«Ora non mi posso pronunciare perché la magistratura ha messo in luce alcune ipotesi che potrebbero essere pericolose. Ora dobbiamo capire se erano gesti goliardici, passatemi il termine, oppure dovremo rimodulare tutto». Dopo giorni di silenzio è tornata a parlare la sindaca di Roma Virginia Raggi. E la prima considerazione che si potrebbe fare in proposito è che forse non ce n'era così bisogno. Questo perché le parole della sindaca ci riportano indietro almeno di un mese. Un mese che sarebbe invece stato estremamente prezioso per la società giallorossa, che così vede allontanarsi la data della posa della prima pietra. La cautela con cui la sindaca si esprime circa la possibilità di riprendere i lavori non desta preoccupazioni. Indipendentemente dai nuovi possibili sviluppi dell'inchiesta Rinascimento. Quello che preoccupa è l'ammissione secondo cui la due diligence avviata dal Comune sull'iter amministrativo burocratico, i cui esiti erano attesi per la seconda metà di questo mese, sarebbe invece tutt'altro che conclusa. «Stiamo aggiudicando per trovare il soggetto terzo che possa fare questi studi - ha detto la Raggi - Speriamo che i tempi siano i più brevi possibili, Roma merita che tutto sia fatto per bene. Sottovalutazione dei proponenti? Questo non lo sappiamo. Sarà un soggetto terzo, tecnico, pagato dal Comune di Roma ovviamente».

Cosa preoccupa di queste affermazioni? Praticamente tutto. Dalla prima questione regolamentare secondo cui il Comune non potrebbe farsi carico dello studio dei flussi di traffico di un'opera privata, alla sconfessione di quanto ufficiosamente ammesso dalla stessa sindaca e dai suoi uomini (l'Assessore Montuori in primis) nelle scorse settimane. Sparisce infatti il Politecnico di Torino, di cui ormai si parla dallo scorso 31 luglio. L'istituto piemontese che per ammissione indiretta della stessa sindaca e dei suoi uomini più fidati (al punto da essere oggetto anche di interrogazioni in aula Giulio Cesare, e quindi di atti ufficiali dell'Assemblea capitolina), non sarebbe più (o addirittura mai stato) incaricato di eseguire i controlli sui flussi di traffico. A cosa si debba questa novità non è dato saperlo. Fatto sta che questa notizia ci riporta indietro di almeno un mese. A tutto questo va aggiunta ancora una dichiarazione della sindaca di Roma, appena tornata dalle ferie in Corsica: «Sappiamo che nell'area dello stadio ci sarà il ponte dei congressi. Se è sufficiente per esaurire il flusso di traffico non servirà un altro ponte, altrimenti bisognerà trovare un'altra soluzione». Queste apparentemente sono le parole meno significative, ma in realtà nascondono i pericoli più grandi. Perché che il solo Ponte dei Congressi non sia sufficiente oggi sembra ormai acclarato. Perché proprio su questo la Regione Lazio ha insistito, costringendo l'allora Governo Gentiloni a un impegno, anche se non formale, alla costruzione di un altro ponte. Perché il progetto iniziale voluto dall'ex sindaco Marino prevedeva la realizzazione di un ponte (quello di Traiano) interamente a carico dei privati. Perché è stata l'attuale amministrazione capitolina a voler rivedere a tutti i costi quel progetto, portando poi alla rinuncia a quell'opera da molti ritenuta fondamentale.

 Insomma la responsabilità politica della sindaca è chiara e solare. E il fatto che solo ora sembra ci si renda conto dell'errore, potrebbe far preoccupare chi da anni sta investendo in questo sogno. Le notizie che arrivano invece da Piazzale Clodio non preoccupano affatto. Al di là di speculazioni su presunte indiscrezioni di nuovi indagati, quello che arriva è la decisione della procura di ricorrere al rito ordinario per l'avvio della fase processuale. Indicazione di come gli indagati non abbiano "collaborato" quanto probabilmente sperato dai pm Ielo e Zuin. Un processo che quindi non sarà affatto breve. Su tutto il resto occorrerà un'attenta opera di vigilanza da parte di tutti i soggetti interessati, a cominciare dai semplici cittadini. Noi faremo la nostra parte.