Gira e rigira, si ferma spesso e (mal)volentieri sulla Roma la ruota degli esposti. Quelli del Codacons. Il Medioevo è finito da tempo - non per tutti evidentemente - e per fortuna non si tratta più di neonati bisognosi di cure o adozioni. Quanto di associazioni in cerca di visibilità e soprattutto di motivi per giustificare la propria esistenza.

Il "Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori" - possibilmente da pronunciare tutto d'un fiato per evitare di perdersi - questa volta ha avuto una reazione lampo. La Roma aveva da poche ore annunciato l'accordo di sponsorizzazione con Betway, ed ecco che puntuale è arrivato l'esposto in Procura, nel quale si chiede di indagare «sulla correttezza dell'operato del club». Unito a una diffida verso la stessa società, che nelle intenzioni del Codacons sarebbe chiamata a rescindere il contratto appena siglato. Oggetto a cui appellarsi è il cosiddetto "Decreto Dignità", che dovrebbe vietare le pubblicità dei giochi.

Scommessa persa in partenza: uno degli aspetti grotteschi della vicenda risiede nella tempistica. La denuncia verte sul presunto aggiramento di un Decreto che deve essere ancora discusso, probabilmente modificato e sicuramente approvato dal Parlamento. Particolare che dev'essere sfuggito agli autori dell'istanza, nonostante la frequente e per certi versi sorprendente solerzia che li anima quando i loro pensieri sono dedicati al mondo romanista. In senso lato.

Il tarlo di Carlo

Il presidente del Codacons Carlo Rienzi ha fatto delle numerose iniziative mirate a tutto lo scibile riguardante la Roma un cavallo di battaglia. Dai tifosi ai giocatori, dal mercato allo stadio, ogni argomento riconducibile ai giallorossi ha fornito spunti per regalare all'associazione e al suo fondatore il tanto ambìto quarto d'ora di notorietà. Ma a cadenza almeno mensile. L'obiettivo - e come ti sbagli - è stato ripetutamente Francesco Totti. Al numero 10 fu ad esempio imputata la famosa esultanza nel derby dell'11 gennaio 2015, quella successiva al gol in mezza rovesciata celebrato con un selfie scattato da un iPhone sotto la Sud. In quel caso si limitò la richiesta a "squalifica per pubblicità occulta": il Jobs Act di Rienzi.

Non solo: contro l'ex Capitano il Codacons si è scagliato anche per il suo sostegno alla candidatura olimpica di Roma 2024; per il ruolo di testimonial della Lottomatica; per i compensi ottenuti quando è stato invitato al Festival di Sanremo. Una vera e propria ossessione. Tale da spingere i più maligni a ricercarne le ragioni nelle simpatie calcistiche del presidente, a quanto pare vicine alla squadra che si allena nella zona Nord della provincia.

Nel mirino di CR (senza 7, così si firma sul blog) è finito suo malgrado anche Patrik Schick, il cui acquisto reputato troppo oneroso ha generato un altro esposto, per l'occasione alla Consob, con richiesta di verifiche sui conti del club. Singolare che l'acquisto di Ronaldo per somme ben più cospicue da parte della Juve, quotata anch'essa, non abbia suscitato alcuna reazione...

Altri obiettivi: Pallotta, redarguito per il bagno nella fontana di piazza del Popolo post Roma-Barcellona; l'intero pubblico dell' Olimpico, in seguito ai disordini di Liverpool; l'immancabile impianto di Tor di Valle, osteggiato a più riprese fin dall'inizio dell'iter per l'approvazione. Stadio matto e disperatissimo per il Codacons.

Dura Tex sed Tex

Ma Rienzi e compagni si sono segnalati anche per battaglie estranee all'ambito sportivo. Perfino non pertinenti l'universo romanista. Come quelle contro: Anna Oxa per aver mostrato la marca del perizoma; i patrizi dell'antica Roma per le divisioni basate sul censo; e Tex Willer. Sì, il protagonista dei fumetti. Accusato di essere ritratto troppo spesso con la sigaretta in bocca. Il Tex nel deserto. Dell'utilità.