Talento puro, da numero 10. Christian Eriksen è arrivato a Euro 2020 come leader tecnico della nazionale danese. Si è guadagnato quel ruolo con una carriera cominciata con la maglia dell'Ajax e arrivata fino al titolo in Serie A in questa stagione con la maglia dell'Inter di Conte, da protagonista dopo le tante difficoltà iniziali.

I Lancieri nel 2008 lo hanno pagato un milione all'Odense quando aveva sedici anni e fatto crescere nel settore giovanile. Quattro anni dopo, quando a febbraio aveva già collezionato la centesima presenza con l'Ajax e pochi mesi dopo avrebbe giocato il suo primo Europeo da titolare (due presenze da diciottenne nel Mondiale del 2010 in Sudafrica), oltre a essersi affermato come mezz'ala e trequartista dal piede di qualità sopraffina in Olanda, aveva pure rivelato di essere un tifoso giallorosso. «Dopo ogni partita con l'Ajax - aveva dichiarato - la prima cosa che faccio è guardare il risultato della Roma. Ricordo che quando avevo nove anni, giocando a FIFA Manager 2001, prendevo sempre la Roma. Sarei felicissimo di poter vestire un giorno la maglia giallorossa». Nel corso degli anni poi ad avvicinarlo ai colori giallorossi ci ha pensato anche il mercato in più occasioni, senza però che il danese riuscisse ad approdare in giallorosso.

L'exploit a Londra

Dopo i tre campionati olandesi vinti consecutivamente con la maglia dell'Ajax a partire dal 2010, a settembre del 2013 ha debuttato in Premier League vestendo la maglia del Tottenham (pagato circa 13 milioni di euro), la squadra dove ha compiuto il definitivo salto di qualità. In sei anni di Spurs colleziona 305 presenze, nessun titolo di club, ma un ruolo assolutamente determinante come trequartista nella costruzione della squadra di Pochettino sconfitta in finale di Champions 2018-19, oltre che il premio di giocatore dell'anno in Danimarca per quattro volte (2013, 2014, 2015 e 2018. Solo Laudrup come lui). A Londra diventa un uomo record di valore assoluto. I suoi numeri dal debutto a pochi giorni prima di lasciare il Tottenham (gennaio 2020) lo descrivono come il migliore uomo assist (62), quello che ha segnato più gol da fuori area (23), creato più occasioni (570) e segnato più reti su punizione diretta (8), marchio di fabbrica, in Premier. Quando nel novembre del 2019 il tecnico argentino lascia la panchina degli Spurs qualcosa si rompe. A Londra arriva Mourinho ma il rapporto tra i due non sboccia mai e il danese comunica a giugno di voler andar via. Dopo una lunga trattativa, la firma con l'Inter. In Italia un inizio difficile e con poco spazio, poi un ruolo da protagonista nel finale di stagione che vale lo scudetto. Proprio come un talento.