Diciotto anni sono pochi per promettersi il futuro, cantavano sul finire dei Settanta. Quando Daniele De Rossi ancora non c'era e l'alba della prima Roma targata Falcão non si intravedeva nemmeno all'orizzonte. Diciotto anni sono tanti per promettersi il futuro, quando sono tutti con gli stessi colori e spesso non c'è necessità di incontri (o scontri) per intendersi, tanta è la simbiosi. Diciotto anni rappresentano la storia del Capitano con quella maglia, la sua maglia: passato e presente. Con quella parola che lo ha accompagnato a lungo - "futuro" - tanto promettente all'inizio, quanto ingombrante con il passare del tempo. Lui però non se ne è mai fatto un cruccio, anteponendo sempre il gruppo a se stesso. Da vero leader, ben prima di indossare la fascia al braccio.

Il diciottesimo anno di De Rossi nella Roma comincia senza certezze su quello successivo. Da contratto quella che inizia oggi sarà la sua ultima stagione in giallorosso. La carta d'identità chiama trentacinque, che per un giocatore di movimento non sono pochi. Ma nemmeno tantissimi, come ha dimostrato di recente la parabola dell'altra bandiera che ha preceduto Daniele. Dal canto suo, ha sempre detto che giocherà finché starà bene e si sentirà un calciatore di alto livello. L'ultima annata ha dimostrato che il numero 16 i suoi standard elevati può mantenerli eccome, specialmente se gestito col giusto dosaggio, come ha sapientemente fatto Di Francesco, che in questo modo lo ha avuto al top soprattutto nelle gare chiave della splendida cavalcata in Champions. Il tecnico gli ha affidato le chiavi della regia, fin dal suo primo giorno a Trigoria, rivelando che avrebbe contato sul suo carisma. Ma ci è riuscito senza spremerlo, alternandolo con le altre risorse a disposizione, che prima si chiamavano Gonalons e all'occorrenza Strootman (l'olandese ha giocato in quel ruolo mentre i due erano entrambi infortunati).

Mentre l'altra opzione di quest'anno porta il nome ingombrante di Steven Nzonzi, neo-campione del mondo a lungo inseguito da Monchi e raggiunto dopo un'estenuante trattativa (e una spesa non da poco) soltanto a fine mercato. Difficile che il francese sia relegato al ruolo di semplice alternativa. Più probabile che lui e De Rossi si dividano le presenze in campo, anche a fronte dei tanti impegni che proporranno le tre competizioni nelle quali la Roma è impegnata. Eppure il Capitano potrebbe arrotondare le presenze stagionali con l'altra maglia della sua vita, quella azzurra. Le indiscrezioni parlano di un clamoroso ritorno con Mancini stabilizzato sulla panchina della Nazionale. Il ct nutre enorme stima nei confronti del numero 16 da tempi non sospetti: lo avrebbe voluto con sé fin da quando allenava il Manchester City, ma si è dovuto arrendere di fronte all'amore per la maglia giallorossa di Daniele, preferita anche a fronte di offerte non paragonabili ai tempi in cui era in discussione il suo rinnovo di contratto più importante. Un'estate fa ne ha firmato un altro, a cifre molto differenti, come fisiologico che sia nella parte finale della carriera. L'ultimo, hanno detto in tanti. Un biennale che scadrà a giugno 2019, lasciando i titoli di coda agli Stati Uniti o a qualche altra meta esotica, dicono. Ma nulla è ancora scritto. E diciotto anni così intensi non lasciano presumere nulla di ovvio.