Friends Arena di Solna, 24 maggio 2017: siamo al 48' della finale di Europa League tra il Manchester United di Josè Mourinho e l'Ajax di Peter Bosz, con i Red Devils avanti per 1-0 grazie al gol nel primo tempo di Paul Pogba. Su un corner dalla destra, Chris Smalling svetta in area e fa la torre per Henrikh Mkhitaryan, che con una mezza rovesciata spalle alla porta trafigge Onana e sigla il raddoppio, che di fatto chiude i giochi e consegna la coppa agli inglesi. Ne è passata di acqua sotto ai ponti, da allora: basta dare uno sguardo alle formazioni in campo quella sera. Nello United, oltre ai due romanisti, spiccava anche Daley Blind, ora tornato all'Ajax, ma assente nei quarti di finale di Europa League per un infortunio alla caviglia. Solo due i superstiti tra i Lancieri a distanza di quattro anni: uno è Davy Klaassen, a segno nella partita di una settimana fa, tornato in patria dopo le esperienze con Everton e Werder Brema; l'altro è David Neres, all'epoca ventenne di belle speranze e ora titolare inamovibile di ten Hag.

Ma torniamo a Micki: quel torneo è stato il suo migliore in ambito internazionale, con sei gol in undici partite e (soprattutto) con la vittoria in finale. Settantaquattro minuti in campo a Solna, nei quali ha messo in mostra tutto il suo repertorio: intelligenza tattica, tecnica sopraffina, tanto dinamismo e un istinto killer. Le stesse caratteristiche mostrate nella prima parte di questa stagione, prima che l'infortunio al polpaccio rimediato all'andata contro lo Shakhtar Donetsk lo mettesse fuori gioco per tre settimane circa. Una perdita pesante per Paulo Fonseca, a maggior ragione se si tiene conto che è coincisa in parte con l'assenza di Veretout. Senza di lui, la Roma ha spesso faticato anche a trovare la via del gol: troppo importante l'imprevedibilità di Mkhitaryan, la sua capacità di spaziare su tutto il fronte offensivo e di creare varchi nelle difese avversarie. Lo testimoniano i numeri maturati da settembre ad oggi: undici gol e altrettanti assist in 2.549' disputati fin qui; vale a dire che, in media ogni 115', l'ex Arsenal è stato artefice di una rete giallorossa.

Recupero fondamentale

Domenica, contro il Bologna, Henrikh ha disputato uno spezzone: Paulo Fonseca gli ha fatto giocare gli ultimi 22', necessari per mettere un po' di benzina nelle gambe in vista della partita di oggi, la più importante della stagione in questo momento. Contro l'Ajax Micki partirà dall'inizio, affiancato da Pellegrini sulla linea di trequarti: a lui il compito di scardinare una difesa spesso alta, esuberante e forte fisicamente, ma anche giovane, e che quindi potrebbe peccare di inesperienza al cospetto di veterani come il numero 77 o Dzeko. Soprattutto sulla corsia destra degli olandesi, dove mancherà Rensch (squalificato) e potrebbe essere adattato il centrale Timber. Ma al di là di chi si ritroverà di fronte, Mkhitaryan ha grande voglia di tornare ad essere il giocatore determinante visto prima del ko. La stagione è entrata nel vivo e la posta in palio è altissima, a partire da stasera: per un leader come Henrikh, queste sono le partite più attese. Quelle in cui serve tirare fuori il coniglio dal cilindro. Come a Solna quattro anni fa.