Lo hanno accerchiato. Dzeko ovunque giri lo sguardo, incrocia gli occhi di qualcuno che gli dice, «Edin, fai un passo, tendi la mano, fai la pace, mettiamoci una pietra sopra». Gli occhi degli assedianti sono, in ordine di apparizione: la moglie Amra che, non scopriamo certo l'acqua calda, non ha nessuna intenzione di lasciare Roma e per l'ennesima volta sta spingendo perché il marito si convinca a non tirare fuori dall'armadio le valigie; Lorenzo Pellegrini che da Capitano parla al suo Capitano spiegandogli che è indispensabile e che il bene della Roma viene prima di qualunque altra cosa; Mikitharyan e Pedro con cui in questi giorni Edin ha condiviso gli allenamenti personalizzati ribadendogli che, insieme, possono fare grandi cose; gran parte degli altri compagni che sanno bene come il raggiungimento di certi obiettivi (leggasi bonus) in qualche modo sono legati ai gol del bosniaco; soprattutto Tiago Pinto, quindi i Friedkin, che gli ha spiegato la sua importanza nel progetto, anche alla luce di un mercato (chiude lunedì) che (probabilmente) non gli può offrire niente di meglio e di più di questa Roma. Si dirà: e Fonseca? Pure a lui, da parte della società, è stato spiegato che il giocatore rappresenta un patrimonio da rispettare e che, a fronte dell'impossibilità di trovare in tempi brevi una squadra a Edin (e pure il suo eventuale sostituto), si deve percorrere fino in fondo la strada che potrebbe portare a fumare il calumet perlomeno dell'armistizio se non proprio della pace.

Il risultato di tutte queste pressioni su entrambi i protagonisti di questa vicenda, è che qualche angolo sarebbe stato smussato, la rabbia di tecnico e giocatore si sarebbe attenuata, la distanza che fino a martedì era abissale, ora sarebbe diminuita. Al punto che probabilmente oggi in giornata, intorno a un tavolo, potrebbe andare in scena un incontro a tre, Tiago Pinto, Fonseca e Dzeko con l'obiettivo di mettere la parola fine a questa vicenda. Con la possibile conseguenza che Dzeko tornerebbe ad allenarsi con i compagni, Fonseca libero di fare le sue scelte e la società con un peso sullo stomaco in meno. Società che ieri, quando si è diffusa l'indiscrezione di un rifiuto, a fronte di una richiesta dello stesso giocatore, per tornare ad allenarsi con i compagni, ha tenuto a far sapere che l'indiscrezione deve considerarsi priva di ogni fondamento. Così almeno c'è stato garantito, «Dzeko si è allenato a parte perché alle prese con problemi fisici, punto».

Rimane però il mercato a lasciare spazio, minimo, per una conclusione diversa. Il procuratore Alessandro Lucci si sta muovendo su diversi fronti per provare a individuare (e convincere) un club di prima fascia a prendere il bosniaco. Andrebbe bene anche la formula del prestito secco fino al prossimo trenta giugno. Ma il tempo è poco, i club all'altezza scarseggiano, lo stipendio (e l'età) del giocatore pesano come macigni. L'affare oggi come oggi si potrebbe fare solo sulla base di uno scambio. Escluso Eriksen, potrebbe esserci il Real con Mariano Diaz, il Chelsea con Giroud o la Juventus, ma con chi? La vecchia signora, peraltro, attraverso i suoi numerosi e fidati canali, ha fatto sapere di non essere interessata al giocatore. In realtà, sempre attraverso i suoi canali, il club bianconero, una volta appurato che a Trigoria Bernardeschi non interessava, ha fatto sapere che avrebbe potuto prendere in considerazione l'ipotesi di acquisire Dzeko a fronte di uno scambio con Khedira (stipendio da sei milioni netti). La risposta del club giallorosso non ha compreso il rumore di tappo di champagne che salta. Ciò non toglie che le vie del mercato sono infinite. Mancano ancora cinque giorni al gong finale e Lucci è un procuratore che sa bene come si naviga nei mari degli affari.