Se tutte le strade portano a Roma, quelle di Granit Xhaka hanno già registrato più di un incrocio con la Città Eterna nelle ultime settimane. Il capitano della nazionale svizzera ci è stato a più riprese già durante questi Europei (nei giorni precedenti la sfida contro l'Italia e anche in seguito, prima di partire alla volta di Bucarest dove stasera affronterà la Francia) e potrebbe tornarci anche con maggiore stabilità, una volta terminata la rassegna continentale.

«È bello stare qui» è stato il commento del centrocampista, sollecitato con un pizzico di malizia dai media svizzeri, assetati come tutti di rivelazioni di mercato. La trattativa con la Roma è da tempo di dominio pubblico in Italia come in Inghilterra, figurarsi nel suo Paese, dove Xhaka è stella di prima grandezza. E nemmeno a farlo apposta, della Capitale ha respirato uno dei luoghi più intrinsecamente romanisti, quel "Tre Fontane" dove abitualmente giocano Primavera e squadra femminile giallorosse, teatro in passato degli allenamenti guidati dalla leggenda Nils Liedholm. Il murale che raffigura il Barone domina il muretto adiacente al campo che proprio la Svizzera di Granit ha scelto come centro di preparazione per i suoi impegni all'Europeo. Come se non bastasse, il centrocampista ha anche calcato il prato dello Stadio Olimpico, incrociando Spinazzola e Cristante nell'unica sconfitta rimediata dalla selezione di cui è capitano.

Ora il tabellone del torneo lo mette di fronte ai campioni del mondo in carica, ma Xhaka non sembra conoscere la paura. Probabilmente uno dei motivi per i quali Mourinho stravede per lui già dai tempi della Premier e lo ha indicato a Pinto come obiettivo primario per una mediana che vuole disegnare a sua immagine e somiglianza. «Siamo molto rilassati e tranquilli - la rivelazione del numero 10 - sappiamo quanto sia importante questa partita. Ma se diamo il cento per cento in campo possiamo scrivere la storia, certo dobbiamo lottare e correre tanto». Due qualità che lui possiede eccome e ne fanno tanto un insostituibile per il ct Petkovic - che nella scelta della formazione parte sempre da una maglia per Xhaka - quanto un giocatore importante per lo stesso club in cui milita da cinque stagioni. Un ciclo che lo svizzero considera ormai terminato: «L'Arsenal sa cosa voglio fare», parole senza concessioni alla diplomazia. Ovvero cambiare aria.

In cima alle preferenze ci sono proprio Roma, la Roma, Mourinho. La stima reciproca fra lui e il tecnico non è mai stata un mistero, tantomeno lo è il gradimento per il club giallorosso, con cui un accordo di massima è già stato trovato. Il nodo è sempre lo stesso: cercare di far abbassare le pretese dei Gunners dai 25 milioni della richiesta iniziale. Troppo ampia la forbice rispetto ai 15 offerti da Pinto, che peraltro non ha intenzione di alzare la posta. Perlomeno non fino a quel punto. Bonus o contropartite possono avvicinare le due parti. Dal canto suo, il giocatore ha lanciato il suo messaggio, la cui interpretazione appare di facile lettura.