Sarà che il Viktoria Plzen è il suo bancomat, ancora una tripletta ai cechi, come due anni fa in Europa League, ancora un pallone portato a casa. Sarà che l'aria della Champions la conosce come pochi altri, sesta volta nel tabellino dei marcatori nelle ultime sette, ha steccato, si fa per dire, solo al Bernabeu nella prima del girone di quest'anno. Sarà che ora intorno ha una Roma che è tornata a essere una squadra, pressing, velocità, dinamicità, verticalizzazioni, roba che dieci giorni fa sembrava un esercizio di puro ottimismo. Sarà che aveva una voglia di tornare ad alzare le braccia e gridare gol. Il primo di interno sinistro in diagonale, il secondo che se quel collo pieno di destro, dopo stop di petto, avesse colto il portiere ora staremmo in preghiera per l'estremo difensore dei cechi, il terzo con una capocciata giusta giusta all'angolino, la somma fa 77 in giallorosso, 54 in campionato, 2 in coppa Italia, 21 in Europa (8 in Europa League) numero che ne fa il secondo cannoniere di sempre in giallorosso. Sarà quello che vi pare, il risultato è che Edin Dzeko è tornato.

Il sorriso ritrovato

Che questa sarebbe stata la sua serata, l'avevamo capito alla fine del derby. Non solo per le tre pappine rifilate alla squadra di Simone Inzaghi, ma perché dopo novanta minuti in cui era stato più arrabbiato che felice, il bosniaco lo avevamo visto uscire dal campo con il sorriso dei giorni migliori, abbracciato a Lorenzo Pellegrini, grande protagonista di quella vittoria (e pure ieri sera gran partita del ragazzo di Cinecittà). Dzeko ci ha dato ragione, tre gol, altri splendidi sorrisi e alla fine una dedica meravigliosa, sventolando la maglia del giovane Calafiori (in bocca al lupo) che nel pomeriggio di ieri si è infortunato seriamente nella partita di Youth League.

Ci volevano i cechi del Viktoria per tornare a vedere il vero Dzeko. Schick quando in patria gli chiedono come mai giochi così poco, risponde sempre con due parole, «c'è Dzeko». Devono averlo capito pure da quelle parti dove, pure, lo conoscono visto che a venti anni il bosniaco giocò una stagione con la maglia del Teplice, sedici reti pure lì, da dove poi spiccò il volo verso il calcio che conta: «Con il Viktoria forse segno sempre perché li conosco visto che ho giocato, qualche anno fa, nella Repubblica Ceca. Gli avevo segnato tre reti anche in Europa League due anni fa, stavolta mi sono ripetuto in Champions ed è stato il mio primo hat trick nella coppa più importante. E la cosa non può che farmi felice. In più sono stati anche tre bei gol».

Ritiro benedetto

Pensare che neppure dieci giorni fa Roma e Dzeko erano al centro di fischi, polemiche, critiche, insulti. Poi tre giorni di ritiro a Trigoria sembra che abbiano cambiato tutto. In rapida successione quattro gol al Frosinone, tre alla Lazio, una cinquina ieri sera ai campioni della Repubblica Ceca, dodici reti fatte, una solo subita, tre vittorie, riconciliazione o quasi con una parte dell'ambiente. Possibile che la trasformazione sia figlia legittima solo del ritiro? «Il ritiro ci ha fatto bene, ci siamo riuniti tutti insieme. Non siamo ancora vicini al nostro massimo, però le tre partite vinte ora ci danno grande fiducia. Ma dobbiamo dare tutti di più. Perché manca ancora tanto al top di questa Roma». Roma che ora vede positivo nonostante la vittoria del Cska sul Real che ha fatto capire che gli avversari saranno i russi, anche se la sconfitta dei campioni in qualche modo rimette in gioco pure il primo posto: «Il Real davvero ha perso? Sono sorpreso, ma non troppo per il semplice fatto che in Champions tutte le partite sono difficili. Noi contro il Viktoria siamo stati bravi a renderla semplice più di quello che era. Ora dobbiamo continuare così e migliorare. Abbiamo tre punti ma ci sono altre partite da giocare. Saranno importantissime quelle contro il Cska Mosca». Verissimo.