Trentuno agosto. Sei ottobre. La data della prima sosta. E poi della seconda. La sconfitta di San Siro con quel gol di Cutrone che ci costrinse a due settimane senza sorrisi. La vittoria di Empoli, quarta consecutiva, arrivata a regalarci due settimane in cui i sorrisi si sprecheranno. In pratica, è cambiato tutto. Complice anche un ritiro di tre giorni a Trigoria che, ce lo hanno confessato i diretti interessati, è stato propedeutico a ritrovarsi, ritrovarci, ma soprattutto a rivedere la nostra Roma. Quella che avevamo lasciato la passata stagione in una semifinale di coppe e di campioni.

La Roma è tornata a essere una squadra. Nonostante il ritorno dalla prima sosta fosse stato un incubo, il pareggio subito in rimonta all'Olimpico dal Chievo, la sconfitta pesante al Bernabeu, il niente visto sul campo di un Bologna che fino a quel momento non aveva mai segnato e quel giorno ce ne fece due, apriti cielo, anche i più ottimisti a dubitare. E invece da lì è cambiato tutto. Perché qualche volta confrontarsi, magari pure a brutto muso, può garantire risultati positivi. Come quelli ottenuti dalla nostra Roma da quando è uscita dal ritiro di Trigoria per andarne a fare quattro al Frosinone. E poi la vittoria nel derby a regalare conferme e rinnovati entusiami. La manita ai cechi del Viktoria Plzen. Infine ieri sera il successo di Empoli, il secondo in trasferta, a completare una quaterna di vittorie che dice pure quattordici gol realizzati, appena uno subito che poi, se uno va a vedere, quel gol ce lo siamo fatto pure da soli.

Quella di Empoli non è stata certo la migliore Roma delle ultime quattro. Non tanto nel primo tempo dove aveva comunque comandato il gioco andando con merito in vantaggio. Ma quella della ripresa tutto è stata meno che brillante e solo quel destro di Dzeko a cinque minuti dal novantesimo, ci ha consentito di tirare un bel sospiro di sollievo. Sarà il caso, allora, che un Di Francesco che ci sembra ritrovato, faccia sì i complimenti ai suoi ragazzi, ma sottolinei soprattutto le cose che ci sono da migliorare. Perché ci sono delle cose da migliorare. E alla luce di questo, siamo convinti che il bello debba ancora arrivare.