Il capolavoro nel bel lavoro che è stato fatto dalla nazionale italiana a Wembley lo ha disegnato Leonardo. Ma non è roba da museo, l'autore - scrittore, scultore, pittore - in questo caso è Spinazzola e la sua partita dovrebbe essere tramandata nelle aule di Coverciano nei prossimi aggiornamenti della scuola per allenatori a dispense, corso di laurea in terzino moderno. E se pensate che questo sia il solito articolo che periodicamente la stampa sportiva riserva alzando il tono dell'iperbole solo per cercare uno straccio di lettore in più provate a posticipare questo pensiero alla fine dell'articolo e giudicatelo in base al riepilogo delle azioni che abbiamo semplicemente appuntato sul taccuino del cronista.

Guarda che numeri

Le cifre semplicemente elencate potrebbero non dire niente. L'80% delle azioni riuscite nel primo tempo (28 su 35) e il 60% sommando secondo tempo e supplementari (25 su 42) potrebbe essere solo un banale esercizio di riproposizione numerica, fuori da ogni contesto esplicativo. Potrebbe suscitare qualche riflessione in più il 100% dei passaggi riusciti nel primo tempo (18 su 18) o il 100% dei passaggi chiave riusciti (nel primo tempo a Barella, nel secondo tempo a Chiesa, quello che ha scardinato la partita) o, meglio ancora, il dato del 100% dei lanci lunghi riusciti. E cosa ne dite del 75% dei dribbling riusciti per uno che non indossa la maglia numero 10, si chiama Leo, ma non è Messi? O il 67% dei cross riusciti o il 61% dei duelli vinti, magari? Sono solo numeri, per l'appunto. Ok.

Il repertorio completo

Entriamo allora nello specifico delle azioni in cui Spinazzola, "semplice" terzino sinistro della nazionale più bella, finora, di questi Europei, è stato protagonista. Nella sfida con l'Austria, Spinazzola ha sciorinato un repertorio di chiusure difensive, ripartenze offensive, dribbling sulla fascia e verso l'interno, cross, rifiniture, diagonali difensive, cambi di gioco che solitamente possono sciorinare, ognuno nel suo ruolo, i registi offensivi o difensivi, gli sguscianti attaccanti esterni, i trequartisti più estrosi, i difensori più efficaci. Tutto in uno è davvero raro che possa accadere, e mai premio di miglior giocatore in campo è stato più meritato. Spina è partito bruciando gli avversari sulla fascia per mettere in condizione Barella di segnare e ha chiuso la partita allungando di schiena l'ultimo tentativo degli ospiti, ormai in forcing disperato, per la gioia di Donnarumma e degli altri compagni di reparto. Avrebbe anche potuto segnare, Leonardo: e non ci riferiamo all'azione in cui è entrato in area e dopo un doppio "doppio passo" ha confuso il suo assai più timido omologo Lainer, difensore destro dell'Austria, per poi calciare di sinistro fuori misura. No, ci riferiamo all'azione che è partita con un dribbling nella propria tre quarti, è proseguita con un allungo irrefrenabile nella tre quarti avversaria ed è stata rifinita nei tempi e nei modi perfetti per Immobile che ha commesso l'errore clamoroso di non chiudere un triangolo che avrebbe messo il romanista solo davanti al portiere. Roba da non credere, e per aiutarvi a farlo abbiamo riproposto qui sopra la sequenza fotografica della parte finale perché tutta davvero non c'entrava.

Il terzino trequartista

Della penetrazione con suggerimento per Barella abbiamo già detto. Vi chiediamo però di riflettere anche sulla qualità del dribbling verso l'esterno (perché quando ti punta non sai mai da che parte affonda, avendo ormai acquisito col sinistro quasi la stessa proprietà tecnica del destro) e del successivo tocco morbido di sinistro che ha messo Berardi, poco prima della sua sostituzione a cinque minuti dalla fine dei tempi regolamentari, in condizione di dare una svolta non solo alla partita, ancora inchiodato sullo 0-0, ma alla propria carriera, cercando una forbice al volo che se fosse riuscita, nel perfetto contesto di Wembley e dell'importanza dell'incontro, gli avrebbe garantito l'ingresso imperituro nei talenti più cristallini di questo Europeo. Purtroppo l'attaccante del Sassuolo non ha colpito bene il pallone e in qualche modo svilito anche la bontà dell'assist. Cosa che, invece, non ha fatto Chiesa, nell'azione che ha sbloccato la partita al quinto minuto del primo tempo supplementare. Ma se vi fosse sfuggito qualche dettaglio, siamo qui apposta: guardate l'inizio dell'azione, guardate i perfetti meccanismi studiati da Mancini che hanno portato Spinazzola ad abbandonare la fascia sinistra e a raggiungere la più frequentata zona della trequarti, proprio mentre Insigne si allargava sulla fascia e contemporaneamente Acerbi andava ad aprirsi come un terzino, in una di quelle rotazioni che impediscono all'avversario di riadattarsi immediatamente in marcatura. Così la verticale di Locatelli ha trovato il romanista nella condizione ideale per potersi girare e osservare il panorama da una posizione privilegiata. Certo, poi ci vorrebbe il piedino del trequartista per mettere l'attaccante in condizione di far gol, e Spinazzola ha anche quello: così il suo cross in direzione di Chiesa che, sfruttando il taglio interno di Pessina, aveva nel frattempo guadagnato una posizione privilegiata attaccando l'area da destra, è stato perfetto. Poi è stato indubbiamente bravo lo juventino a controllare il pallone con la testa, fintare la conclusione di destro e battere col sinistro per il goal del vantaggio.

Il gioiello da ultimo difensore

E se pensate che sia finito qui il contributo di Spinazzola nelle azioni offensive e vincenti della squadra azzurra e allora significa che non ricordate bene che cos'è accaduto dieci minuti più tardi quando Leonardo era stato messo estremo guardiano dell'eventuale ripartenza avversaria su un calcio d'angolo a nostro favore. E quando la palla è tornata indietro ed è arrivata proprio verso i piedi di Spinazzola, mentre il suo più avanzato avversario, Laimer, provava a spaventarlo in pressione, Spinazzola non si è spaventato affatto, anzi ha controllato la palla con un esterno a seguire nella zona centrale con altissimo coefficiente di rischio: se avesse sbagliato, non controllando bene il pallone, inciampandoci sopra, sbagliando il tocco, avrebbe potuto liberare un' autostrada all'avversario verso la porta di Donnarumma. Ma Spinazzola è differente dagli altri guardiani. Il suo tocco vellutato di esterno destro gli ha consentito di evitare la pressione dell'avversario e di alzare gli occhi per cogliere con un perfetto cambio di gioco Insigne che a sua volta ha cercato Acerbi in area che poi ha scaricato per Pessina per il gol del 2-0.

Zoppo? No, il migliore

Finita qui? Non conoscete Leonardo Spinazzola, l'uomo dal sorriso perennemente disegnato in bocca. L'hanno fatto arrabbiare, un anno e mezzo fa, quando la Roma lo stava sconsideratamente vendendo all'Inter e per fortuna è stato rimandato indietro con una richiesta di supplemento di analisi. «Mi possono dire che sono scarso, ma zoppo no». Come può essere definito zoppo uno che al 14º minuto del primo tempo supplementare dopo quella partita strepitosa con corse continue avanti e indietro riesce a recuperare quei metri di svantaggio in diagonale difensiva fino a rimediare all'errore di scaglionamento - uno dei pochi - commesso dalla difesa azzurra in una transizione che avrebbe potuto far ridurre lo svantaggio agli austriaci ben prima di quando poi è avvenuto? Anche questa azione ve l'abbiamo voluta riproporre per intero, perché si può dire tutto di Spinazzola, meno che sia uno zoppo. Anzi, da oggi non si può dire più niente di Spinazzola. È, semplicemente, il più forte terzino sinistro di questi campionati europei. Ed è tutto romanista.