Continuità, questa sconosciuta. Le prime due gare disputate dopo il lockdown, e a quasi quattro mesi dalla stagione regolare, sembrano confermare il leit-motiv d'inizio anno. Dopo lo stop di San Siro contro il Milan nell'ultima di giugno, la Roma sprofonda anche nella prima del mese successivo. Il risultato è lo stesso (0-2), l'effetto di gran lunga peggiore, visto che l'avversario (l'Udinese) è molto meno quotato dei rossoneri. Le polemiche infuriano. L'obiettivo stagionale della zona Champions è ormai una chimera, anche perché davanti continuano a volare, dietro lo stesso Milan si avvicina e il Napoli, che nel turno successivo attende i giallorossi al San Paolo, tallona a tiro di aggancio (meno tre). Fonseca è sulla graticola: qualcuno inizia a metterne in dubbio la permanenza e già si pensa alla stagione che verrà. La trattativa fra Pallotta e i Friedkin torna nel vivo, dopo lunghe pause di riflessione dei secondi e qualche frecciata dialettica lanciata dal primo.

Il tecnico portoghese è chiamato a inventarsi qualcosa per salvare il salvabile e rilanciare le proprie quotazioni. E proprio lo scontro diretto col Napoli diventa l'occasione propizia. Contro la squadra di Gattuso viene varato il sistema con tre difensori centrali, provato soltanto a gara in corso diversi mesi prima nell'andata contro l'Atalanta e in Coppa con il Parma. Il modulo è palesemente da perfezionare, ma pur senza brillare la Roma offre una prestazione molto più dignitosa delle precedenti. L'infortunio della colonna Smalling e il jolly trovato a fine match da Insigne allontanano un più giusto pareggio, ma la strada è tracciata. Un assetto difensivo più attento permette agli esterni (Spinazzola su tutti) di nutrire minori preoccupazioni, e al tempo stesso di sprigionare tutto il potenziale offensivo della squadra. Contro gli azzurri è tornato anche Zaniolo dopo il grave infortunio. L'obiettivo è recuperarlo al meglio in vista dell'Europa League, in programma il mese seguente. Ma prima restano da affrontare otto giornate di campionato per assicurarsi la futura qualificazione allo stesso torneo. E la Roma, prima fra qualche incertezza, poi con sempre maggiore convinzione, complice un calendario che le strizza l'occhio, comincia finalmente a carburare senza affanni. In sequenza vengono regolati Parma in casa (2-1), Brescia fuori (3-0) e Verona ancora all'Olimpico (altro 2-1). Il nuovo modulo sembra giovare a (quasi) tutti. Kolarov pare trovare nuova linfa da centrale di sinistra, lasciando la fascia mancina alla corsa prorompente di Spinazzola; lo stesso Peres è rigenerato; Ibanez s'insinua fra i titolari con sorprendente personalità; i coast to coast di Veretout trovano il giusto premio in una rinnovata vena realizzativa, complice anche la sua infallibilità dal dischetto; Pellegrini e Mkhitaryan più stretti alle spalle di Dzeko assicurano più maturità e partecipazione alla manovra rispetto alle ali pure Kluivert e Ünder; e nella stessa posizione il gioiello col numero 22 può dare libero sfogo alla propria creatività.

Ibanez, protagonista dal passaggio alla difesa a tre @LaPresse

Intanto nel tris senza appello del Rigamonti, Nicolò ritrova la via del gol. Un altro passetto verso la forma ottimale. Il percorso netto intrapreso dalla Roma viene interrotto dal pareggio casalingo con l'Inter, concesso nel recupero da un errore di Spina - fino ad allora fra i migliori in campo e autore di una rete - col rigore che costa il 2-2 finale. La squadra ha però acquisito consapevolezza dei propri mezzi e riprende da dove aveva lasciato. Anche meglio. La goleada in casa della Spal (6-1) le permette di eguagliare il record all time di più ampia vittoria in trasferta. Soprattutto consente a tutti di rigustare la migliore versione di Zaniolo, che realizza un gol da copertina quanto simbolico, saltando mezza squadra avversaria proprio come in occasione del grave infortunio contro la Juve. Questa volta però la serpentina ha il migliore degli epiloghi. Le ultime tre giornate fruttano altri tre successi (2-1 sulla Fiorentina, 3-2 sul Torino e 3-1 sulla Juventus), portando il parziale di fine stagione a sette vittorie e un pareggio in otto turni.

I rimpianti vengono acuiti da una classifica che recita 70 punti e quinto posto in cassaforte. Perlomeno i titoli di coda sono impreziositi dal tabù-Stadium finalmente sfatato e dall'esordio di Calafiori, l'ultimo prodotto di punta sfornato dal munifico vivaio di Trigoria. Il gruppo appare pronto per proseguire l'intensissima propaggine estiva con la fase finale di Europa League - in Germania e con turni secchi per tutti - quando dall'Inghilterra arriva la conferma di quei cattivi presagi già nell'aria da un po': il Manchester United nega il prolungamento del prestito di Smalling. Senza il proprio ministro della difesa, con Pellegrini menomato da una maschera facciale dopo un brutto colpo, e con un Pau in porta che dall'infortunio al polso in poi non sembra lo stesso, la Roma evapora di fronte al Siviglia e torna subito a casa. Non prima di aver consumato un acceso diverbio fra Dzeko e Fonseca che minaccia strascichi: uno sembra di troppo.

Nello stesso giorno in cui dà l'addio ai sogni di gloria internazionale, il club dà anche il benvenuto ai Friedkin. Affare fatto con Pallotta per una cifra vicina ai 600 milioni. A costo zero sta invece per sbarcare Pedro, ultimo regalo dell'ormai ex proprietà e soprattutto unico giocatore al mondo ad aver vinto ogni trofeo possibile con club e nazionali. Le casse societarie languono e Fonseca si limita a chiedere il riacquisto di Mkhitaryan e Smalling, in prestito nella stagione appena conclusa. Per l'armeno la trattativa è poco più di una formalità, ma per l'inglese si annuncia un estenuante braccio di ferro coi Red Devils che si chiuderà soltanto sul gong del mercato, posticipato nell'anno della pandemia al 5 ottobre. Senza più un ds dopo la lite fra Petrachi e l'ex presidente e il conseguente licenziamento del salentino, la campagna acquisti è affidata al duo Fienga-De Sanctis e porta, oltre ai tre veterani del calcio europeo, i promettenti Kumbulla in difesa (inseguito da mezza Serie A) e Borja Mayoral in attacco come alternativa al centravanti titolare, che fino a inizio campionato pare non dover essere più Dzeko. La sua cessione alla Juve è vicinissima, il sostituto è già stato individuato in Milik, ma alla fine il puzzle non si compone. Mentre a scomporsi è l'altro legamento crociato di Zaniolo, vittima in Nazionale del secondo gravissimo infortunio in un anno. Questa volta però il 22 vola a operarsi in Austria, con la benedizione dei Friedkin, che nel frattempo si sono stabiliti a Roma e lavorano per costruire una nuova dirigenza: il primo sarà Tiago Pinto, atteso a inizio 2021.

Pedro, arrivato in giallorosso a costo zero @LaPresse

L'alba della nuova stagione, già movimentata, si trasforma in turbolenta già al debutto. Nella gara col Diawara viene inserito nella lista sbagliata e la giustizia sportiva decreta lo 0-3 a tavolino. La partenza ad handicap, le continue voci su una presunta precarietà della panchina e le molteplici positività al Covid, non influiscono però più di tanto sul rendimento della squadra, che inanella un'altra strepitosa serie di risultati utili consecutivi sul campo: 14 fra campionato e coppa, dove conquista il primo posto nel girone con due giornate d'anticipo e l'accesso ai sedicesimi contro il Braga, ex club di Fonseca. Il primo stop è ancora a Napoli, dove era arrivato l'ultimo ko in A, 16 gare e 5 mesi prima. Ma la risposta è nuovamente confortante: dopo lo 0-0 col Sassuolo, pesantemente condizionato dall'arbitraggio, la Roma vince in goleada a Bologna (5-1) e agevolmente col Toro (3-1), prima di cadere nuovamente a Bergamo (1-4). Ma è il successo prenatalizio sul Cagliari (3-2) a regalare il terzo posto solitario fino al nuovo anno. E rinnovate ambizioni.