Si era conclusa senza gloria, 8 anni fa, la grande occasione del portiere che domani proverà a fermare Immobile, Bernardeschi e probabilmente pure El Shaarawy, nella terza gara delle qualificazioni a Qatar 2022. Ha giocato in campi periferici del calcio italiano il portiere titolare della nazionale lituana Tomas Svedkauskas, e ancora più spesso in quei campi ha visto giocare altri: 9 presenze in sei mesi alla Paganese, una sola a Pescara, 9 all'Ascoli, 16 in mezzo campionato alla Lupa Roma, una sola nella seconda metà col Catanzaro, in mezzo una stagione all'Olhanense, appena retrocessa nella B portoghese, imbottita di fuoriusciti della Primavera. Svedkauskas lo aveva frequentato per un paio d'anni quel campionato, il secondo con la Roma, che nel 2012 gli fece fare anche il quarto in prima squadra, dietro Stekelenburg, Goicoechea e Lobont, prima con Zeman, poi con Andreazzoli. L'anno del portiere lituano non finì meglio, con un errore gigantesco, di quelli che ti restano appiccicati: poche cose fanno fare brutta figura a un numero 1 come poggiare a terra le ginocchia e i gomiti, dopo essersi messi sulla traiettoria di un fiacco rasoterra da bloccare sul petto, sbagliare il tempo della presa e vederselo passare sotto la pancia, sbucare tra le gambe e finire in rete. Un errore molto simile (su tiro di Matthew Le Tissier, il Totti del Southampton) tagliò le gambe a Massimo Taibi, che era stato preso dal Manchester United per raccogliere l'eredità di un monumento come Schmeichel, e venne rispedito in Italia alla prima sessione utile dopo quella papera, Svedkauskas invece si ritrovò alla Paganese. Con tutto che aveva ancora 4 anni di contratto con la Roma, che aveva perso per strada due dei tre portieri del 1995 (Perilli, ora titolare in B col Pisa, era finito fuori squadra dopo aver preso male un'esclusione negli Allievi, Riccardo Tassi ebbe problemi con l'idoneità) e finì per schierare al suo posto un suo coetaneo del 1994, Francesco Proietti Gaffi, tornato con 51 gol presi dal prestito al Fano di Karel Zeman, in C2. Il problema del numero 1 lituano fu che la partita (che aveva iniziato con un intervento bello e decisivo, dopo un paio di minuti) era quella che decideva una stagione, un playoff in gara secca al "Giacinto Facchetti", contro l'Inter Primavera. Che, anche se giocava con lo scudetto sulle maglie, non era certo uno squadrone, tanto che venne eliminata nella partita successiva dal Torino, mancando il ripescaggio ai quarti: quel giorno però capitalizzò al meglio quel tiraccio senza pretese di Gabbianelli, trequartista marchigiano poi sceso fino a Monterosi per cercare fortuna in D. I giocatori della Roma non avevano ancora finito di imprecare che il centravanti Colombi trovò il 2-0 e gli impegni ufficiali della Primavera, unica volta nell'ultimo decennio, finirono ad aprile.

Stranieri un po' così

Era una rosa ricostruita da zero quella del 2012-13, che pure a settembre vinse la Supercoppa, proprio contro l'Inter: nel 2010 c'era stato lo scudetto Allievi, nel 2011 quello Primavera, l'anno dopo la Coppa Italia ottenuta espugnando lo Juventus Stadium, nell'estate del 2012 la diaspora. Lasciarono la categoria Politano, Viviani, Verre, Tallo, Sabelli, Ciciretti, Barba, Piscitella, Pigliacelli e Nico Lopez, e per provare a sostituirli Sabatini andò a caccia di stranieri, molti dei quali rivedibili, come i brasiliani Gonzalez Vieira e Lucca, finito nel campionato indiano, o il francese Yamnaine, che dopo la scadenza del contratto coi giallorossi ha resistito un anno, poi ha smesso. Tra questi Svedkauskas era quello con le referenze migliori: una volta aveva incontrato la Roma, parando tutto. Giocava in patria, nel Suduva Marijampole, venne segnalato all'alter ego di Sabatini, Pantaleo Corvino, che lo portò a Firenze nell'estate del 2011. Il tesseramento fu ultimato solamente a gennaio, a febbraio c'era il Torneo di Viareggio, la Roma lo perse in finale contro la Juventus, migliore in campo Leonardo Spinazzola: in semifinale, al "Picco" di La Spezia, i giallorossi dovettero arrivare ai rigori per eliminare i viola, che in porta schieravano quell'altissimo biondo 17enne dal nome impronunciabile, che alla mezz'ora aveva neutralizzato il tiro dal dischetto dell'infallibile Viviani. Esattamente un mese dopo la Fiorentina annunciò che non avrebbe rinnovato il contratto a Corvino, e nessuno si preoccupò di riscattare il portiere della Primavera, che a giugno rientrò al Suduva, e a luglio tornò in Italia, per andare a Riscone di Brunico con Zeman. Nel 2017, scaduto il contratto con la Roma, rimase svincolato per qualche mese, poi andò in Romania, all'Uta Arad, tornò in patria col Trakai, ora gioca nella serie B belga, col Lommel. E in nazionale, dove viene preferito a un giocatore sotto contratto con la Lazio, l'ex Primavera Adamonis, ora secondo della Salernitana. Mentre quello che giocava col numero 10 il giorno della papera con l'Inter non è sicuro neppure di trovare posto in panchina: chissà se ci rideranno su domani sera, Svedkauskas e Matteo Ricci.