Duecentocinquanta e spicci. Milioni. E si potrebbe pure fare a meno degli spicci. Perché, in ogni caso, la Roma sta per ufficializzare un bilancio che sarà da record per quello che riguarda il fatturato (il CdA, salvo sorprese, è stato fissato per mercoledì prossimo). Conseguenza, soprattutto, dei circa cento milioni che sono arrivati in cassa grazie al traguardo della semifinale Champions. Eppure nonostante il brindisi per il nuovo record che migliora il precedente di oltre 30 milioni (219 nel 2016), per l'ottavo anno consecutivo della gestione americana, la differenza tra il dare e l'avere vedrà ancora campeggiare il segno meno. Stavolta di appena, si fa per dire, una ventina di milioni, il secondo miglior risultato da quando a Trigoria sventola la bandiera a stella e strisce (-14 sempre nel 2016), con un decremento rispetto all'anno precedente di circa 22 milioni. Stavolta, però, non si accenderanno le spie d'allarme del fair play finanziario. Perché secondo le regole introdotte per garantire i conti di una società di calcio, i 20 milioni di sbilancio corrispondono di fatto al pareggio perché bisogna detrarre gli investimenti per il settore giovanile, le spese per le strutture (Trigoria), le tasse.

I costi del personale

C'è anche da tener presente che se la Roma dovesse ripetere la stessa stagione dello scorso anno (semifinale Champions), si può già prevedere che tra dodici mesi saremo qui a brindare a un nuovo record visto che nel bilancio del 2018 gli incassi da sponsor sono limitati a 6 milioni (l'anticipo Qatar per le ultime partite della stagione passata), mentre nel prossimo gli stessi incassi saliranno ben oltre i 20 milioni. Eppure ci sarà ancora il rischio di chiudere lo stesso in passivo. Perché è la conseguenza di costi per il personale calcistico che vanno oltre percentuali assorbili da un bilancio che recita, oggi, 250 milioni. L'esempio lampante è rappresentato dai numeri del 2018: per staff tecnico e rosa dei calciatori, la Roma al lordo ha speso circa 190 milioni a cui vanno aggiunti i quasi 50 per gli ammortamenti derivanti dagli acquisti di mercato (la cifra spesa viene divisa per gli anni di contratto al giocatore). In sostanza, oltre il 90% dei costi viene assorbito da questi numeri. Da un punto di vista economico, è praticamente insostenibile, anche se capiamo che ai tifosi di questo possa interessare relativamente. Un altro dato che dovrebbe far riflettere, è quello relativo al passivo di questi ultimi anni. Dal 2011 al 2018, è stato -30, -58, -40, -38, -41, -14, -42. Sono 243 milioni a cui vanno sommati i 20 di adesso. Eppure in questa città c'è ancora chi parla di autofinanziamento che avrebbe potuto fare chiunque. Evidentemente hanno avuto professori di matematica molto diversi da quelli conosciuti da chi scrive. Un'altra particolarità che si evidenzia da questi ultimi numeri, è per esempio che la Roma pure nell'anno dei cento milioni da Champions, ha avuto ricavi inferiori di circa 30 milioni rispetto all'Inter che non ha giocato neppure in Europa. Che ad Appiano Gentile abbiano esercitato gli stessi professori dell'autofinanziamento? Magari parlando di sponsor?

Arriva Pallotta?

Dopo il venti ottobre dovrebbe arrivare James Pallotta a Roma, il condizionale è d'obbligo perché con il presidente non si sa mai. Se sbarcherà, il ventitrè è in programma all'Olimpico la terza sfida di Champions (contro il Cska Mosca) ed è probabile che sarà in tribuna, in piedi, al fianco di Tonino Tempestilli. La Champions è un motivo importante per il suo arrivo, ma lo è ancora di più la questione stadio. A Trigoria sperano che prima della fine dell'anno ci possa essere il nuovo via libera e a fine mese sono previste novità. Fosse così, prepariamoci a nuovi record di fatturato. Non è da escludere che Pallotta, se sbarcherà, possa esserci anche all'Assemblea dei soci che è stata fissata per il 26 di questo mese.