall'inizio alla fine senza sosta, ma, appunto rumorosi e festanti. Nessuna delle big è stata risparmiata nei vari cori "contro", con la voglia di tifare come non mai. Presenti folte rappresentanze dei gruppi della Sud che avevano fatto soste collettive poco prima negli autogrill sulla Roma-Napoli. Un buon numero di tifosi organizzati, dunque, ricordando sempre le note restrizioni dovute al Covid: era previsto il distanziamento, (in buona parte anche rispettato sui colorati seggiolini del settore tra vari nuclei familiari), oltre che la presentazione del green pass o di un tampone negativo effettuato entro le 48 ore precedenti (richiesto per ben tre volte ai vari pre-filtraggi per entrare sulle gradinate dell'impianto ciociaro). Un'organizzazione meticolosa a prova di Dpcm ma che ha consentito che tutto filasse liscio.

Allo Stirpe è sembrato di essere all'Olimpico per il sonoro dell'impianto che ha fatto risuonare le musiche dei romanisti. Con gli inni tradizionali, da Lando Fiorini, che ha accolto come sempre la squadra per il riscaldamento, ad Antonello Venditti, ben scanditi dalla tifoseria presente sugli spalti. Sotto la curva si è scaldato il nuovo acquisto Rui Patricio, applaudito e incoraggiato con degli "olé" ad ogni parata. Poi la partita "vera". Con la riconoscenza di José Mourinho - sistemato non in panchina, ma accanto, su una normale sedia da "regista" - davanti ai tifosi presenti in tribuna che lo acclamavano potevano vederlo da vicinissimo e alla curva che l'ha chiamato a più riprese fino a ricevere il saluto di ricambio. Con il doppio boato per il gol di Pellegrini (per il gol, appunto, e per l'esultanza da match ufficiale di Lorenzo). Con il boato e gli applausi per il ritorno al gol di Zaniolo, che ha scelto un cucchiaio per gonfiare di nuovo la rete in movimento, dopo la rete su rigore realizzata nella prima gara della preparazione stagionale contro il Montecatini. Con il primo centro di un festeggiatissimo Dzeko (uscito a dorso nudo per un atto di estrema generosità: regalare la maglia di allenamento a un bambino che si era sgolato per chiamarlo.