Nei giorni in cui Pedro Rodriguez, 33 anni, diventava virtualmente un giocatore della Roma, Tommaso Milanese raggiungeva il traguardo della maggiore età. Tre mesi dopo sono usciti abbracciati dal campo dopo aver contribuito a rendere rotonda l'ultima vittoria di coppa. Potere del calcio, che sa annullare le distanze linguistiche se i piedi si comprendono fra loro e livellare le età nelle squadre che antepongono il collettivo al singolo. La versione europea di quella di Fonseca è un inno allo spirito di gruppo.

È andato avanti per la sua strada il portoghese, incurante delle critiche dopo le prime due prove poco brillanti, ricorrendo in modo massiccio alle alternative, fino a trovare la quadra con la goleada dell'ultimo turno. Una strategia da applausi col senno di poi (quello di prima è merito esclusivo del tecnico e gli andrebbe riconosciuto), che ha mantenuto "freschi" i titolari, offrendo al contempo a tutti gli altri la possibilità di mettersi in mostra e scalare gerarchie. Last but not least, ha contribuito a lanciare uno dei ragazzi più talentuosi della Primavera di De Rossi, quel Milanese scovato dalla Roma in Salento, in una delle Academy del club, la scuola calcio di Fabrizio Miccoli, che lo ha presentato così a Tuttomercatoweb: «Può fare la mezzala o il trequartista. Ha qualità tecniche importanti, un buon passo, sa fare assist e vede la porta. Forse ricorda un po' Calhanoglou». Paragone impegnativo, figlio di stima e affetto: «Mi sono emozionato. Vedere Tommaso lì dopo che è cresciuto da noi mi ha dato una grande gioia».

Felicità stampata anche sul volto del ragazzo a fine gara, raggiante davanti alle telecamere. Il bello dei debuttanti. Ancora più bello perché utile in partita. Quando il raggio d'azione è diventato anche di generazione. Assist del diciottenne all'esordio, gol del veterano. Il giovane che ha giocato in tutte le Under sotto età - esploso coi gol nel derby e alla Juve nella Primavera schiacciasassi - al servizio del campione che ha vinto tutto. Il 5-0 confezionato nel segno dell'ibrido che conviene davvero: un gruppo di giocatori nati a ridosso del terzo millennio, guidati da un manipolo dal curriculum straripante. In un periodo emergenziale come questo, la necessità può trasformarsi concretamente in virtù. Ancora sottovoce e in punta di piedi, la Roma comincia a farsi strada in Europa come in campionato.

E il prossimo turno le offre un'opportunità mica da ridere, con i concomitanti scontri all'Olimpico fra le squadre di Inzaghi e Pirlo, e a Bergamo fra Atalanta e Inter. Quella di Marassi non è la più agevole fra le trasferte, ma contro il Genoa esiste la possibilità concreta di dare un altro schiaffo ai pronostici di inizio stagione. A patto di continuare a recitare lo stesso spartito. In modo corale. E a prescindere dalle età.