Premessa d'obbligo: è soltanto un gioco. Ovviamente non il calcio, che come ha sancito Nick Hornby una volta per tutte «è evidente che non lo sia». La questione consiste piuttosto nell'assegnazione dei quattro assi (bada bene di un colore solo, il giallorosso resta indissolubile) a ognuno dei rientranti. Dzeko, Pellegrini, Spinazzola e Veretout, in rigoroso ordine alfabetico, costituiscono le nuove carte al tavolo di Fonseca. Quelle necessarie a fare il nostro gioco nel migliore dei modi al cospetto di un avversario importante, partito con ambizioni tali da sparigliare il banco eppure avanti di soli tre punti rispetto alla Roma. Che però dovrà evitare di farsi ingolosire dalla classifica e dal confronto diretto a portata di aggancio, restando invece concentrata sulla mano che l'attende domani. Anzi, più consigliabile sarebbe non pensare affatto alla benedetta/maledetta classifica, almeno fino alla notte fra venerdì e sabato prossimo.

E allora sotto con l'Inter, col poker di cambi rispetto al match di Crotone. A partire da Spinazzola, fuori dall'infausto secondo tempo di Bergamo per quella lesione al flessore che sembra diventato il nuovo must nell'infermeria di Trigoria: dopo di lui ha colpito il suo vice designato Calafiori e anche Pedro, che fino a Natale aveva compiuto percorso netto. Tre partite consecutive fuori per ilnumero 37 (dopo l'en plein di presenze in campionato), con la mini-sosta natalizia in mezzo, per essere pronto allo sprint di fine girone, quello che dopo i nerazzurri proporrà derby e Coppa Italia in poco più di una settimana. Ma è con l'Inter la sfida che in qualche modo segna il destino recente di Spina.

Un anno fa, di questi tempi. Leo sta per finire proprio sulla sponda nerazzurra di Milano, nell'ambito di uno scambio che riporterebbe a Trigoria Politano. Tutto fatto, foto di rito e dichiarazioni comprese, ma mentre il ragazzo cresciuto nel vivaio giallorosso mostra sorrisi smaglianti per il ritorno a casa, l'ex juventino appare di umore opposto sotto la Madonnina. E come per incanto, quel tutto-fatto si tramuta in un clamoroso dietrofront del club nerazzurro. Tutti di nuovo alla base, con tanto di scambio di accuse fra i dirigenti delle due società: Politano finirà poi a Napoli, mentre Spinazzola ritrova Trigoria e la gioia. Innestando da quel momento in poi le marce alte, viste in precedenza soltanto a sprazzi: una grande partita a Marassi appena tornato, un post-lockdown di alto livello grazie al cambio di modulo e di ruolo. Con il picco toccato nella gara che per 88 minuti è una perfetta nemesi: firma sul pareggio, prestazione sontuosa, Inter ribaltata dopo lo svantaggio iniziale. La rivalsa si ferma però a pochi secondi dal recupero, quando è proprio lui a ciccare un pallone in area romanista, cogliendo in pieno Moses e causando il rigore del definitivo 2-2. Ma resta più sfortuna che demerito e le giornate successive lo confermano. Kolarov, dopo averlo dirottato a destra, una corsia che Leonardo non ha mai gradito, viene arretrato fra i centrali per fargli spazio sulla fascia mancina. Posizione che da allora Spina non molla più, costringendo lo stesso serbo a fare i bagagli. Destinazione San Siro guarda caso, sempre alla corte di Conte.

È rimasto invece nella Capitale il suo amico Edin Dzeko, nonostante le lusinghe serrate del tecnico avversario di domani, che avrebbe fatto carte false già per portarlo al Chelsea ed è rimasto due volte su due a bocca asciutta. Mentre Edin ha pasteggiato in più di un'occasione, contro l'Inter e il suo allenatore. Due gol e ben sei assist (gli ultimi due nel match più recente) collezionati nelle sfide contro i nerazzurri e altre due reti rifilate proprio a Conte, quando sedeva sulla panchina dei Blues. Il sinistro volante a incrociare a Stamford Bridge rimasto scolpito nella memoria collettiva e in quella del bosniaco, che proprio ieri l'ha scelto come gol più bello della sua intera carriera, indicando i primi cinque in giallorosso al sito del club. Il numero 9 ci riproverà domani, dopo un turno di riposo che ha permesso anche al suo alter ego Mayoral di prendersi la meritata fetta di gloria. Ma le gerarchie contano e in questo genere di sfide anche di più. Perciò saranno nuovamente in campo, dopo aver disputato soltanto il finale di gara a Crotone, anche Jordan Veretout e Lorenzo Pellegrini, rispettivamente cuore della mediana e anima romanista. Il francese ha trovato in Villar il partner perfetto per dettare i tempi alla squadra e lasciargli l'incombenza dei coast-to-coast, che sembrano disegnati apposta per le sue doti da maratoneta. Il numero 7 ha invece ritrovato l'ispirazione sulla trequarti, dietro all'amico Dzeko, che innesca spesso e volentieri con le sue imbucate di qualità. Entrambi hanno già fatto male all'Inter (un gol ciascuno), ma con le maglie di Fiorentina e Sassuolo. Per riprovarci c'è sempre domani.