Oggi, 92 anni fa, nasceva il Maestro Ennio Morricone. La Roma ha ricordato il Maestro scomparso il 6 luglio scorso pubblicando un'intervista al suo primo figlio Marco, tra aneddoti da tifoso e racconti sul legame del padre con la squadra giallorossa e la città.

Cosa le manca di più di lui, a quattro mesi dalla scomparsa?
"Mi mancano i caffè presi insieme la mattina. Mi manca vederlo scrivere. Mi manca lui: mio padre. Un papà molto rigoroso, così come lo era nell'esercizio della sua professione".

Come famiglia, avete dei progetti per conservare e promuovere l'opera del Maestro?
"Ci stiamo lavorando. Siamo agevolati dal fatto che mio fratello Andrea è direttore d'orchestra. È un musicista. Noi siamo gli unici depositari degli arrangiamenti musicali scritti da papà. E questo patrimonio verrà divulgato nel mondo". 

Cosa ha significato la Roma per Ennio Morricone?
"Era uno splendido momento di distrazione. Di leggerezza. Anche se poi, quando la Roma perdeva, ovviamente lui si arrabbiava. Da bambino non era romanista, lo è diventato probabilmente per i colori. La Roma gli toglieva pressione mentre componeva". 

Quando era in tournée, il Maestro riusciva a informarsi sulla Roma?
"Vedeva le partite in streaming. C'erano sempre tre o quattro accaniti romanisti dietro al computer. Eravamo io, papà e qualche solista dell'orchestra".

Si dice che Naim Krieziu fosse stato l'idolo di suo padre, da ragazzo.
"Tutto vero. Un'ala destra. Era un suo fan".

E oltre a Krieziu, a quali giocatori Ennio Morricone è stato maggiormente legato nella sua vita?
"Sicuramente Totti. Al di là della sua bravura, quello che li accomunava era il legame con la città. Per papà era molto forte. Quasi viscerale. E per Francesco è stato lo stesso. Tanti anni fa mio padre sarebbe dovuto andare a vivere in California. Rifiutò per restare a Roma. Papà era legato alle bandiere. A chi metteva le radici e dimostrava di possedere una leadership. Per questo voleva molto bene anche a De Rossi. Perché anche nei momenti in cui la squadra non andava bene, Daniele ci metteva la faccia".

Il Maestro ha mai pensato di comporre una canzone sulla Roma?
"Glielo propose il presidente Franco Sensi. Se ne parlò in maniera blanda. Ma mio padre gli rispose: È tanto bello l'inno di Venditti, tenete quello". 

Qual è il suo primo flash da tifoso con papà Ennio?
"Anni 70. Erano i tempi delle domeniche ecologiche. Andavamo tutti insieme allo stadio. Eravamo un gruppo di amici abbonati alla Roma. Con noi c'era anche Sergio Leone. C'era tanta leggerezza. Tanta goliardia. Bei tempi". 

Sergio Leone. Un'altra icona giallorossa.
"Sì, Sergio era romanista. Andrea (il figlio del grande regista, ndr) se lo ricorderà".

Se la Roma fosse una colonna sonora di Morricone, quale sarebbe?
"Forse C'era una volta in America. Perché è un film che tratta il tema della memoria e accomuna papà e Sergio (Leone, ndr). Un valore caro alla AS Roma, peraltro. Ecco, io associo C'era una volta in America alla gioventù di mio padre. Quando andava a vedere la sua Roma a Campo Testaccio".