Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un lettore a Daniele De Rossi:

"Roccia. Ancora. Idolo. Da quando ho memoria ci sei tu, ci sei sempre stato, avevo appena sei anni quando facevi saltare dalla sedia il Presidente con quella gran botta da fuori al Toro, siamo cresciuti praticamente insieme, io che diventavo ragazzo e poi uomo e tu che ti consolidavi come una realtà del calcio mondiale, della Roma in primis e di quella nazionale, che parliamoci chiaro senza di te in campo neanche avrei guardato. C'eri tu a battere i rigori contro la Francia per il Mondiale è contro l'Inter in Supercoppa, contro il Barcellona in Champions. Anche quando venivi criticato, venivi escluso da scelte assurde e venivi attaccato per quel rinnovo di contratto che era cosa tua. Mi schiererei sempre dalla tua parte, hai significato troppo per me, quando tutti amavano ed adoravano Totti io avevo solo occhi per te, che poi per carità Francesco è un Dio ma in quanto Dio è qualcosa di inarrivabile, Daniele invece era terreno, Daniele è quello che tutti i bambini sognano da piccoli, essere il primo tifoso del la Roma in campo. Mai banale, passionale e sanguigno, amo i tuoi difetti tanto quanto i tuoi pregi, che poi quando sbagli tu è sempre per amore di quella maglia che è la stessa che tu, io e milioni di persone indossiamo fin da quando siamo piccoli. Sono 18 anni che sono pazzo di te, che vorrei essere te, ma che in fondo mi basterebbe essere Olsen. Portierone svedese, coccolato e rassicurato da quell'abbraccio là che è un mix tra romanità e amore. Quell'abbraccio che vorrei tanto ricevere è lo stesso che tutti noi vorremmo darti per farti sentire la nostra vicinanza, grazie per quello che fai da 18 anni ad oggi Daniele".

Thomas Montis