La Roma salva l'onore battendo 3-2 il Manchester United che vola a Danzica da gran favorito rispetto al Villarreal, unica intrusa spagnola in un dominio inglese nelle coppe europee, certificato soprattutto dalla finale di Champions tra il City e il Chelsea. Ed è un altro motivo per benedire l'arrivo di Mourinho, uno che ha passato diversi anni della sua gloriosa carriera battendosi in Premier. Aumentano i rimpianti per la brutta sconfitta dell'Old Trafford perché ieri è stata comunque una partita vera e la Roma ridotta ai minimi termini di questi giorni, con un allenatore già salutato e una squadra che continua a perdere i pezzi (ieri nuova ricaduta nel primo tempo pure per Smalling), è stata in grado di costruire dieci palle gol e di battere tre volte De Gea, peraltro decisamente il migliore in campo. Ma il segno della sfida in fondo è tutto nell'architettura delle ultime due segnature: da una parte la pennellata di Bruno Fernandes per Cavani per il 2-2, dall'altra l'assist di Santon per Zalewski, all'esordio bagnato dal gol (del definitivo 3-2). Nel primo tempo la Roma aveva provato a illudersi costruendo tanto e sbagliando altrettanto sottoporta, poi il primo gol di Cavani aveva chiuso la questione. Ma una nuova fiammata nella ripresa aveva portato prima il ribaltamento del risultato (reti di Dzeko e Cristante) e poi tre clamorose occasioni per il 3-1, prima del pareggio ancora di Cavani che ha definitivamente chiuso la questione qualificazione, poco prima del 3-2 definitivo.

Non che nessuno sperasse nel miracolo che razionalmente aveva forse assai meno probabilità di avverarsi rispetto a quel che si poteva immaginare alla vigilia di Roma-Barcellona del 2018. Ma insomma veder sprecare tante palle-gol (addirittura tre nei primi otto minuti) all'alba della partita ha lasciato in bocca un gusto un po' amaro. Fonseca ci aveva provato cambiando sistema di gioco e piano gara, con una difesa modulata su quattro giocatori (da destra Karsdorp, Smalling, Ibanez e Peres) in fase di non possesso con Mancini a centrocampo ad occuparsi nello specifico di Bruno Fernandes, due mezze ali di gamba e fosforo come Cristante e Pellegrini e due trequartisti (Pedro, recuperato all'ultimo, e Mkhitaryan) alle spalle di Dzeko. E il piano ha persino funzionato inizialmente contro l'invariabile 4231 senza posizioni offensive fisse di Solskjaer, stavolta con due esterni tutti nuovi (Greenwood e van de Beek), l'intoccabile Fernandes alle spalle dell'immarcabile Cavani, con Pogba e Fred davanti alla difesa a 4 con Bailly centrale con capitan Maguire e Wan-Bissaka e Shaw sulle fasce.

A vedere le squadre schierate in campo ad inizio gara la differenza maggiore si coglieva allargando l'immagine e guardando le panchine: dodici giocatori di livello per il Manchester (con qualche giovane, al fianco di Lindelöf, Mata, Rashford, Matic e McTominay, gente che alla Roma oggi sarebbe titolare, e infatti dicono che Mourinho un paio, Mata e Matic, li vorrebbe qui il prossimo anno), e dall'altra parte un solo potenziale titolare, Borja Mayoral, più Kumbulla non al meglio, Santon, due portieri (non Farelli, inspiegabilmente convocato ma non in lista Uefa, ma Boer e Fuzato), e quattro ragazzini della primavera, Bove, Ciervo, Darboe e Zalewski. Uno di loro, Darboe, è dovuto persino entrare al 30° quando Smalling ha alzato bandiera bianca, ennesima ricaduta di una stagione maledetta: spiace dirlo, ma la preparazione e il recupero degli infortunati sono stati gestiti in maniera dilettantesca.

Più sull'abbrivio dell'incoscienza con cui sono evidentemente entrati in campo che per reale manifestazione di superiorità tecnico-tattica, i primi minuti sono stati caratterizzati da un curioso dominio giallorosso, con tre palle-gol tra il 3° e l'8° di gioco. Su punizione laterale di Pellegrini, la palla è filtrata in area, Mancini si è trovato un pallone scivoloso addosso e l'ha controllato come ha potuto, toccandolo anche con un braccio, e poi calciando verso De Gea che ha allungato la mano e ha respinto, poi ci ha provato Cristante, ma il suo tentativo è stato respinto di schiena sulla linea: qui il dubbio è che forse al Var sarebbe stato annullato tutto per la mano di Mancini, ma un precedente tocco di piede lascia aperta la questione. Sul corner Ibanez ha allungato la traiettoria, cogliendo sul secondo palo da solo Mkhitaryan (difetto già riscontrato dello scaglionamento sui corner dei Red Devils) che però ha mandato di testa sull'esterno della rete. Poi ci ha provato Pellegrini al 7° con un gran sinistro di poco fuori dopo scarico veloce di Pedro e infine all'8° Karsdorp, particolarmente ispirato, ha rubato un pallone a Shaw ma ha clamorosamente sbagliato la scelta, servendo Dzeko in realtà marcato e ignorando Pellegrini che arrivava tutto solo da dietro. Il tedesco Brych, arbitro fin troppo compassato, ha lasciato andare dei falli che avrebbero meritato dei cartellini (a Bailly e Cavani), e non saranno le uniche imprecisioni della gara. Poi la partita si è riequilibrata ed uscita fuori la proprietà tecnica degli inglesi, e in particolare di Fernandes e del loro assatanato centravanti uruguaiano, Cavani, favorito da alcuni sbagliati piazzamenti romanisti e vicinissimo al gol al 20° (pallonetto a ricadere sulla parte alta della traversa) e al 26° (ciclonico destro respinto tra mani e faccia da Mirante). Al 29° il ko di Smalling, al 31° è andato vicino al gol Mkhitaryan spizzando di testa di poco fuori su uscita di De Gea, con posizione di fuorigioco rilevata (ma assai dubbia al replay), al 34° ci ha provato di sinistro Pellegrini mettendo in serie difficoltà ancora De Gea. Al 39° il gol che ha inchiodato la qualificazione inglese, ispirato ancora da Bruno Fernandes, rifinito da Fred su Cavani, fuori linea rispetto ad Ibanez, e destro stavolta imprendibile per Mirante. Ma la Roma non s'è ancora arresa e al 41° ancora Mkhitaryan ha costretto De Gea alla gran parata.

All'intervallo Solskjaer ha cambiato i due esterni (dentro Williams e Telles per Wan-Bissaka e Shaw) ma il livello difensivo degli inglesi è rimasto lo stesso, piuttosto disatroso, aumentando così i rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere questa semifinale se non ci fosse stata quella clamorosa resa a Manchester. Al 4° Brych ha ignorato un fallo piuttosto evidente di mano di Maguire in area, scagionandolo per via del precedente tocco di tacco: ma il braccio così perpendicolare rispetto al corpo gridava vendetta. Ma la Roma non si è disunita nelle proteste e in due minuti ha ravvivato la sfida, con il pareggio al 12° di Dzeko su assist di Pedro (pescato ancora solo sul secondo palo) e addirittura il vantaggio segnato al 15° da Cristante su palla recuperata alta da Pellegrini. In una fiammata, la Roma ha provato di nuovo a credere nell'impossibile: nei due minuti successivi ha avuto addirittura tre palle-gol, con Dzeko e Pedro sottoporta e poi con Mkhitaryan, sempre con De Gea nelle vesti di incredibile calamita di palloni. Se fosse arrivato il 3-1 in quel momento, con la qualificazione distante solo due gol e ancora mezz'ora da giocare, forse la partita avrebbe vissuta qualche altra palpitazione. E invece la Roma ha dovuto tirare il fiato, Solskjaer è corso ai ripari richiamando Pogba per il solido Matic e Fernandes è tornato a dettare calcio, prima invitando Greenwood alla facile conclusione (tocco sotto diagonale fuori misura) e poi Cavani che di testa, tenuto in gioco da Mancini e sfuggito a Peres malconcio, ha fatto il gol del 2-2 che ha nuovamente chiuso le speranze.

L'ingresso di Santon ha ridato un po' di vigore e la partita ha vissuto qualche momento di nervosismo, con un faccia a faccia tra Karsdorp e Cavani punito col giallo ad entrambi. Altri cambi sembravano il preludio al finale cloroformizzato, oltre a segnare anche la giusta e definitiva distanza tra le due squadre (dentro un certo Rashford da una parte, e Zalewski e Mayoral dall'altra) e invece con un ulteriore impulso proprio i due nuovi entrati hanno fissato il risultato sul 3-2: splendido il numero di Santon in fascia, con doppia finta che ha messo a sedere Williams e cross sul secondo palo (ancora) dove Zalewski ha calciato libero come i suoi diciannove anni battendo stavolta De Gea, grazie anche ad una deviazione di Telles. L'onore dunque è stato salvato ma i rimpianti restano: una Roma con tutti i suoi elementi e soprattutto con una migliore tenuta muscolare si sarebbe potuta giocare la qualificazione fino in fondo. Sarà un altro rimpianto che Fonseca si porterà via e un altro spunto di lavoro per Mourinho.