Diciamoci la verità, il dubbio c'era. Di sicuro non sulle qualità tecniche di Pedro, a chi mai lo avesse avuto consigliamo l'ippica come sport di riferimento. Semmai il dubbio, per certi versi anche legittimo, era sulle motivazioni con cui il campione spagnolo si sarebbe presentato da queste parti. In sintesi, qualcuno si poteva pure domandare: ma non è che viene a svernare a Roma? E non è che il meglio ce l'ha alle spalle? Interrogativi che potevano essere pure giustificati. Considerando che il ragazzo cresciuto nel Barcellona, passato per il Chelsea e con sessantacinque presenze nella nazionale spagnola, poteva pure essere sazio. Di vittorie soprattutto. Visto che con il Barca ha vinto di tutto e di più, con il Chelsea Premier, Fa Cup ed Europa League, con le Furie Rosse si era appuntato sul petto la medaglia di campione del mondo e d'Europa. Tanta roba. Ma a Pedro è stata sufficiente la prima partita con la nostra maglia, per far capire a tutti che il dubbio non solo non era legittimo, ma che il solo averlo pensato si era rivelato un errore grossolano. Perché non ci si dimentica di essere campioni, mai. Anche se in realtà, i media del nostro paese hanno ribadito per l'ennesima volta di avere la memoria corta. Al punto che l'arrivo di Pedro in giallorosso, è stato dimenticato (volutamente?) tra i colpi dell'ultimo mercato, come se a Trigoria fosse arrivato un giocatore come un altro. Pedro li ha smentiti tutti e nella decina di partite ufficiali giocate fin qui dalle squadre impegnate anche nelle coppe, lo spagnolo ha ribadito di essere un giocatore di un'altra categoria, uno capace di fare la differenza sempre e comunque, alla faccia pure di un'età che non è più giovanissima.

Fonseca che ne sa certamente più di noi, non a caso ne aveva caldeggiato l'arrivo. Concretizzato assai prima dell'apertura del mercato estivo, realizzato dalla Roma con uno degli ultimi input baldiniani e reso possibile dall'intervento del procuratore Gabriele Giuffrida, che ha avuto un ruolo decisivo nel sì del giocatore al triennale da tre milioni netti (più premi) garantito dalla Roma. Tre milioni, oltretutto, che sfruttando il decreto crescita che dimezza il peso fiscale per chi viene a lavorare nel nostro Paese e ci rimane almeno due anni, al lordo costerà quattro e milioni e mezzo. Più o meno quello che a bilancio pesa Juan Jesus e, con tutto il rispetto per il difensore brasiliano, non ci sembra proprio la stessa cosa. La stima del tecnico portoghese non si è limitata certo soltanto alle parole. Pedro nelle dieci partite giocate, sette di campionato e tre di Europa League, ha sempre fatto presenza in campo, settecentoventi i minuti giocati (nessuno più di lui in casa giallorossa), già quattro i gol segnati (tre in campionato), ma soprattutto un esempio coi fatti, in particolare per quei giovani che avranno soltanto da imparare dalla professionalità di un campione che, pure, ha vinto di tutto e di più.

Ecco, proprio questo ci pare il punto principale. Nel senso che il vero dubbio che si poteva avere era quello relativo alla possibilità che Pedro fosse anche un leader, cosa che per i compagni avuti in precedenza (basti solo pensare a Messi nel Barcellona) non si poteva sapere con certezza. Pedro ha smentito tutti pure da questo punto di vista. Per il semplice fatto che a vederlo giocare ti dà ancora la sensazione di essere un uomo felice come un bambino, nel rincorrere quel pallone da prendere a calci. Quasi che Pedrito dovesse ancora dimostrare tutto, mentre al contrario tutto lo ha già dimostrato. Per dire: andate a rivedervi le innumerevoli finali che ha giocato in carriera, quasi sempre nel tabellino di quelle finali troverete il nome di Pedrito nella riga dei marcatori.

Gli sono state sufficienti queste prime dieci partite nel nostro calcio per entrare nel cuore dei tifosi giallorossi (da quello che sappiamo è già pronto un coro per lui quando gli stadi torneranno a riaprire alla loro anima, i tifosi). Perché è un campione e un leader. Non sappiamo voi, ma noi non abbiamo ancora capito, dopo averlo visto giocare decine di volte, se il suo piede preferito sia il destro o il sinistro. Non c'è differenza di qualità, e che qualità, tra i due piedi, una delle caratteristiche principali per un calciatore che vuole sentirsi completo nel senso più pieno della parola. Ribadiamo, è un campione. Non solo in campo. Lo è a trecentosessanta gradi e qui a Roma sta dimostrando a tutti di poter essere anche un leader. È stato sufficiente sentirlo parlare nelle sue prime interviste italiane. «Noi come squadra dobbiamo scendere in campo sempre e soltanto per vincere» ha dichiarato a più riprese. Lui c'è abituato da sempre. Noi un po' meno. Ma se la Roma sarà capace di seguirlo dove lo porta il suo talento calcistico, chissà che pure qui Pedrito (e con lui noi) non si tolga qualche soddisfazione.