Se nell'identikit di un anonimo individuo viene fuori che ha un lupo tatuato sul braccio, che il suo idolo si chiama Paulo Roberto Falcao, che il suo piatto preferito è la carbonara e che il Colosseo è il posto che ama di più, la scrematura dovrebbe portare a pensare che l'anonimo sia un testaccino di una certa età che ha trascorso la maggior parte del tempo emozionante della sua vita in Curva Sud. E invece gli indizi portano dritto a un quasi ventiduenne (il compleanno cade lunedì prossimo) nato a Canela, nello stato brasiliano del Rio Grande do Sul, e quindi ammiratore dell'Internacional di Porto Alegre di Falcao, e che fino a un anno fa a Roma non c'era mai stato. Ma adesso che sta qui, Roger Ibanez, difensore brasiliano di madre uruguaiana (di cui ha voluto mantenere il cognome) ha imparato ad apprezzarne le bellezze (culturali e gastronomiche) e non sembra avere più intenzione di andar via. E dopo un avvio di stagione complicato (arrivò a gennaio, faticò ad ambientarsi, il lockdown gli complicò ovviamente le cose e per un po' deve pure aver pensato che Fonseca non lo vedesse bene), dalla ripresa del calcio a giugno ha saltato praticamente solo una partita per scelta tecnica (la seconda di quel ciclo, col Milan), ma poi è stato sempre titolare.

E in Brasile hanno ricominciato a parlare di lui. Lo scorso anno le partite del campionato di Serie A non sono state trasmesse, quest'anno sì e il fatto che sia diventato titolare nella Roma (club che in Brasile è stato sempre seguito con affetto anche per la diffusa militanza di giocatori verdeoro in maglia giallorossa) ha acceso un faro sulle sue prestazioni. Roger era stato convocato la scorsa settimana dal selezionatore della Nazionale Olimpica André Jardine per due partite da giocare in Arabia Saudita, ma l'emergenza per il Covid a Trigoria ha impedito a lui e agli altri nazionali della Roma di partire. Il suo sogno però è approdare direttamente nella Seleçao di Tite e a quanto pare ci sono buone possibilità che questo prima o poi possa accadere. Nell'under 23 fa coppia con Lyanco, in una squadra fortissima che in attacco nell'ultima amichevole con la Sud Corea ha schierato un tridente che vale oltre 100 milioni (David Neres dell'Ajax a destra, Rodrygo del Real Madrid a sinistra, Matheus Cunha dell'Herta Berlino in mezzo).

Ibanez è un romanista per elezione. Per questo quando ancora era in Brasile si tatuò un lupo («amo il fatto che viva in branco», ha detto in un'intervista a Roma tv), per questo sembra aver scelto Roma per viverci da romano, tra Colosseo e carbonara. Qui nascerà Antonella, la sua primogenita. L'ha salutata col dito in bocca quando ha segnato al Cluj il suo gol. Il primo della sua carriera. E tra tre partite la Roma diventerà anche la squadra in cui ha giocato il maggior numero di partite. Per la gioia di Fonseca e dei tifosi che non lo hanno mai visto dal vivo (ha giocato solo dal lockdown in poi), ma che si stanno già innamorando di lui.