Il ricorso c'è, è stato discusso, ma ancora non si vede. Almeno fino a ieri sera non c'è stata traccia della sentenza perché è stato comunicato al mondo che la decisione della Corte sportiva d'appello la conosceremo nei prossimi giorni. C'è da credere oggi, anche perché si rischierebbe di cadere nel ridicolo. Dunque il ricorso presentato dalla Roma (e pure quello del Napoli per lo zero a tre a Torino con punto di penalizzazione) in effetti ieri, come previsto, alle quattordici e trenta è stato affrontato e discusso, ma per avere la risposta bisogna attendere. Gli esperti di cose giuridiche ci hanno spiegato che il rinvio della sentenza potrebbe essere interpretato anche come un segnale positivo. Nel senso che quando i giudici non hanno dubbi e sono tutti sulla stessa lunghezza d'onda, ci mettono un amen a sentenziare. In questo caso, invece, la riunione in Camera di Consiglio sarebbe andata per le lunghe e, sempre per gli esperti di questioni legali, questo sarebbe indicativo sul fatto che ci sia stata una disparità di giudizio a proposito della sentenza di emettere. 

 Per la Roma e il suo avvocato Antonio Conte sarebbe già un passo avanti rispetto al primo grado di giudizio che, senza se e senza ma, aveva sentenziato lo zero a tre per i giallorossi a Verona, causa mancato inserimento del nome di Amadou Diawara nella lista degli over ventitré (l'anno precedente era gli under, solo che a Trigoria non presero in considerazione che nel frattempo il centrocampista aveva festeggiato il compleanno). Un errore grossolano certificato dal fatto che nella stessa lista erano rimaste quattro caselle utilizzabili che, però, fanno capire come si sia trattato davvero di una colpevole dimenticanza comunque in buona fede. In qualche modo pare che sia stato instillato il dubbio, dopo un dibattimento prolungato e piuttosto acceso. La discussione, tutta in video conferenza per rispettare le norme anti Covid, è andata avanti per un'ottantina di minuti. Il primo a prendere la parola è stato l'avvocato Conte che, come aveva già ribadito sul ricorso presentato, ha puntato forte, e a nostro giudizio con ragione, sulla differenza che esiste tra errore e dolo, differenza che non è stata assolutamente presa in considerazione dalla prima sentenza. Per questa ragione è stata chiesta una pena appropriata all'errore (ribadiamo che non ha garantito nessun tipo di vantaggio) visto che sicuramente non si può parlare di dolo. Subito dopo l'avvocato Conte, ha preso la parola l'amministratore delegato della Roma dottor Guido Fienga che ha ribadito come si sia trattato semplicemente di un errore e niente più non essendoci nessun altro motivo che quello di una dimenticanza. A questo punto è intervenuto il legale del Verona, il club che ha avuto l'eleganza di costituirsi nella vicenda, l'avvocato Fanini. E qui il contraddittorio è diventato anche piuttosto acceso, soprattutto quando i dirigenti della Roma sono stati definiti degli incapaci. Fienga ha risposto per le rime, ricordando alla controparte veronese anche la vicenda di Leo Longo, segretario della Roma fino al fattaccio di Verona per il quale si è dimesso, vicenda che secondo molti si concluderà con un contratto triennale per lo stesso dirigente garantito proprio dal Verona. Insomma un inno all'eleganza. La richiesta della Roma è quella della cancellazione della prima sentenza con la richiesta di una sanzione che per la Figc vorrebbe dire certificare le modalità per fare un intervento normativo. Sarebbe un gransuccesso.