L'urna di Nyon lo scorso 19 marzo ha stabilito che l'avversario della Roma nei quarti di finale di Europa League sarà l'Ajax. A difendere la porta dei ragazzi di ten Hag ci sarà Maarten Stekelenburg, una vecchia conoscenza romanista. Il trentottenne olandese è tornato la scorsa estate nel club che lo lanciò da giovane e da cui, nel 2011, partì proprio per approdare a Trigoria. La società di Amsterdam lo aveva acquistato per fare il secondo, ma la squalifica dell'UEFA a Onana per doping nello scorso febbraio gli ha concesso una seconda giovinezza, che Stekelenburg sta sfruttando alla grande. Prestazioni convincenti, sia in Eredivisie – dominata dall'Ajax – che in Europa, tanto da convincere il ct degli Oranje de Boer a convocarlo per le prime gare delle qualificazioni ai mondiali di Qatar 2022.

«Un grandissimo portiere»
Nelle sue due stagioni italiane – alla Roma dal 2011 al 2013 – Stekelenburg è stato allenato da Luis Enrique, Zeman e Andreazzoli, ma soprattutto da Guido Nanni, allenatore dei portieri giallorossi dal 2010 al 2016. «Probabilmente Maarten non ha dato tutto quello che ci aspettavamo - afferma Nanni -, ma ha avuto dei problemi legati all'ambientamento e alla lingua. Non fu fortunato neanche dal punto di vista fisico. Detto questo, stiamo parlando comunque di un grandissimo portiere». Il ricordo collettivo a Roma di Stekelenburg non è molto positivo, ma chi ha vissuto a stretto contatto con lui racconta: «Mi disturbava molto che durante l'allenamento con me era un portiere veramente forte, faceva vedere doti che in pochi hanno. Poi però, non riusciva a riportare queste sue qualità la domenica in partita». Certo delle attenuanti il portiere di Haarlem le ha. In quei due anni il cammino della squadra, in generale, non fu brillante: «Un portiere non può risolvere i problemi di una squadra intera - prosegue Nanni - va sempre supportato da una struttura importante e deve essere protetto dai reparti. La Roma ha sempre avuto e ha ancora adesso dei giocatori di livello, ma in quelle stagioni qualcosa non andava. In quei due anni, come squadra, non abbiamo fatto benissimo e ne ha risentito anche Maarten». Arrivò da vice-campione del mondo e nel corso del secondo campionato perse il posto in favore di Goicoechea: «Sicuramente la panchina con Zeman gli fece perdere delle certezze anche dal punto di vista psicologico. Con Andreazzoli poi riuscì a ritrovare la maglia da titolare, ma la gioia durò per poco. Da quel momento fino alla fine della stagione ebbe diversi infortuni e problemi fisici, passò l'ultimo mese sul lettino, saltando anche quella sfortunata finale di Coppa Italia in cui giocò Lobont».

Che giocatore si troverà di fronte la Roma?
«Un portiere esperto. L'età non incide per forza negativamente. Se uno ha l'umiltà e la voglia di migliorare può sempre crescere. Certo le sue doti atletiche non sono quelle di un venticinquenne, ma l'esperienza fa sempre comodo. Con gli anni si può anche capire come stare meglio tra i pali».