Fabio Capello, nell'ultima partita della sua gestione (Sampdoria-Roma 0-0, 16 maggio 2004), regalò l'esordio in campionato a 4 ragazzi della Primavera: Galasso, Wahab, Ajide e il giovanissimo Cerci riuscirono dove avevano fallito Simone Pepe, Marco Amelia, Cesare Bovo (che si consolò con uno spezzone di Coppa Italia, e soprattutto con le presenze raccolte anni dopo, nel 2005-06) e Daniele Galloppa, gente che la serie A, altrove, l'ha fatta in lungo e in largo. Fonseca, che come il tecnico del terzo scudetto non è mai stato molto generoso con i ragazzi della Primavera, non ha aspettato l'ultima gara della sua gestione, ma la prima giocata dopo l'annuncio del suo successore. E, dopo il benservito ufficiale, ha fatto un gran bel regalo alla Roma: il Darboe che giovedì sera ha giocato senza paura al cospetto di Paul Pogba, e lo Zalewski che ha segnato il gol della vittoria (lo sappiamo, lo sappiamo, per l'Uefa va considerato autogol di Telles...) in una semifinale di Europa League, contro una squadra leggendaria, a pochi minuti dall'esordio nel calcio dei grandi, sono giocatori che potranno far parte della rosa, mettendo zero alla voce "costo del cartellino".

Magari non dall'anno prossimo, magari prima dovranno farsi un annetto o due in prestito, quello si vedrà: lo deciderà Mourinho, che sicuramente sarà stato ben attento davanti alla televisione giovedì sera. Ha già chiamato Fonseca per salutarlo, magari tra qualche mese potrà farlo per ringraziarlo di aver lanciato quei due ragazzi, in una partita così importante. Poteva aspettare l'ultima, come fece Capello, Spezia-Roma invece di Sampdoria-Roma, ma non sarebbe stata la stessa cosa (e infatti, per i due nigeriani che giocarono quel maggio di 17 anni fa, quella non fu solo la prima presenza in serie A, ma anche l'ultima, Galasso arrivò a 5 grazie al Bari). Così, invece, ci sono 4 partite per avere qualche riscontro in più: meglio evitare il derby, ma domani contro il Crotone, nessuno si sorprenderebbe di vedere Darboe titolare, e Zalewski giocare un ampio spezzone di ripresa. Forse sarebbe più strano il contrario, contro una squadra aritmeticamente retrocessa, per due ragazzi che giovedì, al termine della partita, sono stati inquadrati mentre salutavano un panchinaro dello United. Era Amad Diallo, un tempo conosciuto come Traorè, classe 2002 come Zalewski, il primo di quell'annata ad aver segnato nella nostra serie A, con l'Atalanta, che, tra parte fissa e bonus, lo ha ceduto al Manchester per 40 milioni. Lui è rimasto a guardare, i due romanisti - che ancora non possono avere una valutazione, anche perché sarebbe una follia venderli ora, che sono due diamanti grezzi, e non ancora due costosi gioielli - sono stati protagonisti.

Ebrima Darboe

La sua storia, a Roma, è stata già raccontata più volte, dopo l'esordio di domenica contro la Sampdoria la conoscono in tutta Italia, dopo averlo visto giocare in quel modo contro i campioni dello United ha valicato anche i confini nazionali. Di confini ne aveva passati tanti, il numero 55 della Roma, partito a 14 anni dal Gambia, per una via, quella della Libia e del Mediterraneo, che intraprendono in tanti, e in troppi non riescono a completare, quasi sempre senza neppure una tomba, o una comunicazione a chi li aveva visti partire. A lui è andata bene, è arrivato sano e salvo, e si è ritrovato al centro dell'Italia, in una casa famiglia tra le montagne, non lontano da un campo di calcio, quello dello Young Rieti, dove lo hanno accolto e tesserato. Il resto lo ha fatto Miriam Peruzzi, una talent scout che ha portato alla Roma anche il difensore centrale della Primavera Ndiayè: Darboe, spigliato nonostante l'emozione, davanti ai microfoni, nel post-partita, l'ha ringraziata pubblicamente. Superare un provino con la Roma, per un ragazzo magrissimo e spaurito, al primo vero contatto con il calcio professionistico, non era per niente scontato, nonostante le evidenti doti tecniche, ma ce ne è voluto di tempo per poter festeggiare: per il tesseramento di un rifugiato minorenne c'è un iter lunghissimo, con continui passaggi in tribunale, e il ragazzo è stato un anno e mezzo a Trigoria senza poter giocare gare ufficiali.

E come accade ai non sono tesserati con la Primavera, ha lavorato spesso con la prima squadra, mentre i compagni avevano sedute di rifinitura, giorni di gara o di scarico. Il tesseramento è arrivato solamente nel gennaio del 2019, cosa che gli aveva impedito di essere a disposizione per le gare più facili di Europa League: i due anni a disposizione del club necessari per essere inserito in lista B, quella dei giovani, li ha avuti solo a inizio 2021. E così, invece che contro Young Boys o Cska Sofia, ha fatto la sua prima europea con il Manchester United. Per merito di Fonseca, che alla mezz'ora, quando Smalling ha chiesto il cambio poteva benissimo far entrare Kumbulla: sarebbe stata la soluzione più scontata, e l'albanese era già in piedi, senza tuta, pronto a entrare. Poi però, con un guizzo dell'ultimo istante, il tecnico ha preferito far entrare Darboe, riportando Mancini in difesa. E il ragazzo lo ha ripagato con una grande prestazione: secondo @AsRomaData ha completato il 93% dei passaggi (41 su 44), vinto il 75% dei duelli (9 su 12), recuperato 6 palloni, subito 2 falli e indovinato tutti e 4 i dribbling tentati. Personalità, precisione, intelligenza tattica, nessun calo di tensione: in Primavera - categoria in cui è il veterano, con 45 presenze e 8 gol in campionato - giocava bene, ma nella partita di giovedì - tra gli spazi più ampi per le dimensioni del campo, e la maggior qualità dei compagni - è andato ben oltre il rendimento abituale.

Nicola Zalewski

Aveva sorpreso chi seguiva la Primavera Fonseca contro il Cluj: aveva in panchina Zalewski e Milanese, e ha scelto quello meno affermato dei due, promosso solamente a inizio stagione dall'Under 18, rispetto al ben più esperto coetaneo nato a Tivoli (ma vive a Poli, sempre da quelle parti) da genitori polacchi, scappati dal comunismo, e rimasti in Italia quando, non molto tempo dopo, è caduto. Milanese si è giocato molto bene le sue carte in quella gara, con l'assist vincente per Pedro, e ha meritato pienamente di giocare le altre due, che Zalewski ha saltato causa Covid. Numero 10 e capocannoniere della Primavera, "Zale" ha colpi da giocatore vero, e una grande duttilità: ha giocato fantasista, da ala, da mezzala e in regia, e non è escluso che possa tornare in posizione più arretrata, nel corso degli anni. Boniek lo ha segnalato alla federazione polacca, che gli ha fatto giocare il mondiale Under 20, sotto età di tre anni (ma farebbe ancora in tempo a scegliere l'Italia, fino all'eventuale esordio con la nazionale maggiore), Lorenzo Pellegrini (con cui condivide l'agenzia di procuratori, quella di Giampiero Pocetta) lo ha adottato calcisticamente, ed è stato uno dei primi ad abbracciarlo dopo l'esordio. Gioca con Calafiori dal 2011, quando venne selezionato il gruppo dai Pulcini, e ha tutto per continuare a farlo anche con la Roma prima squadra.

E adesso?

Decisamente prematuro dire dove giocheranno i due ragazzi nella prossima stagione, ma di certo non nella Primavera: Darboe ha finito il ciclo, Zalewski potrebbe farlo ancora come fuoriquota, ma per la sua crescita tecnica sarebbe inutile. A meno che non sia Mourinho a suggerirlo, ogni tanto, dopo averlo fatto allenare tutta la settimana con la prima squadra. Perché tutti, anche quelli che fino a pochi giorni fa non vedevano l'ora di andare in prestito, ora vorrebbero giocarsi le loro carte col portoghese.