Pillola rossa o pillola azzurra. Nel gigantesco Matrix calcistico che circuisce la Roma, è arrivato il momento di scegliere cosa fare da grande. O meglio, se comportarsi da Grande. Come per Neo, dopo la sosta arriverà l'ultima occasione, non ne avrà altre. E l'orientamento non può che essere per l'affinità cromatica. Con la pillola azzurra si sa, fine della storia e tutto rimane esattamente com'è. Nel limbo. Con la rossa però si va nel Paese delle Meraviglie a scoprire quant'è profonda la tana del Bianconiglio. Che nel nostro caso equivale a quanto più lontano possibile in Europa League e in fondo alle prossime dieci partite di campionato. È lì che deve avvenire il vero ribaltone. Perché il cammino di coppa finora è stato impeccabile, quasi superiore alle più rosee aspettative. Senza dubbio superiore a quello delle connazionali. Ma dentro i confini c'è più di qualcosa che non va. E se come dice anche Fonseca, «è questione di mentalità», esiste ancora un angusto ma sufficiente spazio per riportare la barra dritta. Non può che toccare al tecnico, senza pensieri al futuro né da parte sua né di altri. Per non compromettere il domani, bisogna focalizzarsi sull'oggi. Semplicemente e colpevolmente in alcune (troppe) partite la Roma non pensa di essere forte.

Scende in campo senza l'idea di battere l'avversario, che è molto peggio che perdere per manifesta inferiorità. Vuol dire consegnarsi e accettare la superiorità altrui, senza coraggio di testarla. Ed è la vera prigionia della mente. Il Matrix della Roma. Lo zero che l'ha contraddistinta contro Parma e Napoli e che ora sembra attanagliarla. Ma la ripresa è passare subito da zero a dieci. Fin dalla ripresa (del campionato). Non occorre essere fuoriserie, bisogna piuttosto centrare la serie. Trasformare le dieci giornate rimaste nella sfida (im)possibile, che è sempre densa di fascino. Farsi guidare dal cammino europeo, che ha invece messo in vetrina una squadra tosta, determinata, sfrontata, anche bella. Ecco. Quella versione a tratti è apparsa anche entro i confini nazionali. Per dirla tutta, a larghi tratti, se è vero come è vero che per mesi la Roma ha occupato la terza posizione. Contro ogni pronostico d'inizio stagione, è bene ricordarlo anche a chi ora si lamenta di trovarla dove l'aveva piazzata. Fosse anche solo per moto d'orgoglio verso quella massa che l'ha pregiudizialmente deprezzata, per far andare di traverso ogni lavevodettismo, proprio come fa in Europa, è ora il momento d'ingranare la marcia alta. Ma c'è di più: la Roma ha il dovere di andare a scoprire le Meraviglie soprattutto per se stessa e la sua gente. Senza pensare se può o meno esserne in grado. Ma convincendosi di esserlo.