Fresco vincitore dell'ultima giornata di eFootball Pro grazie a una grande prestazione che ha permesso al team di ottenere le qualificazioni ai playoff, Emiliano Spinelli, in arte "The SVenom", è una delle perle della squadra eSports della Roma. Un'icona del panorama competitivo italiano, che fra analisi e obiettivi si è raccontato a Il Romanista.

Puoi farci una tua presentazione sintetica? Chi è Emiliano "The S-Venom" Spinelli?
«Sono Emiliano Spinelli, ho 32 anni e sono in questo mondo del competitive da tredici circa. Ho una cospicua esperienza alle spalle: ho vinto due titoli in Italia, uno nazionale in Germania nell'anno in cui ho vissuto lì per lavoro, nello stesso anno sono diventato vice-campione europeo e ho partecipato alle World Finals, il mondiale di Pes. Lo scorso anno ho partecipato alla eFootball Pro, il massimo campionato su Pes, con la maglia dell'Arsenal. E da quest'anno vesto i colori giallorossi».

C'è stato un momento preciso in cui hai capito di poter fare il proplayer?
«Sì, quando ho cominciato io ancora non esistevano le parole eSports e competitive. C'erano solo tornei locali fatti nei negozietti di quartiere, dove ho iniziato molto giovane, quando avevo 17/18 anni. Qui ho avuto la fortuna di trovare l'allora campione italiano. Partecipando a questi eventi me la giocavo alla pari con lui, ma non ero a conoscenza del circuito nazionale, fu lui a dirmelo e a consigliarmi di partecipare. Da lì in poi sono cresciuto e mi sono tolto molte soddisfazioni. Tutto è iniziato per caso, per poi diventare la mia professione da qualche anno a questa parte, da quando poi l'eSport è esploso».

In questo campo hai molta esperienza, hai già pensato a come portarla al punto successivo? Cosa c'è nel futuro di The S-Venom?
«Non nego che sto pensando, nella prossima stagione, di avere un doppio ruolo da giocatore e allenatore, come sto già facendo da qualche mese. Oltre a giocare sto ricoprendo la figura di coach e chioccia per i miei compagni che, seppur molto talentuosi, hanno meno esperienza di me e possono crescere da questo punto di vista. In futuro mi piacerebbe passare dall'altro lato del campo e diventare coach o team manager, o entrambi. Poi perché no, magari sempre nella Roma».

Come è nato il tuo nickname?
«Venom è il mio personaggio Marvel preferito, anche perché mi somiglia un po'. Posso apparire burbero, grande e cattivo, ma sono buono. Il mio nickname rappresenta questo yin e yang che è presente in tutti noi. Poi in base alla persona esce fuori il mio lato buono o cattivo. La "S" negli anni ha rappresentato molti significati, ma il più romantico e normale è legato al mio cognome, ovvero Spinelli".

Vogliamo abbattere una barriera e spiegare cos'è un proplayer di eSports?
«Un proplayer ha tutta la dignità degli atleti di ogni disciplina sportiva. Ci alleniamo quotidianamente, abbiamo investito in sacrifici, in ore tolte magari al divertimento con gli amici. C'è tanta preparazione tattica e tecnica. Viene meno la componente atletica, ma c'è molto più consumo di energie mentali. La tattica è molto importante, così come la preparazione dei meccanismi automatici. Non abbiamo nulla da invidiare ad altre discipline. È un discorso di cambiamento culturale che sono fiducioso avverrà normalmente col tempo. In Italia ci arriviamo un filo dopo, ma ci arriviamo. Abbiamo margini di miglioramento in tal senso».

La mancanza di cultura è il più grande ostacolo per gli eSports in italia?
«Quello e, di pari passo, la difficoltà burocratica di organizzare tornei, mettere determinate somme o premi fisici in palio. Tutto si snellirà quando le istituzioni e i grandi brand si accorgeranno, come sta accadendo, del nostro settore».

La mancanza di normative che regolano la disciplina si sente?
«Sì, dalla più banale assenza di una vera figura del nostro settore per quanto riguarda una posizione fiscale, a una vera e propria mancanza di norme in materia di contratti. Non è il nostro caso, perché siamo persone serie, mature e preparate. Mi viene da pensare che magari i più giovani possano affidarsi ai team senza pensare alle conseguenze legali, di gestione dei diritti: andrebbe fatta un po' di chiarezza. Come avviene in qualsiasi settore, ci si arriverà, è un processo naturale che avverrà in futuro».

Come si svolge una giornata tipica di allenamento nella Roma eSports?
«Noi in particolare, partecipando sia alla eFootball Pro, sia alla eSerie A, abbiamo preparazioni diverse in funzione delle varie discipline. La eFootball Pro si svolge tre contro tre, mentre la eSerie A uno contro uno classico. Ci alleniamo quotidianamente nella modalità 3 vs 3 con i nostri colleghi della eFootball Pro, quindi ad altissimo livello. Ovviamente, la scorsa giornata abbiamo giocato con l'Arsenal e non ci siamo allenati con loro, ma lo facciamo con le squadre con cui abbiamo già avuto modo di fare le partite del matchday. Ci alleniamo circa 2 o 3 ore al giorno: due magari di partita vera e propria e un'oretta di analisi degli errori, rivediamo le partite e la tattica. Per quanto riguarda l'1 contro 1, man mano che si avvicina l'evento facciamo allenamenti specifici e intensi. Dalla prossima settimana avremo i playoff della eSerie A e ogni sera io e Kepa facciamo un allenamento extra per prepararci contro i nostri futuri avversari. Affronteremo la vincente fra Atalanta e Cagliari e li stiamo studiando».

Per farlo giocate sempre Roma contro Roma oppure utilizzate le squadre degli avversari per cercare di conoscere meglio i loro giocatori?
«Per i gironi ci eravamo allenati con il classico Roma contro Roma perché dovevamo puntare sull'allenamento personale, in questo caso ci stiamo allenando utilizzando le squadre avversarie, usando le loro formazioni e uno stile di gioco il più possibile simile al loro proprio per studiare pro e contro, dove poi andarli a colpire».

Hai giocato anche con l'Arsenal, ci sono differenze tra Inghilterra e Italia negli eSports?
«Culturali, perché all'estero siamo visti in modo più serio e professionale. Mi viene da pensare all'anno in cui ho fatto le competizioni in Germania: eravamo considerati veri e propri sportivi anche per il pubblico normale. Quando ho vinto il titolo, e anche l'anno successivo, sono stato candidato ad atleta sportivo dell'anno al pari di Müller, Reus e Vettel. Ovviamente arrivai ultimo (ride, ndr). Comunque è stato un riconoscimento molto importante, come quando lo scorso anno in Inghilterra con la squadra vincemmo il premio di giornata per il miglior gol e quello venne inserito nella classifica delle migliori reti dell'Arsenal del mese insieme a quelle della prima squadra e della femminile. Un vero e proprio modo di considerare alla pari tutti i team del club».

E la Roma?
«In tal senso sta lavorando molto bene, noi abbiamo totale supporto dal club anche nelle attività e come giocatori siamo ritenuti tesserati del club. La società è molto seria, punta molto sul settore degli eSports e non potrebbe essere diversamente».

In questi giorni si è riproposto il problema dell'allontanamento dei giovani dal calcio. Pensi che gli eSports siano il nemico dello sport reale o i protagonisti del mondo sportivo non hanno capito che è un'opportunità che può affiancare lo sport?
«Io credo che possano tranquillamente lavorare in sinergia i due settori. Anzi, credo che visto che gli eSports sono motivo di aggregazione per i più giovani, unire le competizioni sportive e eSportive potrebbe portare a un maggior interessamento di quei ragazzi che si stanno allontanando dal calcio tradizionale. Anzi, con Pes è più facile lavorare perché è lo stesso sport, stiamo parlando di calcio. Trattare altri titoli, videogiochi e eSports potrebbe essere più complicato in Italia, ma con il calcio è sicuramente più facile fare comunicazione».

Il 27 e il 28 aprile ci saranno poi i playoff della eSerie A. Siete carichi?
«Siamo pronti, carichi e consapevoli di essere il club con più occhi puntati addosso. Tutti vorranno sconfiggerci e vorrebbero vederci sconfitti ed è una motivazione in più per fare bene e dominare, come abbiamo fatto nel girone che sulla carta era molto difficile».

L'avversaria sarà una fra Atalanta e Cagliari. Chi passerà delle due? Ce n'è una che preferisci in particolare?
«Sulla carta il player del Cagliari ha un po' più esperienza nelle competizioni di questo livello, ma il giocatore dell'Atalanta, oltre ad avere secondo me una rosa leggermente più forte, è molto imprevedibile negli eventi dal vivo. È una sfida in cui possono passare tutti e due. Fra chi preferirei, non riesco a sbilanciarmi perché come ho detto è una sfida equilibrata. Noi non ci nascondiamo, saremo la squadra da battere fra le tre e sono loro a dover venire ad affrontarci. Noi saremo pronti sicuramente».

Kepa ha avuto un cammino straordinario nella Regular Season, gli hai dato una mano per affrontare al meglio i club?
«Kepa ha avuto un cammino trionfale nella eSerie A. In vertà era partito leggermente tirato perché era l'esordio e il ritorno ad un evento dal vivo dopo un po' di tempo. Ho dovuto scioglierlo. La chiave è stata la mia partita contro la Juventus in cui ha riposato e ha potuto riordinare le idee. Di lì in poi è stato una schiacciasassi. Ha preso fiducia, confidenza e io ero lì di fianco a dirgli di non fare troppi calcoli e non pensare troppo al risultato. "Sei più forte, dimostralo e vai come un treno". Non a caso, posso già rivelarlo, siamo a un ottimo livello entrambi, ma ho deciso di dare spazio a lui nella fase finale perché è troppo più in forma rispetto agli altri. Ha dimostrato valore assoluto e non potrei tenerlo in panchina. Punteremo tutto su di lui e io, ovviamente, sarò li accanto a lui a motivarlo e a cercare di gestire le risorse, perché conosco meglio gli avversari italiani. Lui deve solo pensare a come colpirli».

Che opinione hai di capitan Roksa?
«È un vulcano. Super talentuoso. Un suo limite, ma anche parte della sua forza, è essere molto emotivo e istintivo. Se prende coraggio è inarrestabile. Nel momento in cui si innervosisce quel filo in più, diventa un po' più delicato da gestire. Abbiamo lavorato tanto in questi mesi proprio per gestire gli equilibri del team. Quindi, magari abbiamo Kepa più freddo e Roksa più vulcanico, io sono lì a fare da bilanciere fra i due e i risultati stanno pagando».

Se avessi l'opportunità di sfidare un calciatore della Roma e della Roma Primavera chi sceglieresti?
«Per la prima squadra probabilmente sfiderei Mancini perché so che è un grande videogiocatore, potrebbe essere una bella sfida. Per la Primavera sicuramente giocherei con il mio amico Tall, con cui ho avuto il piacere di incontrarmi qualche settimana fa a Trigoria. La società mi ha fatto questa sorpresa proprio perché era il nostro giocatore preferito nella modalità e probabilmente farei una sfida con lui».

Dopo l'ultimo aggiornamento però Tall è stato rimosso dal gioco, vero?
«Purtroppo sì, per un errore di Konami. Nell'aggiungere Bryan Reynolds ha fatto una sorta di sostituzione erronea. L'abbiamo già segnalato ai vertici del colosso giapponese già da qualche settimana. Speriamo di riaverlo quanto prima perché era veramente forte, un titolare e non averlo ci sta penalizzando. Speriamo di poterlo riutilizzare almeno per la fase finale della eFootball Pro e della eSerie A».

Se invece dovessi scegliere di sfidare una calciatrice della Roma Femminile?
«Probabilmente Annamaria Serturini, con cui ho avuto modo di chiacchierare su Instagram. Sta andando molto bene, è una presenza fissa nella Nazionale ed è un fenomeno nel suo settore».