Settantasette. Giocando a tombola, nella smorfia romana, è il numero che, quando esce, chi tiene il cartellone annuncia con un malizioso "le gambe delle donne". Per noi, non è così. Perché per noi, senza malizia, sono le gambe di Mkhitaryan (chi vuole equivocare meglio non lo faccia, in ogni caso chissenefrega). Sì, le gambe del miglior giocatore armeno della storia, il fantasista che alla Roma di Fonseca è mancato una cifra da quando, partita d'andata all'Olimpico contro lo Shakthar, alzò bandiera bianca per un guaio al polpaccio che lo ha tenuto fuori per un mese. Con tutte le conseguenze del caso: sconfitta a Parma, non richiesto bis contro il Napoli, pareggio con il Sassuolo, e meno male che sono arrivati due successi in Europa, prima il bis vittoria con gli ucraini, poi giovedì scorso il due a uno ad Amsterdam che è servito ad alimentare un sogno. Ma c'è una partita di ritorno da giocare e dire semifinale è ancora vietato.

Così ieri, nel tardo pomeriggio, quando sulla linea del fallo latrale c'è apparsa la maglia numero settantasette con le relative gambe di cui sopra, abbiamo avvertito un pizzico di ottimismo in più per i secondi novanta minuti contro i Lancieri, strappandoci pure un sorriso di quelli che si possono definire di sollievo. Del resto, solo chi ha poca confidenza con il calcio, non può non avere capito cosa abbia significato, in negativo, l'assenza di Mkhitaryan (sommata poi a tutte le altre con cui Fonseca continua a dover fare i conti) in questo ultimo mese. Non solo per i gol e gli assist che ha garantito alla squadra fino a quando è stato bene, ma anche se non soprattutto per la qualità calcistica che l'armeno può mettere sempre in campo. Noi, per esempio, malati di inguaribile ottimismo, siamo convinti che con Miki ad Amsterdam, la vittoria sarebbe potuta essere ancora più rotonda e rassicurante. E ne diamo una spiegazione. Per le sue caratteristiche tecniche, il settantasette è un giocatore che dà tutta un'altra dimensione, ovviamente in meglio, alla transizione offensiva della Roma. Ovvero: quando la squadra riparte, se il pallone finisce tra i piedi dell'armeno, si può stare sicuri che qualcosa di positivo succederà, o in fase di ultimo passaggio o, anche, in termini realizzativi. Con lui in campo, insomma, c'è una Roma, senza le possibilità offensive dei giallorossi inevitabilmente tendono a diminuire. Contro l'Ajax che per dna calcistico e necessità di dover recuperare lo svantaggio, giovedì attaccherà, è presumibile che ci possano essere quegli spazi in cui il talento calcistico del settantasette potrà fare male.

In qualche misura ce lo ha confermato anche nei ventisei minuti (recupero compreso) che ha giocato contro il Bologna. È stato un piacere rivederlo con il pallone tra i piedi con quella sua corsa esteticamente bellissima ma anche tremendamente efficace. È stato ancora piacere puro constatare la sua voglia di tornare a prendere a calci un pallone, per nulla preoccupato di una condizione non ottimale e che potrà tornare ad avere solo quando avrà messo più partite nelle gambe. È stato incoraggiante constatare come si sia messo a disposizione della squadra e dei compagni, sempre pronto a inventare la giocata importante, a dettare il passaggio come, per esempio, in occasione di quel pallone (splendido) che Pastore (oh Pastore, chi si rivede) ha dato a Karsdorp ma con l'olandese che si è ingarbugliato con le gambe senza riuscire a dare la palla all'armeno che si era reso disponibile per metterla dentro più o meno a porta vuota.

Ecco perché il suo recupero può definirsi fondamentale per le fortune europee dei giallorossi. E' l'uomo che più di qualunque altro può fare male agli olandesi. Che, oltretutto, lo sanno visto che Mkhitaryan già gli ha fatto male proprio in una finale di Europa League quando vestiva la maglia del Manchester United e in panchina c'era Special One Mourinho. I minuti giocati ieri dall'armeno gli hanno consentito di riprendere confidenza con il calcio vero, facendogli toccare con mano che quel maledetto infortunio al polpaccio è roba del passato e che adesso può tornare a essere il giocatore che fa la differenza, il campione in grado di trascinare la Roma in una semifinale europea in cui, nel caso, molto probabilmente, potrebbe ritrovare il suo vecchio, ma mai amato (pure da noi), Manchester United. Con il recupero di Mkhitaryan anche Fonseca e i compagni saranno più tranquilli nell'affrontare una sfida che potrebbe dare tutta un'altra dimensione alla stagione romanista. E dopo, magari, una volta superato l'ostacolo olandese, potrebbe esserci anche l'occasione giusta per annunciare un prolungamento contrattuale al quale mana soltanto il sì del suo procuratore, Mino Raiola. Ma Micki vuole rimanere in giallorosso. E vuole dimostrarlo in campo. Già da giovedì prossimo.