La Capitale si sveglia nel panico. Nove arresti, di cui sei in carcere e tre ai domiciliari, più altri sette indagati, tutti coinvolti in episodi di corruzione legati alla realizzazione del progetto di Tor di Valle. I nomi sono imponenti: in carcere c'è Luca Parnasi, partner della Roma nel progetto di Tor di Valle, con i suoi collaboratori più stretti. Agli arresti domiciliari ci sono Adriano Palozzi, vicepresidente del Consiglio Regionale di Forza Italia; Pier Michele Civita, ex assessore regionale del Partito Democratico; e Luca Lanzalone, presidente di Acea e consulente per la giunta Cinque Stelle sulla questione stadio. I reati contestati sono associazione a delinquere, corruzione, traffico di influenza, fatture emesse per operazioni inesistenti finanziamenti illeciti.

Alle 11.50 il corridoio del Palazzo C della Città Giudiziaria di Piazzale Clodio è semideserto. Alle 11.55 circa cinquanta persone, quasi tutti giornalisti, sono accalcate fuori da una porta che reca il nome di Paolo Ielo. Il procuratore aggiunto di Roma ha indetto un incontro pubblico per spiegare quanto successo nelle ore precedenti. Nelle prime ore della mattinata di ieri ogni tifoso romanista ha tremato e ha continuato a farlo almeno fino alle 12.30, quando la conferenza indetta da Ielo - con telefoni ritirati e altri dispositivi elettronici severamente vietati - è terminata e i giornalisti hanno potuto trasmettere le notizie alle redazioni.

Le parole del procuratore

«L'AS Roma non c'entra nulla». Semplice, secca, categorica è la prima informazione ufficiale trasmessa da Ielo alla stampa (e ai rappresentanti della Roma presenti). Forse intimorito dalle tante facce nuove di tutti gli inviati dei siti di news sulla Roma e del resto della stampa sportiva, di certo non habituée della Città Giudiziaria, il procuratore si è rivolto alla platea chiedendo di poter conoscere i nomi di tutte le testate presenti e poi ha specificato la totale estraneità della Roma. Una questione ribadita anche a fine conferenza, quando alla nostra domanda sull'eventuale coinvolgimento nelle inchieste di dipendenti dell'AS Roma o di società ad essa connesse, Ielo (quasi innervosito) ha risposto ribadendo un secco "No".

Vecchia e nuova corruzione

Seduto al centro del tavolo tra il colonnello dei carabinieri Lorenzo D'Aloia e il sostituto procuratore Barbara Zuin, Paolo Ielo ha iniziato a fare chiarezza: «L'indagine è partita dal filone di Marra e Scarpellini», l'ex finanziere e il costruttore il cui arresto a dicembre 2016 provocò il primo terremoto della giunta Raggi. «I privati», ha spiegato il procuratore, «sono il versante forte della corruzione. Tant'è che gli indagati del versante pubblico sono ai domiciliari, quelli del privato in carcere: una cosa non molto comune. Da un lato c'è il metodo vecchio della tangente, dall'altro c'è il volto nuovo della corruzione, quello che passa per le assunzioni, già viste nell'inchiesta Mondo di Mezzo, e per il conferimento di consulenze. Addirittura ci sono casi di corruzione triangolare», ovvero casi in cui la persona o entità che corrompe è diversa da quella che poi effettivamente elargisce la tangente. «C'è un forte investimento di Parnasi sulla politica, che si è esplicato sia con finanziamenti leciti, sia illeciti, sia altri che sono oggetto di verifica». Ci tiene a ribadirlo Ielo: «Non dite che tutti i finanziamenti di Parnasi alla politica sono illeciti perché non è così».
Secondo il Gip Tommaselli, ha spiegato Ielo, «questo metodo corruttivo era inteso come un "asset d'impresa". È una corruzione di tipo sistemico, ma a volte è un tipo di corruzione che gli studiosi definiscono pulviscolare». Ovvero: è un sistema di corruzione totale, che si avvale di intermediari, ma che talvolta diviene talmente pervasiva da insistere su rappresentanti del settore pubblico che condividono gli stessi interessi del privato. Ielo cita anche una frase di Parnasi ai suoi collaboratori trascritta nelle intercettazioni riportate nelle 288 pagine dell'ordinanza: «Spenderò qualche soldo sulle elezioni... Ed è un investimento che devo fare... Molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre... Che manco te lo racconto». Un esempio, questo, che Ielo usa per testimoniare quanto il potere corruttivo del privato rispetto al pubblico sia cresciuto, così come lo fa con l'esempio della telefonata di due collaboratori di Parnasi: i due si sono accordati per tacere in Comune le conseguenze sulla viabilità che deriverebbero dall'eliminazione di un ponte dal progetto. «Insensibilità ai costi sociali dell'operazione», dice il procuratore.

Da mille a centomila

Ielo ha poi passato in rassegna gli episodi di corruzione più evidenti. Oltre ad alcune tangenti minori da poche migliaia di euro per vari funzionari pubblici, «all'ex assessore all'Urbanistica della Regione Michele Civita è stata promessa l'assunzione del figlio in una delle società del gruppo Parnasi. Ad Adriano Palozzi, coordinatore provinciale di Forza Italia, sono stati erogati 25.000 euro coperti da fattura per un'operazione inesistente. A Luca Lanzalone, consulente dei Cinque Stelle in Campidoglio e numero uno di Acea, è stato promesso il conferimento di incarichi al suo studio professionale per una cifra difficile da determinare, ma che si aggira sui 100.000 euro; inoltre gli è stato offerto aiuto nel trovare casa e studio a Roma. Il gruppo Parnasi ha poi promesso a Paolo Ferrara, capogruppo dei Cinque Stelle in Consiglio Comunale, di fornire il progetto per il restylng del Lungomare di Ostia per poterlo rivendicare come propria attività politica. Inoltre c'è stato il tentativo di esportare questo sistema di corruzione a Milano, infatti è stata offerta una casa all'assessore all'urbanistica Maran, che ha rifiutato. Parnasi ha toccato tutti i tasti del pianoforte della corruzione». Infine, durante la sessione di domande, Ielo ha voluto ribadire ancora una volta quanto l'inchiesta non riguardi l'iter dello stadio della Roma, il quale «non è competenza della Procura». E questa è la partita più importante che la Roma giocherà questa estate.