Se tre indizi fanno una prova, il quarto la rende inoppugnabile. Così la Roma che a Empoli centra la quarta vittoria consecutiva mette il timbro sulla propria rinascita. Sia pure al termine di una prestazione poco spumeggiante. Soprattutto se paragonata a quelle della settimana precedente, all'insegna di gol a raffica e spettacolo.

Al Castellani i giallorossi colgono il massimo risultato con il minimo sforzo, conducendo un discreto primo tempo ma soffrendo troppo nel corso dell'intera ripresa. Quando soltanto la luna storta di Caputo consente a Olsen (che pure subisce non più di un paio di tiri nello specchio e nemmeno particolarmente velenosi) di chiudere imbattuto. L'attaccante toscano prima sbaglia un rigore, poi si divora due occasioni nitidissime, nella parte peggiore della partita per i giallorossi. Che però poi hanno la forza e il cinismo (si dice così quando tocca alle grandi squadre, no?) di andarla a chiudere nel finale. Facendo esplodere il piccolo impianto toscano, reso per l'occasione una trasposizione dello stadio Olimpico in miniatura. Non per forma, quanto per sostanza. Quella che i tremila tifosi romanisti regalano fin dal tardo pomeriggio, quando sfidano la pioggia battente cantando più forte. E facendo rimbombare i cori fino per tutto lo stadio, fino a coprire letteralmente quelli - pure incessanti - dei tifosi di casa.

È il prologo della gara. Toscani generosi, ben messi in campo da Andreazzoli con un 4-3-2-1 che mira a infoltire il centrocampo attraverso il "finto" trequartista Krunic, lasciando al solo Zajc e ai suoi piedi educatissimi il compito di innescare l'unica punta (Caputo). Ma all'inizio gli azzurri pungono poco. La Roma non fa molto di più, anche se riesce a prendere possesso del campo avverso. Lo fa sistemandosi col 4-2-3-1 che ha riportato punti e vittorie. Rispetto alla Champions, sono tre le novità: Santon esterno basso a destra; l'annunciato Luca Pellegrini dalla parte opposta a sostituire il suo mentore Kolarov alle prese col problema al piede; e il rientrante Capitan De Rossi a comporre con Nzonzi la diga a protezione della difesa. Almeno inizialmente Cristante si è fermato a Empoli.

I fari sono puntati sull'ultimo prodotto del fulgido vivaio romanista, che nei due scampoli di partita disputati ha fatto intravedere enormi qualità. E fin dai primi istanti Luca Pellegrini viene cercato spesso dai compagni, mostrando buona personalità soprattutto nei contrasti, anche se un suo pallone perso in mezzo al campo nelle prime battute rischia di diventare sanguinoso.

Chi sale sugli scudi e anche in cielo è però Nzonzi, che dopo la mezzora sfrutta una punizione al bacio dell'altro Pellegrini, Lorenzo, fra i migliori in campo e sostanzialmente rinato nel nuovo ruolo fra le linee. Lo stacco del francese è poderoso quasi quanto il suo fisico, il pallone va a spegnersi nell'angolino alla destra del portiere empolese e la Roma trova il vantaggio. Tutto sommato meritato, pur senza strafare. Quinto gol realizzato dal centrocampo giallorosso (sono andati in rete in quattro), il reparto che secondo certa vulgata sarebbe stato depauperato dal mercato estivo.

La gara sembra in discesa già sul finire della prima frazione, che si chiude senza ulteriori sussulti: l'Empoli non riesce a rendersi pericoloso e la Roma controlla agevolmente la reazione dei padroni di casa, senza correre rischi. Il secondo tempo si apre con un ottimo spunto di Ünder: il turco ruba un pallone a centrocampo, scambia con El Shaarawy e tira a giro col mancino dal limite, ma il pallone si perde a lato di un niente. Sulla ripartenza empolese Luca Pellegrini ferma con le cattive Krunic al limite: la punizione di Bennacer accarezza il palo con Olsen battuto, facendo correre un brivido a tutti i romanisti. È la certificazione dell'inizio della sofferenza: poco dopo un cross da destra viene toccato in area con la mano da Ünder. L'intervento sembra involontario ma Mazzoleni decreta senza esitazioni il rigore. È il Var Pairetto a instillare qualche dubbio al direttore di gara, invitandolo alla visione sul monitor. Ma la decisione viene confermata. Sul dischetto va Caputo, che però spara alle stelle, facendo riesplodere il pubblico romanista come a un gol segnato e lasciando la porta di Olsen inviolata.

Comincia allora la girandola dei cambi, forse per scuotere una squadra che appare a questo punto - inspiegabilmente - sulle gambe. Di Francesco inserisce Florenzi per Luca Pellegrini, dirottando Santon sulla corsia mancina. L'ex interista non fa una piega e conferma anche sul versante opposto quanto (tanto) di buono ha fatto vedere finora, compresa la stessa gara del Castellani. Alla mezzora il tecnico giallorosso ribadisce le mosse del derby e sostituisce contemporaneamente Lorenzo Pellegrini con Cristante e Jesus per Cengiz, varando una sorta di difesa a tre o a cinque a seconda delle fasi. L'Empoli sembra aver esaurito le energie per le proprie sfuriate, dopo altre due palle d'oro sprecate da Caputo. La Roma fiuta l'aria e a cinque minuti dal termine chiude la partita. Lo scambio fra El Shaarawy e Dzeko porta il bosniaco in area da destra, dove ha tutto il tempo di controllare e battere di destro Terracciano in uscita, proprio sotto il settore ospiti.

Missione compiuta: si va alla pausa con due gol, a fronte delle abbuffate degli ultimi giorni; altri tre punti; e il terzo posto conquistato, almeno per una notte. Ma quanta sofferenza. Troppa.