La Roma non c'è più. L'agonia continua anche a Genova, dove non basta un buon avvio di partita per evitare l'undicesima sconfitta di campionato, una roba che fa sprofondare la squadra ai livelli dei primi due anni di Pallotta (furono 14 i ko con Luis Enrique, 12 l'anno successivo tra Zeman e Andreazzoli), "grazie" a un girone di ritorno da zona retrocessione (5 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte, media punti 1,2: valgono il tredicesimo posto nella relativa classifica) e alla vigilia della gara di ritorno proforma col Manchester United, che ieri non ha giocato per la protesta dei suoi tifosi arrabbiati per il progetto della Superleague perseguito dai proprietari americani. Qui invece non si arrabbia più nessuno, Fonseca arriva addirittura a dire che la squadra ha giocato un buon primo tempo e poi è stata sfortunata, i dirigenti non si fanno sentire come al solito, e i proprietari si dissolvono nella notte genovese. Della Roma che cosa resta? Ieri ha banchettato sulle sue ceneri pure la Sampdoria di Ranieri e di Verre, 2-0 con un gol per tempo, allo scadere del primo ci ha pensato Adrien Silva (primo gol in A, e come ti sbagli), a metà del secondo ha raddoppiato Jankto. Dzeko subito dopo ha sbagliato un rigore, restando così a zero anche lui nel girone di ritorno.

Fonseca aveva scelto la squadra iniziale tra i pochi giocatori disponibili, dopo l'incredibile serie di muscoli sfilacciati registrata negli ultimi giorni: così alle assenze di Zaniolo, El Shaarawy, Calafiori e Pedro, si sono aggiunte quelle di Pau Lopez, Spinazzola, Diawara, Perez e, novità di giornata, anche Pellegrini, rimasto al fianco della moglie partoriente, col travaglio cominciato alle 4,30 di notte e parto avvenuto praticamente nell'imminenza della partita (un maschietto, Thomas, auguri). Sull'opportunità dell'assenza del capitano ognuno si faccia la sua idea, non è comunque la cosa più balzana uscita dalla Roma in questa tribolata stagione. Così Fonseca si è inventato una Roma con il doppio centravanti (Borja Mayoral e Dzeko) anche se tatticamente ha sempre chiesto ad entrambi di alternarsi tra la posizione di punta centrale e quella di trequartista di destra, sulla linea di Mkhitaryan, centrosinistra. In mezzo ha ripresentato Cristante (non giocava in mediana da Crotone-Roma, un girone fa, con la Juventus invece giocò trequartista) al fianco del solito, quasi trasparente Villar, in fascia destra Santon, a sinistra Peres (nell'occasione chiamato anche a calciare i corner), dietro finalmente tre difensori, Mancini, Smalling e Kumbulla, ma la circostanza non ha prodotto miglioramenti tattici. L'altra novità in porta, con l'esordio stagionale di Fuzato: così alla fine i cambi rispetto a Manchester sono stati sette. Solito 4411 per Ranieri, con un solo indisponibile: Torregrossa.

Dentro la collaudata difesa a quattro con Bereszynski, Tonelli, Colley e Augello, una linea poco più avanti con Damsgaard, Thosrby, Silva e Jankto, con l'ex Verre dietro a Gabbiadini.
Buono il piglio della Roma nella prima fase della partita, con due occasioni, la prima delle quali in transizione veloce: al 2° con un blitz di Mancini per Mayoral che in area ha prima atteso l'intervento alle sue spalle di Colley, poi l'ha saltato spostandosi la palla sul destro e poi calciando in diagonale, fermato solo dalla disperata scivolata da Tonelli. Analogo epilogo per l'occasione al 13°, stavolta con una bella costruzione dal basso con parte finale rifinita da Cristante per Dzeko che ha aperto per Santon che ha trovato con un bel rasoterra all'indietro Mayoral, a sua volta bravissimo ad aprire il piatto sinistro per la conclusione di prima, impattata ancora da Tonelli, stavolta di testa, nella sua traiettoria verso l'incrocio dei pali. Al 28° la Roma ha anche trovato il gol con Dzeko ancora su transizione nata da uno scippo del pallone stavolta di Peres, con verticale immediata di Mkhitaryan per il bosniaco, colto però in posizione di fuorigioco per pochi centimetri. Poi, come tante volte è accaduto alla Roma in questa stagione, il buon ritmo imposto alla prima parte è bruscamente calata, sono arrivati i primi errori in disimpegno e soprattutto è cresciuta la spinta della Sampdoria. Al 34° per un errore di Mkhitaryan Damsgaard sulla destra ha potuto servire basso Verre che ha avuto il tempo di controllare il pallone e battere forte di sinistro, fuori di poco. Subito dopo Augello ha trovato un buon varco per un cross da sinistra, sul rimpallo di testa tra Peres e Damsgaard la palla è finita a Thosrby su cui è stato bravo Fuzato. Nel finale di tempo un'occasione a testa e il gol ovviamente l'ha trovato la Sampdoria: al 42° un bel taglio di Mkhitaryan verso Dzeko ha messo il bosniaco in condizione di entrare in area defilato a sinistra, ma col tempo giusto per superare anche Audero in uscita, però la conclusione successiva è andata sull'esterno della rete. Allo scadere, invece, l'immancabile regalo ha messo la partita in salita: in un disimpegno apparentemente facile, Fuzato ha servito Kumbulla più centralmente rispetto alla posizione assunta dall'albanese che così, nel tentativo di spostare rapidamente la posizione per controllare meglio il pallone è scivolato dando il via libera a Thosrby che ha servito all'indietro Adrien Silva che ha battuto forte e basso sul primo palo passando sotto le gambe di Cristante e cogliendo in controtempo il portiere brasiliano.

Nella ripresa al 1° minuto anche Smalling ha perso aderenza col terreno, poi Gabbiadini l'ha ostacolato e l'attento Sacchi ha punito la scorrettezza, rendendo non punibile il successivo tocco di braccio dell'inglese. All'11° Cristante in scivolata ha rischiato il secondo giallo, un minuto più tardi Dzeko ha segnato ancora, ma ancora partendo da posizione di fuorigioco. Al 18° Santon ha trovato un buon varco a destra per crossare basso in area, ma Dzeko non ha seguito bene l'azione. Subito dopo Kumbulla, colpito a un fianco, ha dovuto lasciare il campo a Ibanez. Neanche il tempo di assestarsi e un altro scaglionamento suicida della linea difensiva ha aperto un buco su cui è stato lesto a precipitarsi Jankto, servito da una deliziosa rovesciata di Verre: vano il tentativo di parata di Fuzato, 2-0. Neanche sessanta secondi dopo e la Roma ha segnato il suo terzo gol di giornata da posizione irregolare e stavolta l'infrazione è stata davvero millimetrica: peccato perché la rete di Mayoral meritava l'applauso. Dopo altri due cambi (Karsdorp per Santon e Pastore per Mayoral) al 26° c'è stata l'occasione per rientrare in partita: una bella incursione di Mancini è stata fermata da Silva con un netto tocco di braccio, scostato dal corpo. Pochi dubbi: rigore. Ma Dzeko dal dischetto ha reso ancora più fosca la serata facendosi respingere il tiro da Audero. La Roma è finita lì e sul finale, e sulle due occasioni residue di Keita e Candreva (due ex laziali messi in campo per Gabbiadini e Damsgaard) è meglio calare un velo pietoso. Ma merita la citazione l'esordio in A di Ebrima Darboe, gambiano del 2001. Per lui resterà una serata indimenticabile. Per tutti gli altri romanisti un'altra pagina nera con cui fare i conti.