L'impresa del Sassuolo a Verona ha impedito alla Roma di ritrovarsi addirittura in vetta alla classifica per qualche ora dopo l'inequivocabile 3-0 al Parma maturato in dodici minuti del primo tempo e portato a casa senza alcun patimento nel resto della partita. Poi in serata il Milan ha sbancato il San Paolo con un superIbrahimovic e dunque la Roma si ritrova dopo otto giornate terza in classifica, un punto sotto al Sassuolo e tre sotto al Milan. Resta la bella sensazione di una squadra che non ha leader perché ne ha tanti e in barba a qualsiasi pronostico sta conducendo un campionato saltando gli ostacoli con disinvoltura uno dopo l'altro, senza mai perdere e sommando la quinta vittoria (terza consecutiva, quattro con l'Europa League) e presentandosi così al doppio confronto chiave dei prossimi turni (domenica 20,45 proprio a Napoli, sette giorni dopo ospitando il Sassuolo alle 15) con l'ambizione di poter scrivere qulche pagina da protagonista in questa stagione.

Ieri il Parma non è mai stato un ostacolo e la grande prova corale sfornata, con i picchi delle performances di Mkhitaryan (dopo la tripletta di Genova è arrivata la doppietta), di Borja Mayoral (primo gol in campionato dopo i due in Europa), di Pedro, di Villar, degli esterni. La partita è stata chiusa già nel primo tempo e in particolare in dodici minuti centrali, dal 28' al 40', quando la superiorità tattica evidente sin dalle prime battute si è concretizzata con tre gol di rara bellezza, capaci di combinare l'astuzia del rapace, la superiorità del dominante, la coralità del gruppo vincente. Tatticamente non è mai stata in discussione, con la Roma proiettata costantemente nella metà campo avversaria, con due concezioni opposte di difesa a tre, schiacciata e bassa quella di Liverani, alta e proattiva quella di Fonseca. Il portoghese aveva invertito dopo pochi secondi le posizioni di Mancini e Ibanez, il tempo di valutare le posizioni piuttosto statiche di Inglese e Gervinho, preferendo marcare l'ex romanista col brasiliano. Ma la formazione è stata quella annunciata, con Cristante in mezzo ai due compagni e particolarmente a suo agio sia nelle rarissimi esigenze di chiusura sia nelle più frequenti impostazioni offensive. Nessun problema per le diverse assenze del reparto arretrato (Santon, Fazio, Smalling e Kumbulla) che hanno fatto lievitare a sette l'elenco del giorno (con Zaniolo, Pastore e capitan Dzeko). In porta si è sistemato Mirante, titolare ormai di campionato, sulle fasce gli strabordanti Karsdorp (dopo qualche timidezza iniziale) e Spinazzola, in mezzo il lucidissimo Villar ad occuparsi sempre della prima impostazione e Veretout più avanzato quasi sulla linea dei trequartisti, dove Pedro e Mkhitaryan hanno imperversato con il loro calcio superiore, e Borja Mayoral, più libero, più sicuro, più sciolto e di conseguenza più efficace, ad occuparsi della finalizzazione. Assai più statico il calcio di Liverani e sin troppo bloccato sugli avversari: un 352 che è stato quasi sempre 532, con la difesa schiacciata sulla linea dell'area, troppi buchi in mezzo e le incertezze sugli esterni con Grassi e Pezzella in forte difficoltà. In mezzo erano sempre presi in mezzo Kucka, Cyprien e il giovanissimo Sohm, e davanti mai uno spazio libero per Gervinho e Inglese. Spontanea la considerazione: ma se Liverani come tecnico ha avuto il suo posto al sole nel calcio per il coraggio tattico anche con squadre tecnicamente inferiori alla media, che senso ha snaturarsi per perdere comunque così male?

Nel taccuino nel primo tempo solo azioni romaniste: tre occasioni da gol più tre gol, un diluvio a cui il povero Sepe ha provato a opporsi quasi da solo. Da citare le occasioni (di Veretout all'inizio, di Mkhitaryan al 15', di Pedro al 22', ancora per Miky nel finale), da raccontare i gol: ha cominciato Borja Mayoral, stappando la partita col suo movimento in taglio sul suo centrale in marcatura (Gagliolo, che lo lascia sperando di metterlo in fuorigioco) e alle spalle dell'altro (Bruno Alves), sfruttando a perfezione il suo tempismo e l'assist di Spinazzola, e poi rifinendo l'azione con un tocco morbido di sinistro per alzare la traiettoria e rendere inutile il tentativo forse un po' morbido di Sepe; il secondo gol è stata una prodezza assoluta di Mkhitaryan, ma è nato da un altro strappo di Spinazzola e dalla successiva verticalizzazione su Mayoral che ha fermato la palla lì e ha subito fallo, ma prima del fischio dell'arbitro è arrivato il ciclonico destro dell'armeno destinato all'incrocio, appena sfiorato da Sepe; e poi il terzo, con un'azione corale della Roma partita ancora a sinistra da Spinazzola, transitata sui piedi di Miky, arrivata ancora a Borja che l'ha poi fatta proseguire sul lato opposto da Pedro che ha attaccato l'area per poi servire Karsdorp che in sovrapposizione ha pescato sul lato opposto ancora Mkhitaryan, bravo a tuffarsi sul pallone entrando in porta con lui.

Chi si aspettava qualche cambio da parte di Liverani dopo la figuraccia del primo tempo è rimasto a bocca asciutta. In campo nella ripresa la stessa squadra e cambi (di giocatori e di sistema) rimandati al 17', quando però la Roma aveva già sfiorato tre volte il quarto gol: con Pedro al 4' (conclusione morbida), con Karsdorp al 12' (destro respinto dopo bellissima rifinitura in area di Mkhitaryan) e con Veretout al 14' (conclusione fuori di pochissimo su gran finta di Pedro). Liverani è passato allora ad una sorta di 4141, con Inglese unica punta e Osorio fuori, Karamoh largo a destra e Brunetta a sinistra: ma nulla è cambiato nell'economia della partita. Svuotato e senza anima il Parma, sempre concentrata la squadra di Fonseca, anche dopo i cambi, con Juan Jesus per Ibanez (8', con il brasiliano da valutare), Carles Perez per Mayoral (20', con Miky centravanti), e nel finale Pellegrini per Pedro, Peres per Spinazzola e Diawara per Villar. Altre tre occasioni sono svanite per un dettaglio: clamorosa la traversa di Spinazzola con carambola di Sepe proprio prima di uscire. Poteva finire 8-0, ma va bene così.